La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 27 gennaio 2017

RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA QUARTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

AMICI DELLA FRATERNITA’, ECCO PER CHI LA GRADISCE  UNA RIFLESSIONE
SUL VANGELO DELLA Quarta domenica del tempo ordinario. UN SALUTO DON PIETRO

Le prime parole  pronunciate da Gesù non trasudano affatto di terrorismo morale, non contengono esortazioni pressanti ad essere persone religiose, non sono un monito accorato e grave, non contengono neppure particolari profondità teologiche.
Le prime  parole pronunciate da Gesù all'inizio della sua vita pubblica sono inscritte nel suo discorso programmatico. In esso Gesù  insegna a pregare, invita a chiedere al Padre che la terra diventi un regno di pace, che tutti sulla terra abbiano pane sulla mensa e serenità nel cuore. Le prime parole pronunciate da Gesù sono le Beatitudini. Queste parole che proclamano la gioia e che contengono un lieto annuncio sono state largamente traversate nel corso dei secoli. L'evento cristiano più che come un invito alla letizia è stato presentato come un cammino doloroso, il credente è stato invitato ad assumere atteggiamenti passivi e rassegnati,  il messaggio cristiano è stato riduttivamente presentato solo come strada per arrivare al cielo.
Co le Beatitudini invece Gesù vuol dirci che egli è venuto a  rendere felici  gli uomini. Beati agli occhi di Gesù sono quelli che soffrono e quelli che hanno in sé caratteristiche che attirano lo sguardo di Dio.

Il tema della povertà come condizione privilegiata di avvicinamento a Dio è il filo che unisce le tre letture di oggi. Nella prima il profeta follia emerge come il cantore dei poveri di Jhvh. Nella seconda l'apostolo Paolo è fiero di annunciare  ad una comunità di poveri lo scandalo del Vangelo. Infine Matteo proclama beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.

1. Beati i poveri in spirito

La beatitudine significa più cose:
a. Dio è un re che protegge coloro che sono deboli e bisognosi. Fra le caratteristiche di un re giusto vi è proprio quella di difendere i deboli. Il Salmo responsoriale proclama la regalità di Dio come di colui che "rende giustizia degli oppressi, dà il pane agli affamati... sostiene l'orfano e la vedova".
b. La povertà dunque non è da considerare un merito, ma una semplice condizione di bisogno. Il povero è colui che non possiede a sufficienza quello che gli è necessario per vivere, colui che non ha abbastanza ricchezze, potere e cultura. Il povero è colui che si trova inerme davanti alla vita e alle lotte della vita. Una persona così è sfortunata in un mondo che privilegia la ricchezza e il potere. Una persona così, però, diventa "beata" quando viene il regno di Dio.
Dio, infatti, non privilegia il ricco, ma dona al povero tutto quello che gli manca, quanto gli è necessario.
c. In questa ottica i poveri non sono persone particolarmente virtuose, ma persone particolarmente bisognose.
La loro beatitudine non significa esaltazione della loro virtù, ma risposta al loro bisogno da parte di un Dio che è ricco di misericordia.

2. Sofonia: la povertà davanti a Dio

La condizione di povertà pone l’uomo  davanti a Dio nella condizione del bisognoso. Ebbene, è proprio questa la posizione corretta dell’ uomo davanti a Dio, l'unica posizione vera.
  • Che cosa è, infatti, l’uomo davanti alla maestà del Creatore?
  • Che cosa vale la virtù davanti alla santità di Dio?
  • Che cosa è la sua forza di fronte all'onnipotenza di Dio?
L'autosufficienza umana nella Scrittura appare sempre come la radice di ogni peccato e disobbedienza.
Il messaggio di Sofonia si muove in questa linea: il Giorno del Signore sarà "giorno di ira, di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e sterminio".
Una possibilità di salvezza c'è solo per i poveri della terra che non hanno la possibilità di inorgoglirsi e quindi confidano solo nel nome del Signore.
Dunque la povertà non è solo condizione di bisogno, ma è l'unico atteggiamento corretto dell'uomo verso Dio, perché è l'unico che impedisce l'orgoglio e apre ad una fiducia semplice e docile.
Dei poveri Sofonia dice: "non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogne".
Quando l'uomo conta sulla propria forza è portato inevitabilmente a difendere la propria vita con la violenza. Sentendosi minacciato dal mondo e dagli altri si aggrappa all'inganno come ultimo strumento di protezione.
Ma chi  confida nel Signore è  libero da tutte queste preoccupazioni.
Al sicuro dentro la mano di Dio non ha dei sogno di aggredire nessuno per difendersi, non ha bisogno di ingannare nessuno per riuscire vincitore.
È libero: libero di amare e di donare gratuitamente.

3. Paolo: la povertà come scelta e ideale di vita

L'uomo spirituale non ama la povertà per se stessa. La povertà non ha un magico valore terapeutico. La povertà apre degli spazi per Dio: strappa dalle sicurezze mondane e orienta ad altre protezioni, ad altre gioie.
Perciò Matteo può scrivere: "Beati i poveri in spirito" cioè:
  • beati quelli che hanno un animo da poveri;
  • beati quelli che hanno rinunciato a difendere da sé la propria vita, perché hanno affidato questa difesa a Dio;
  • beati quelli che non si fanno grandi perché vogliono che nella loro vita sia esaltato il Signore soltanto.
Chi si fa povero davanti a Dio depone ogni arroganza, ogni insolenza e protervia anche nei confronti degli altri.

Conclusione


Il messaggio della parola di oggi è proclamazione di Dio come l'Unico e diventa annuncio di salvezza per ogni uomo che riconosce Dio come l'Unico.
L'invito alla povertà, alla mitezza, all'afflizione ecc.... sono tutti atteggiamenti che nascono dal riconoscimento gioioso del posto che Dio occupa nella vita del credente.

Questi atteggiamenti possono apparire perdenti nella logica dominante del mondo, ma sono  esperienze di beatitudine laddove Dio si manifesta ed esercita la sua sovranità di salvezza.

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