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lunedì 16 gennaio 2017

Disuguaglianze in aumento otto superPaperoni hanno la stessa ricchezza di metà dell'umanità

Il rapporto Oxfam: colpa di miliardari e multinazionali. In Italia in sette hanno i beni del 30% della popolazione 
ARTICOLO DI BARBARA ADDU'

A furia dì deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l'uomo conta il profitto, dove gli otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stes­sa ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà del­la popolazione più povera del globo: 3,6 miliardi di perso­ne. E non stupisce visto che 1' 1 % ha accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%. È la dura critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più anti­che società di beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della Terra, che domani si in­contreranno a Davos per il World Economie Forum. I dati del Rapporto 2016, dal titolo significativo, "Un'economia per il 99%" (la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che sono le multinazionali e i su­per ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elu­sione e evasione fiscale, massimízzazione dei profitti e compressione dei salari. Ma non è tutto. Grandi corpora­tion e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama capi­talismo clientelare. E l'Italia non fa eccezione. I primi 7 mi­liardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri. «La novità di quest'anno è che la diseguaglianza non ac­cenna a diminuire, anzi continua a crescere, sia in termi­ni di ricchezza che di reddito», spiega Elisa Bacciotti, di­rettrice delle campagne di Oxfam Italia. Nella Penisola il 20% più ricco ha in tasca il 69,05% della ricchezza, un al­tro 20% ne controlla 1117,6%,lasciando a160% più pove­ro 1113,3%. O più semplicemente la ricchezza dell'1% più ricco è 70 volte la ricchezza del 30% più povero.
Ma Oxfam non punta il dito solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi, dei tanti. Le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per gli strati più alti della popolazione. Perché men­tre un tempo l'aumento della produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, e da tempo, non è più così. Il legame tra crescita e benessere è svanito. La ricchezza si ferma solo ai piani alti. Accade ovunque, Italia compresa. Gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retri­buzioni non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie. E per l'I­talia va anche peggio, essendo sotto di due punti alla me­dia Ue. Quasi la metà dell'incremento degli ultimi anni, il 45%, è arrivato solo al 20% più ricco degli italiani. E solo il 10% più facoltoso dei concittadini è riuscito a far salire le proprie retribuzioni in modo decisivo. Non ci si deve stupi­re dunque se ben 1176% degli intervistati - secondo il son­daggio fatto da Oxfam per l'Italia -è convinto che la princi­pale diseguaglianza sì manifesti nel livello del reddito. E l'80%, una maggioranza bulgara, considera prioritarie e urgenti misure per contrastarla. Ai governi Oxfam chie­de di fermare sia la corsa al ribasso sui diritti dei lavorato­ri, sia le politiche fiscali volte ad attirare le multinaziona­li. Oppure nel giro di 25 anni assisteremo alla nascita del primo trilionario, una parola oggi assente dai dizionari

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