La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 2 febbraio 2018

Festa della presentazione di Gesù al Tempio.

A quaranta giorni dal Natale celebriamo ancora, gli episodi dell'infanzia di Gesù, ma già si profila l'offerta sacrificale della sua Pasqua, Ebrei devoti e pii, i genitori di Gesù adempiono i doveri della Legge: presentano il Bambino per consacrarlo a Dio nel santuario della sua divina
presenza. Questo è l’"incontro” primario e permanente del Padre con il Figlio. Quando sarà cresciuto, spiegherà ai genitori che deve stare perennemente nella casa del Padre suo.
Quest' “Incontro” diventa, anche un appuntamento del divino Bambino con il  suo popolo, rappresentato da una figura singolare, Simeone, uomo giusto e pio, che ricevendo il Bambino sulle sue braccia, innalza al  Signore una benedizione e parla di lui come segno di salvezza offerto a tutti i popoli. Invece, contraddetto e rigettato, coinvolgerà anche sua madre  nel sacrificio della Croce. Poi la vedova Anna, che stava in continua preghiera e che ora accorre nel tempio, anche lei riconosce nel Bambino la redenzione di Gerusalemme.
Questo solenne "Incontro" tra il Padre e Gesù è il segno dell’incontro quotidiano tra Dio e il suo popolo, che oggi vede il suo inizio, ma non conosce fine. In ogni celebrazione dei santi misteri, Dio si incontra con il suo popolo nel sacrificio pasquale del Figlio.

giovedì 1 febbraio 2018

AUSCHWITZ: SI REPLICA?

L'inferno da sempre ha le sue succursali. Sulla terra.  Per i vivi.  Una di esse si chiama Auschwitz. E anche Satana ha molti collaboratori. Sulla terra, non solo negli inferi. Settant'anni fa si chiamavano SS, Gestapo. Erano spietati aguzzini. Esperti nello scovare ebrei, anche fragili donne e teneri bambini, anziani, malati, persino moribondi. Insieme al popolo con la Stella celeste, anche zingari, omosessuali, portatori di handikap, alcolizzati, pazzi... Si sa: mica tutti hanno il diritto di vivere! Un privilegio, la vita, riservato solo ad alcuni fortunati, quelli appartenenti alla pura razza ariana, meglio se con occhi celesti, chiome d'oro e statura atletica, almeno un metro e ottanta. Lo esigeva il nazismo, la folle ideologia  elevata a religione con i suoi dogmi, i suoi sacerdoti, le sue scomuniche e condanne, la sua  Inquisizione e tantissimi credenti e praticanti.
Ma un modello sacrificale  esige anche vittime, meglio se innocenti. 70 milioni di morti, di cui sei di ebrei: è il macabro bilancio di una follia collettiva, di un odio irrazionale, di una tragedia annunciata, programmata ed eseguita alla perfezione. Dopo quella del Bene in Gesù Cristo anche qui un’incarnazione, ma del Male, sulla terra in un uomo lucidamente pazzo, in un popolo aizzato e ubriaco di odio contro un nemico inventato dall'ideologia. Esattamente la gratuità del male. Forse la sua banalità, insieme a mille atrocità e orrori per cui mancano anche le parole. Un evento per molti addirittura impensabile e indicibile. Guai, però, a seppellirlo sotto il silenzio, a coprirlo con il manto dell'oblio. Chi dimentica gli orrori del passato è condannato a subire la loro replica. Non ricordare le vittime del massacro è non averne rispetto, è ucciderli una seconda volta col silenzio, è, infine, assecondare l'aberrante disegno di chi proprio questo voleva: cancellarne il ricordo dalla faccia della terra.
Se ci tormenta ancora la straziante interrogazione sul perché è potuto accadere, questo è segno che non abbiamo ancora smarrito del tutto il senso morale e la dignità del pensiero e della coscienza. Anche se, alla domanda sul perché, è arduo, forse impossibile, rispondere. O forse abbiamo paura della risposta? Infatti  non è Dio che deve giustificarsi per la Shoa. Non è Dio colpevole dell'Olocausto di quasi tutto il suo popolo eletto, gli ebrei. L'uomo con il suo libero arbitrio male usato, pur restando questo un o il dono divino in lui, è l'unico responsabile, (o sarebbe meglio dire l'irresponsabile?) da trascinare alla sbarra. L'intera creazione, con il suo miracolo più grande, la vita, da Dio è stata affidata alle cure amorevoli dell'uomo perché la custodisse, ne favorisse la crescita e la difendesse. Da qui l'interdetto divino sul sangue, il divieto assoluto dell'omicidio, il non uccidere del comandamento. Non Dio, dunque, deve giustificarsi per la Shoa, ma l'uomo.  E perché questi lo ha fatto? Lo sconcerto della domanda cresce se pensiamo che gli sterminatori appartenevano tutti all'Occidente cristiano. Nell'abisso di quale aberrazione ideologica la loro mente e il loro cuore sono precipitati? Può l'uomo dimenticare e ignorare il mandato conferitogli da Dio di prendersi cura dell'altro uomo, di ogni vita? Evidentemente si. Altre terribili Auschwitz si sono, nei decenni successivi, susseguite alla prima. Quando l'uomo che è in noi imparerà che piantare e salvaguardare le radici della propria vita impegna a non reciderle in nessun altro?

sabato 27 gennaio 2018

Commento al Vangelo della IV domenica del Tempo Ordinario. Don Pietro

1. Gesù, Maestro autorevole

Il popolo ebraico chiede di non vedere Dio, perché vederlo equivale a morire (prima lettura).
La voglia di vedere Dio per noi, figli di una cultura razionalista che ha bisogno di prove,  equivale al desiderio presuntuoso di dimostrare che Dio c'è, esiste. L'uomo di fede non ha bisogno di questa dimostrazione, supposto che essa sia possibile e che abbia senso e fondamento.
L'uomo di fede, Dio lo conosce e lo riconosce presente oltre la linea di qua della quale si discute se Egli c’è o non c’è.
L'uomo di fede constata con gioia e smarrimento insieme, la realtà di Dio, il Santo, Colui che non si può vedere o dimostrare, ma solo incontrare e mostrare.
Nessun credente vero dimostra che Dio c’è. Lo sperimenta come appello nel cuore, ne parla e lo presenta, ma senza la presunzione di dire a chi lo ascolta di avere a disposizione argomenti convincenti, sul piano razionale.
La credibilità delle parole su Dio discende ed è strettamente legata alla forza della testimonianza del credente dopo, il solo dopo, il suo incontro con Dio.
Gesù sorprendeva gli ascoltatori quando parlava di Dio, perché prima egli aveva parlato con Dio, a Dio, e ascoltato Dio lasciandosi investire dalla potenza liberante del suo Spirito.
Gesù, vero Maestro, stupiva gli ascoltatori perché diceva solo le cose di Dio e non le sue, era seguito a perché non attribuiva al nome di Dio cose che Dio non gli aveva comandato di dire.
Quante volte, invece, i falsi maestro di Dio comandano cose che Dio non ha comandato! Con quanta facilità Dio è chiamato in causa a difendere interessi umani,  egoismi collettivi, ideologie e privilegi, cultura politica ed ed economia! L'ordine costituito!

2. Gesù liberatore potente

Le folle seguivano, affascinate, Gesù perché vedevano e sperimentavano in lui come completamente condensata la forza salvifica dello Spirito di Dio.
I poveri esultavano, ma le potenze al servizio della menzogna e del male si sentivano minacciate, atterrite da quella forza proveniente da Gesù che liberava e guariva.
Le potenze del Maligno hanno come massima aspirazione e ambizione il possesso dell'uomo, mente, cuore, corpo, facoltà: tutto. La "Bestia" vuole mettere il suo marchio soprattutto sull'immagine di Dio, sull'uomo per poi estendere  su ogni attività e realtà il proprio dominio. Perciò l’ossesso del brano evangelico odierno prorompe in quella parola di meravigliosa potenza: "Tu sei venuto a rovinarci”.
La potenza di Cristo èuna potenza che rovina, che insidia il potere del maligno. La potenza del male si estende fin dove si estende la schiavitù dell'uomo: anche dove c'è malattia e morte là il regno di Satana celebra le sue vittorie ed il suo trionfo, oltre naturalmente dove c'è peccato o  violenza, ingiustizia ed egoismo.
Questa potenza estranea e nemica, ieri come oggi, occupa l'uomo.
Quest'uomo prigioniero parla, agisce, sceglie, ma noi abbiamo come una netta sensazione che non sia lui a parlare, ad agire e a scegliere.
No!: l'epoca delle possessioni non è finita.
Noi viviamo continuamente l'esperienza, soggestiva ed oggettiva, di essere tutti come occupati da una presenza estranea a noi, da prìncipi che ci sovrastano e che parlano attraverso noi con fanatismo è forza, quasi annientando la nostra autonomia e libertà.
Pensiamo alla forza delle ideologie o, più modestamente, ai vincoli del conformismo, della moda, della vanità sociale, della pubblicità, del controllo sociale...
Quante infatuazioni sono segno di ossessioni collettive. Chi non è come posseduto da forze che lo condizionano in modo tanto coercitivo da far sospettare che ci sono, eccome!, i segni del potere di Satana in noi e intorno a noi?

3. E qual’è la forza che gli si oppone?

Solo quella che restituisce l'uomo se stesso.
Quando Gesù lo libera, l'indemoniato torna un uomo mite e sereno.
La liberazione delle coscienze dalle occupazioni estranee ed abusive è nel senso dell'avvento del Regno in mezzo a noi.
Oggi Gesù continua la sua azione attraverso la Parola, lo Spirito e la Comunità credente, per liberare ogni uomo dalle varie occupazioni ed ossessioni.
Quante idolatrie ci attraversano! Siamo tutto ossessi. La nostra liberazione interiore non è mai un fatto compiuto, ma un processo che non avrà maitermine.
La nostra vita è  un duro viaggio attraverso schiavitù che c'occupano e dalle quali il Signore vuole liberarci per restituirci alla dignità di figli liberi e capaci di vivere nell’amore.
Ma c'è chi vuole impedire a Gesù di compiere questa liberazione: perché gli rovina la cultura, la teologia, ogni usurpazione del suo unico potere.
Se  Gesù, con la sua forza, penetra alle radici della coscienza, tutte le nostre costruzioni sono scosse dalle fondamenta.
Gesù è pericoloso: guai e a farlo incontrare con i cuori degli uomini. Li contamina con il ricordo della Verità e la nostalgia della libertà vera.
Per fortuna il tentativo di disinnescare la carica dirompente della Parola di Gesù non raggiunge lo scopo. La Sua Parola, attraverso i profeti che sempre sorgono, ritrova la sua vivacità e mette a soqquadro i nostri assetti interiori ed esteriori.  Perché la Parola di Gesù illumina gli orizzonti ultimi del mondo, tocca la fine dei tempi, annuncia il Regno di Dio nei confronti del quale tutto ha  ragione di strumento provvisorio.
La parola di Gesù rompe i nostri equilibri e destabilizza tutti i potentati. Gesù fa paura agli scribi di ogni epoca, perché il loro mestiere culturale diventa nullo di fronte a lui che non aveva titoli di studio, eppure ha parlato  con autorità e le folle lo seguivano.
Gesù fa anche paura a quei sacerdoti che assolutizzano troppo la loro funzione di mediatori tra Dio e l'uomo, mentre lui predica a tutti che si può invocare il Padre di celi, senza troppi filtri e intermediazioni.
Gesù ha relativizzato anche ciò che è sacro esaltando l'uomo che sta al di sopra del sabato e che perciò è libero anche dinanzi al sacro. Gesù è la liberazione. E in questo senso egli viene a liberarci. Perché non è proprio sicuro che noi vogliamo essere liberati, cioè cambiare vita completamente. Così Gesù è tormento dei nostri cuori, un salutare  tormento. Un tormento interiore di cui non dobbiamo morbosamente compiacerci. Ma che deve aiutarci a non integrarci del tutto e serenamente nel cemento armato della storia di questo mondo. Un tormento che ci aiuta a distruggere tanti titoli "padroni", per essere liberi di adorare Dio donandoci a lui.
Allora chiediamo a Lui di venire  a rovinarci ogni giorno. La rovina che Egli produce in noi è la liberazione del cuore, è la proposta di una vita alternativa che noi chiamiamo Regno di Dio, un mondo diverso da quello che conosciamo e che, prigionieri come siamo, ci sta bene. Anche se è di morte.

sabato 20 gennaio 2018

Terza domenica del T. O.: Commento al Vangelo di Don Pietro

1. "Dopo che Giovanni fu arrestato".

La persecuzione è la verifica e il sigillo di autenticazione di una fede vissuta come testimonianza.
È stato così per Santi, per Gesù e per Giovanni Battista.
Più che "arrestato" il verbo greco è "fu consegnato". Abbiamo un "passivo teologico": qui il complemento d'agente è Dio. Gesù è il "consegnato" per eccellenza. Ogni vero discepolo dovrebbe vivere questa consegna, secondo il progetto di Dio.

2. "Gesù si recò in Galilea"

Galilea "delle genti" (Isaia 8, 23-9,1): simbolo di ogni terra bisognosa di salvezza, di ogni popolo dove Dio fa risplendere la luce della sua presenza per la liberazione di ogni uomo. La nostra "Galilea" è il cuore di ogni uomo e ogni ambito della vita, privata e sociale.

3. "Predicando il Vangelo di Dio"

Il "Vangelo": non una serie di precetti o di leggi, ma la notizia meravigliosa di un avvenimento: Dio viene all'uomo per salvarlo. Dio si prende cura del povero, del prigioniero e dell'oppresso.
"Di Dio": non parola umana, ma annuncio  veniente dall'alto

4. "... e diceva:
a. "Il tempo è compiuto":
Il tempo dell'uomo, tempo "progettuale" che, essendo tempo di vanità ha come naturale estuario il nulla e la morte, si innesta su Dio, il Vivente e datore di vita eterna. Con Gesù il tempo è entrato nell’eone di Dio, nella dimensione divina. È il tempo ultimo, decisivo, quello che porta all'uomo l'ultima rivelazione divina.

b. "Il regno di Dio è vicino"
Affermazione questa equivalente a: "Dio è vicino". Sì, ma dove? Dove Dio è tanto vicino da poterlo sperimentare? Da poter dire: è qui, è là?. E’ questo  l’interrogativo
I contemporanei di Gesù non si ponevano la domanda: "dove è Dio?", ma piuttosto: "quando diventa percepibile la sua azione, quando si può sperimentarla, viverla? Quando viene il regno di Dio?". Gli studiosi hanno risposto in vario modo a queste domande e ognuno ha colto qualcosa di giusto.
b. 1. Ora Dio è nascosto, ma all'improvviso si manifesterà. Ora brancoliamo nel buio, ma un giorno lo conosceremo e lo sperimenteremo con chiarezza nella vita e nella morte e diremo: è qui, ora.
Questo è vero purché però la presenza salvifica di Dio non la si proietti e rimandi tutta in un futuro lontano. L'azione di Dio e già  presente,  qui ede ora, anche se solo ingerme, non ancora in tutta la sua pienezza. Gesù  infatti dice: "il regno di Dio è in mezzo a voi".
b.2. Altri studiosi alla domanda rispondono: il sRegno di Dio, la sua presenza  è  non vanno cercati fuori di noi, nel cosmo e nella storia. Dio è dentro di noi, nella nostra interiorità, in quell'angolo del cuore da cui provengono i sogni che nella Bibbia talvolta sono la voce di Dio.
Questa interpretazione ha del vero, purché non scada nell'intimismo e la scoperta di Dio in noi ci apra e ci porti  agli altri, alla comunità e non ci chiuda in uno splendido isolamento.
b.3. Altri rispondono convinti che Regno di Dio è all'opera nella comunità, fra coloro che hanno avuto il cuore e la vita trasformati da Gesù.
C'è del vero anche quì. Ma le infedeltà deii discepoli di Gesù,  ieri e oggi, fanno legittimamente nascere delle perplessità sul loro presunto essere luogo del Regno di Dio.
b. 4. Gesù è il regno
Dio lo si trova in Gesù: in lui opera la potenza del Padre. Gesù è il criterio di discernimento di ogni altra presenza di Dio nel cosmo, nella storia, nel cuore, nella comunità. Gesù è il luoghi in cui Dio si lascia incontrare. Dio, per noi, è inaccessibile in modo diretto: ma in Gesù di festa accessibile.

5. Due midrash

1. "Quando rabbi Yitzak Meir, era ragazzo, un giorno sua madre lo portò da un maestro famoso. Allora uno gli chiese: "Ytzak Meir, io ti dò un fiorino se mi dici dove abita Dio". Egli rispose: "Ed io te ne do due  se mi dici dove non abita".
Dio, cioè, è dappertutto.
2. “Un famoso rabbi, un giorno stup’ alcuni dotti che erano suoi ospiti chiedendo: "dove abita Dio? ". Essilo derisero: "che stai dicendo? Il mndo è pieno della sua gloria!".
Ma lui stesso rispose alla propria domanda: "Dio abita là dove lo si lascia entrare".
Dio è dappertutto, ma diventa percepibile per noi solo là  dove lo lasciamo entrare.
Allora la domanda vera non è "dove è  Dio?”,bensì: "Dove  sei uomo?, dove permetti a Dio di entrare nellatua vita? Dove fai spazio a  Dio?".

6. "Convertitevi e credete al vangelo"

Convertirsi è, per l’appunto, consentire a Dio di entrare nella nostra vita. Allora questa nostra vita così fragile, fuggevole e discutibile, acquista un valore immenso. E noi conosciamo la pace e la gioia di Dio nei giorni luminosi e in quelli bui, nel cosmo e nella storia, nella vita e nella morte.