Amici della Fraternita’, eccovi una breve meditazione sul
Vangelo della seconda Domenica del tempo ordinario. fraternamente. Don Pietro
1. Giovanni parla di Gesù a quanti incontra. Noi, come
Giovanni, possiamo parlare di Gesù?
a. Il mistero di Dio,
nascosto nei secoli, è stato a noi manifestato in Gesù. Nel figlio suo Dio si è
fatto trasparente, pur rimanendo un mistero inaccessibile, indisponibile e
ineffabile. Possiamo allora osare dire Dio in Gesù, ma con umiltà e con
rispetto del mistero che in lui permane. Ri-velare, del resto, significa
togliere ma anche rimettere il velo.
b. Ma a noi, più che
parlare di Gesù è chiesto di essere solo i suoi testimoni, attraverso lo
Spirito.
Giovanni dice: "Io finora non lo conoscevo... ma ho visto lo
Spirito scendere… e posarsi su di
lui".
Può parlare di Gesù,
può cioè fare una vera comunicazione per una comunione spirituale solo chi può
dire: "Io ne ho fatto esperienza, l'ho conosciuto, l'ho
incontrato, la sua verità è divenuta verità per me...".
2. Cosa possiamo dire,
testimoniare di Gesù?
a. Egli è il Servo
sofferente, l'Agnello che è venuto a portare, a portare via, il mio
peccato e quello del mondo.
Il Servo sofferente
si fa carico del dolore delle vittime e della malvagità dei carnefici e così
libera entrambi col suo amore obbediente. Egli non è un "capro
espiatorio" che esprime solo il bisogno di liberare dai peccati. Egli
è un dono di Dio agli uomini.
b. Gesù è, inoltre.
il donatore dello Spirito di Dio, Colui che consola, che difende, che anima,
che accompagna.
c. Egli è, infine, il
Figlio di Dio, che comunica la vita di Dio, che ci rende simili a lui, cioè
figli nel quale il Padre possa compiacersi.
3. Cosa è chiesto a
noi?
A noi è chiesto
l'ascolto della fede, l'ascolto della parola di Dio. Il primo comandamento di Dio al suo popolo è proprio
questo: "Ascolta Israele-Shemà
Israel...".
La parola ascoltata il pio
israelita e ogni credente deve legarsela alla mano, perché sia guida alla sua
azione. Deve metterla come pendaglio
alla fronte, perché illumini il suo pensiero. Deve appenderlo agli stipiti della porta di casa, perché sia guida alle
sue relazioni sociali.
È il comando
contenuto nel Salmo '94: "Ascoltate oggi la sua voce..." e il
Salmo 39 recita: “sacrificio e offerta io non voglio, dice il signore, gli
orecchi ti ho aperto". In ebraico il verbo Shamà significa insieme
ascoltare e obbedire.
L'ascolto della parola di
Dio deve essere radicale: la parola ascoltata cioè deve incidere alle radici dell'essere di una
persona e della costruzione della sua vita. Siamo chiamati a imitare Maria di
Betania, la sorella di Marta e di Lazzaro: seduta ai piedi di Gesù ha l'orecchio teso ad ascoltare le
sue parole. Nemica dell'ascolto è la superbia, amica dell'ascolto è l'empatia,
cioè un rapporto d'amore con la parola. Oggi per ascoltare la parola di Dio
occorre riscoprire il silenzio.
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