Amici di Fraternità,
vi giro la lettera che Antonio Vermigli, responsabile della rete Radiè Resh (dal nome della bambina
palestinese uccisa da un raid aereo israeliano) mi ha inviato. Anche lui
riprende il drammatico tema della crescente povertà mondiale, un fatto che non
può lasciarci indifferenti.
Un caro saluto, d. Pietro
Carissima, carissimo,
i dati sono evidenti,
e non si può fare le facce sconvolte ogni volta che ne escono di nuovi, il
rapporto di Oxfam ci riporta il vero problema della povertà mondiale,
rappresentata da quei ricchi sempre più ricchi che, ad esempio,
posseggono in otto 426 miliardi di dollari: cioè la stessa ricchezza della metà
più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone. Secondo
Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine di ricchezza Bill Gates, Amancio
Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison,
Michael Bloomberg. Poi ovvio, non ci sono solo loro, ci sono anche gli altri 35
milioni che posseggono il 45 per cento della ricchezza mondiale. Alcuni hanno
fatto i soldi con intelligenza o per intuito affaristico, altri invece, ed
è la schiacciante maggioranza di quei 35 milioni, si sono arricchiti con
l'inganno (se va bene) o con la truffa, il ladrocinio. In Italia in sette hanno
i beni del 30% della popolazione. Mentre 750 mlioni di persone, 1 su 8 non
hanno accesso all'acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi
igenico-sanitari e più di un miliardo vive con meno di due dollari al giorno.
E i soloni, che
sostengono che è tutta invidia sociale, non hanno capito niente di come vadano
realmente le cose in questa società turbo-liberista e criminale. Oppure, il che
è peggio, fanno finta di non capire. Il loro è semplicemente un distorto
spirito di emulazione che li porta ancora a credere nelle favole del sogno
americano. Che fu. Altro che debito pubblico o amenità varie, quindi. Si tratta
solo di avida ricchezza: nient'altro. Per spiegarmi meglio. I campioni
strapagati del calcio, a quanto si sa, guadagnano onestamente i loro milioni di
euro, seppur dando calci ad un pallone, cosa che la moltitudine degli italiani
fa gratis o pagando addirittura il campo di calcetto. Resta comunque il
fatto che pur essendo un talento indiscusso e straordinario della palla,
i suoi guadagni stratosferici siano semplicemente folli e basterebbe smettere
di andare allo stadio e non abbonarsi più alle pay tv per ridurre drasticamente
i loro compensi. Ma molti altri siamo sicuri che siano diventati ricchi per
proprie capacità? Dubito.
Prendiamo poi ad
esempio la Grecia. Il reale stato di default della culla della democrazia
dipende si dalla corruzione politica dei decenni passati ma è stata costruita
ad arte per privatizzare e rendere la massimizzazione del profitto la regola. E
come sempre a menare le danze ci sono le multinazionali, il mondo delle banche,
imprenditori senza scrupoli. Quel famoso un per cento che l'onestà non sa
nemmeno dove sia di casa. Hai voglia a dire che grazie al loro lavoro, a
cascata, guadagnano anche tante altre persone. Ne siamo sicuri? E quale
economia reale sviluppano, secondo voi? Carta straccia finanziaria, semmai. E
inoltre: se la loro ricchezza finisce nei paradisi fiscali, senza reinvestirla,
di cosa stiamo parlando? Avidità ed egoismo. Sono le uniche cose che costoro si
porteranno nella tomba, tranquilli.
La verità è che
l’attuale sistema economico favorisce solo l’accumulo di risorse nelle
mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri. Il tutto grazie
ad utili idioti che sono stati messi a guardia dei loro averi: dirigenti
dalle teste vuote e manager chiamati a far fallire le aziende e che in cambio
ricevono liquidazioni milionarie. Come riporta il dossier della Onlus inglese,
in occasione della consueta e stucchevole parata del World Economic
Forum di Davos, esclusiva località delle alpi svizzere. “Multinazionali e
super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza facendo ricorso a
pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di
comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la
politica”. Comprimere verso il basso i salari, sottolinea Oxfam. Le migrazioni
di questi anni, i migranti dei barconi per i quali è logico e
cristianamente scontato offrire accoglienza e rifugio, servono in fondo
esattamente a questo: ad alimentare una guerra tra poveri in cui l'ultimo
venuto, pur di lavorare, è disposto a decurtarsi la paga della metà e oltre.
Non è un caso che nel ricco nord est di una volta i lavoratori italiani siano
stati per anni sostituiti da maghrebini o rumeni. Il che va benissimo, per
carità. Ma allo stesso salario degli altri, non un euro di meno. Invece,
imparata la strada, gli imprenditori veneti o lombardi sono stati ben
felici di 'assumere' chi veniva da fuori: si chiama anche in questo caso
massimizzazione del profitto. Poi, arrivata la crisi, sono tornati ad essere
razzisti della prima ora: prima gli italiani e idiozie varie.
Secondo Roberto
Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza
sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella
distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una
persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno. I servizi pubblici
essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e
super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco". E' insomma
leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti da sé: Oxfam ha
calcolato ancora che un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta ad
eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari.
Tutto giusto. Ed è
allarmante che la forbice tra ricchi e poveri si allarghi ogni anno di più. Del
resto negli anni migliori della nostra vita, questa sana distribuzione
del reddito e della ricchezza aveva portato ad un benessere sociale talmente
generalizzato da trascinare l'economia in un lungo periodo di espansione. Non
ci vuole in fondo una laurea in economia per capire che la diffusione del
benessere, la meritocrazia, l'uguaglianza sociale regalino il sorriso alle
popolazioni di tutto il mondo, come nel trentennio 50 - 80 è stato, storture a
parte. E in quel periodo che si è offerta la possibilità a tutti di studiare,
curarsi, lavorare ricevendo stipendi dignitosi e sicuri. Leggenda vuole
che un giorno Henry Ford dichiarasse: "Perché strapago i miei operai?
Perché devono essere in grado di acquistare le auto che producono". Altro
che Jobs Act. Aveva capito tutto, il magnate dell'industria
automobilistica. Va da se infatti che, di questo passo, tempo dieci anni
nessuno avrà i soldi per comprare più nulla e l'economia reale si bloccherà.
Senza tanti giri di parole: si acquisterà solo gratis. Ma credete che alle
élite finanziarie interessi?
Una cosa è certa: se
non fermeremo subito l'abominevole malattia chiamata liberismo di questi ultimi
trent'anni, le cose saranno destinate a peggiorare e il mondo pullulerà di
schiavi. Attenzione: qui non si fa un encomio al socialismo o al comunismo. Qui
si sta elogiando la giustizia sociale secondo cui un ricercatore
capace magari di scoprire un vaccino contro i tumori è giusto che guadagni
molto bene e senza esagerare, perché merita, ha studiato e salva vite umane.
La pancia della gente
non è ancora vuota. Ma quando, purtroppo a breve lo sarà, a parere di molti,
analisti, aspettiamoci una rivolta popolare in cui le classi dominanti verranno
sopraffatte dalla moltitudine. Classi dominanti che proveranno a reagire
soffocando con la repressione la ribellione. Come andrà a finire lo scopriremo
solo vivendo. Ho idea che faranno la fine di Maria Antonietta, la regina delle
brioches. Ricordate: “perché il popolo si ribella?”. Le fu risposto: “chiede
pane, ha fame”. Risposta: “Se non hanno più pane, che mangino brioches”.
Siamo nel pieno di un
terremoto umano che viene dal nostro dentro, costruito nella nostra società, la
“fabbrica dell’esclusione”, dove i ricchi sono sempre più straricchi e i poveri
diventano sempre più masse in cammino, dove l’urgenza è proteggere le persone
che sono sole, abbandonate, scartate da questo nostro sistema. Manifestiamo il
nostro no a questo tipo di società, amplifichiamo le continue denunzie di papa
Francesco, raro punto di riferimento rimasto, contro gli egoismi, le guerre e
le ingiustizie che si compiono quotidianamente. Tanti, troppi, forse tutti ci
sciacquiamo la bocca con parole come: solidarietà, fraternità, giustizia,
dialogo, incontro, accoglienza, amore. Tutte queste parole sono mature
unicamente e solamente nella misura in cui siamo capaci di “donare”. Ai
super ricchi, ai signori della guerra, a chi volge lo sguardo dall’altra parte
e agli indifferenti ricordo che questa volta la forbice potrebbe stringersi
davvero proprio intorno a loro. Fino a soffocarli.
Antonio
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