Il rapporto Oxfam: colpa di
miliardari e multinazionali. In Italia in sette hanno i beni del 30% della
popolazione
ARTICOLO DI BARBARA ADDU'
A furia dì
deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l'uomo conta il
profitto, dove gli otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stessa
ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà della popolazione più
povera del globo: 3,6 miliardi di persone. E non stupisce visto che 1' 1 % ha
accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%. È la dura
critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più antiche società di
beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della
Terra, che domani si incontreranno a Davos per il World Economie Forum. I dati
del Rapporto 2016, dal titolo significativo, "Un'economia per il 99%"
(la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che
sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze,
attraverso elusione e evasione fiscale, massimízzazione dei profitti e
compressione dei salari. Ma non è tutto. Grandi corporation e miliardari usano
il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che
Oxfam chiama capitalismo clientelare. E l'Italia non fa eccezione. I primi 7
miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri. «La novità di
quest'anno è che la diseguaglianza non accenna a diminuire, anzi continua a
crescere, sia in termini di ricchezza che di reddito», spiega Elisa Bacciotti,
direttrice delle campagne di Oxfam Italia. Nella Penisola il 20% più ricco ha
in tasca il 69,05% della ricchezza, un altro 20% ne controlla 1117,6%,lasciando
a160% più povero 1113,3%. O più semplicemente la ricchezza dell'1% più ricco è
70 volte la ricchezza del 30% più povero.
Ma Oxfam non punta il dito
solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi,
dei tanti. Le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per
gli strati più alti della popolazione. Perché mentre un tempo l'aumento della
produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, e da tempo, non è più
così. Il legame tra crescita e benessere è svanito. La ricchezza si ferma solo
ai piani alti. Accade ovunque, Italia compresa. Gli ultimi dati Eurostat
confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano in modo
adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a
garantire il minimo indispensabile alle famiglie. E per l'Italia va
anche peggio, essendo sotto di due punti alla media Ue. Quasi la metà
dell'incremento degli ultimi anni, il 45%, è arrivato solo al 20% più ricco
degli italiani. E solo il 10% più facoltoso dei concittadini è riuscito a far
salire le proprie retribuzioni in modo decisivo. Non ci si deve stupire dunque
se ben 1176% degli intervistati - secondo il sondaggio fatto da Oxfam per
l'Italia -è convinto che la principale diseguaglianza sì manifesti nel livello
del reddito. E l'80%, una maggioranza bulgara, considera prioritarie e urgenti
misure per contrastarla. Ai governi Oxfam chiede di fermare sia la corsa al
ribasso sui diritti dei lavoratori, sia le politiche fiscali volte ad attirare
le multinazionali. Oppure nel giro di 25 anni assisteremo alla nascita del
primo trilionario, una parola oggi assente dai dizionari
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