La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

giovedì 7 dicembre 2017

RIFLESSIONE SULLA SOLENNITA’ DI MARIA L’IMMACOLATA. Don Pietro

1. L'annunzio angelico
Troviamo nel brano di Luca lo schema tradizionale delle Annunciazioni: l'apparizione angelica, la reazione timorosa del destinatario, l'annuncio centrale, l'obiezione, il segno.
Il filo conduttore del brano è il tema del dono e dell'accoglienza. In Maria Dio ci offre il suo dono più grande, cioè il Figlio.
La sua figura in filigrana è nel piccolo credo al centro dell'annuncio angelico: il dono è Gesù, un uomo ma anche il salvatore. Egli è "grande", è Re eterno, cioè il Messia. È il Figlio dell'Altissimo, il Figlio di Dio, è il Santo, appartenente a Dio.
 Nel strano c'è anche la professione di fede come esaltazione dell’amore di Dio per noi.

2.  La risposta di Maria al dono
C'è la piena disponibilità di Maria al dono di Dio. Tutto il suo essere è offerto a Dio.  Da questa disponibilità deriva la nostra salvezza.
In Maria si realizzano pienamente il dono della presenza di Dio nell'uomo dopo le presenze nalla tenda dell'appuntamento, nella nube, nel Tempio.
C'è anche il legame profondo tra Maria e lo Spirito santo: Panaghion si dice dello Spirito, tutta santità, cioè. Panaghia, cioè tutta santa, si dice di Maria.
Lo Spirito santo scende in lei per purificarla, renderla capace di ricevere il Verbo.
Come lo Spirito, anche Maria ispira consola e incarna la Parola.
Lo Spirito di Dio si rivela anche attraverso la femminilità di Maria.
Di Maria il brano attesta la verginità: la cultura corrente la irride  perché  è incapace di coglierne il senso profondo. La nascita attraverso la carne non è peccaminosa, ma è nascita per la morte! La nascita attraverso lo Spirito è per un'esistenza che, affrontando la morte, la vinca.
Nel brano c’è anche il senso della libertà vera.
 Maria è la prima creatura che, a differenza di Adamo, non escludendo Dio ma accogliendolo, realizza in pieno la libertà della persona umana. Con una sua parola: "ecco sono la serva del Signore, accada a me  secondo la sua Parola",  Maria ha risolto la tragedia della libertà umana.
In Maria risplende anche il mistero della bellezza. La tutta santa è anche la tutta bella, ma noi la ottenebriamo con la nostra opacità. Maria, invece, a cominciare dal suo corpo, restituisce alle cose da loro trasparenza e così si purifica e offre in sé tutta la vita del mondo.
S. Ireneo ci ricorda: "Maria è la terra ridivenuta vergine perché Dio possa plasmarvi il nuovo Adamo".
Maria, cioè, compie la bellezza della creazione. Nella sua carne di Madre di Dio la terra, la materia, l'universo sensibile, ritrovano la loro verginità feconda e ridiventano "Paradiso".

“Maria dunque è la prima persona umana (Gesù era persona divina) in cui la creatura può vivere  il mistero della sua libertà e il mistero della bellezza, una bellezza che genera e suscita comunione”.

Conclusione
Il sì di Maria dobbiamo pronunciarlo anche noi e moltiplicarlo.
In Maria è anticipate il destino della Chiesa e del mondo: essere immacolati  e irreprensibili davanti a Dio, pronti e degni per il mondo che viene.
Maria è anche  la madre della tenerezza. Le sue lacrime, come fontana di giovinezza, ricreano i nostri vecchi cuori, pieni di amarezza e disperazione.
Un folle di Dio del settimo secolo vide Maria che stendeva il suo velo sulla città di Costantinopoli, cioè sull'umanità. È il velo delle lacrime di Maria. Maria, infatti, è madre del Cristo: a Cana di Galilea lo genera definitivamente al mondo. Perciò è madre della consolazione. Ed è diventata madre di ogni discepolo ai piedi della croce.
Ogni vero discepolo come lei deve diventare preghiera, accoglienza, offerta di sé.
Con la preghiera: conservando nel cuore le cose di Dio e meditandole.
Con l’accoglienza: del dono di grazia di Dio.
Con l’offerta di sé: mettendosi a disposizione dell'amore perché ami in noi.

sabato 2 dicembre 2017

Riflessione sulla Prima domenica di Avvento. Don Pietro

1. NUOVO ANNO LITURGICO E AVVENTO

Accogliamo con animo lieto e cuore aperto alla speranza la grazia di un nuovo inizio di quel rapporto che Dio, per mezzo di Cristo  e nello Spirito, ha stretto con ciascuno di noi, come persone uniche e irripetibili e come membri della comunità credente. Un rapporto -è bene mai dimenticarlo- che è insieme croce e delizia della nostra vita.
Riconosciamolo con umiltà e preoccupazione: i legami di fede e di amore tra noi er Dio, sottoposti all'usura di un tempo così carico di complessità e  contraddizioni come il nostro, rischiano lentamente di allentarsi, difatti ogni giorno si affievoliscono e rischiano di diventare insignificanti e  ininfluenti per la nostra vita e per il senso dell'esistenza che così  finisce tutta prigioniera del contingente, del vuoto, con la minaccia dell'assurdo e, spesso, dell'angoscia e della  disperazione. Cioè della morte.
Fotografa la nostra condizione molto bene il profeta Isaia quanto scrive:

" Siamo divenuti tutti come cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia: tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento" (Is 63)

Allentato il legame di fede-fedeltà con Dio facciamo grande fatica anche a vivere nella speranza:
Sembra che Dio, quel Dio che da sempre ci è stato indicato come Padre amoroso che provvede ai suoi figli, se ne stia ora inerte, lontano, senza prendersi più cura dell'umanità che, per questo, conosce un periodo di morte e vive in una cultura  nichilistica.
Sul versante della scena  del mondo le speranze di pace universale che non molto tempo fa erano riaffiorate in seguito a grandi rivolgimenti storici, sembrano affogare in un penoso risorgere della guerra, di conflitti fratricidi, privi di senso e sostenuti solo dall'odio etnico, dalle fazioni di lotta per il potere, dall'utilizzazione della strage terroristica per vincere una competizione che appare a tutti priva di una direzione costruttiva.
Abituati a credere nella presenza di Dio nel mondo, siamo così ora assaliti dal timore di essere abbandonati alle forze del male, di non essere ascoltati da Chi è sempre stato presentato come “Colui che ascolta".
Sul versante della nostra piccola vicenda personale, il dolore che sperimentiamo ci colpisce nella speranza di una vita tranquilla e felice. L'incombere della malattia e della morte sconvolge la fiducia che ci avevano inculcato in un Dio protettore e dispensatore di felicità.
Ci assale il dubbio che Dio non sia veramente un padre amoroso e  giusto, dal momento che permette che accadano cose tragiche: paurose perdite di felicità e di salute.
A volte addirittura sospettiamo che Egli sia quasi un nemico che perseguita l'innocente o, comunque, punisce l'umanità peccatrice ben oltre le sue colpe.
Ma perché Dio permette tanto male, perché non sopporta, perché non usa la sua potenza contro gli abissi del dolore?

2. COME REAGIRE?

Come deve reagire l'uomo dalla fede profonda e viva a queste laceranti domande, come vincere questi dubbi atroci?
L'uomo credente, il chiamato alla santità, il semplice, sa che l'esperienza del silenzio di Dio è una delle caratteristiche del cammino di fede: tutti i grandi santi hanno   attraversato la notte dello spirito senza più sentire la presenza di Dio. Ma proprio questo passaggio nella notte si è trasformato in un momento di crescita della fede che ha fatto ritrovare loro ciò che credevano perduto.
Certamente è stato un momento di prova e di verifica della capacità di tenuta della loro fede.
Questa fede proprio grazie a questo attraversamento nelle tenebre, ha prodotto una purificazione dell’immagine di Dio, un Dio da non pensare più in termini umani, da non poter nemmeno descrivere se non con le parole del desiderio di amore e di vicinanza.
Una fede che nel momento della croce, mentre le tenebre trionfano, si fa grido:
“Dio mio, Dio mio, perhé mi hai abbandonato?”,
ma che è capace di affidamento fiducioso:
“Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.

Una fede che nella frequentazione costante e nella familiarità quotidiana con Gesù, il Figlio di Dio, ha interiorizzato così profondamente nel cuore e nella vita la presenza di Dio da poter sostenere, senza devastazioni, anche i periodi, a volte lunghissimi, della sua lontananza e assenza, certi del suo ritorno.

3. IL TEMPO DI AVVENTO

Questo tempo di Avvento che inizia è tempo favorevole per questo esercizio di interiorizzazione della presenza di Dio. Il Dio della nostra fede è un Dio che viene.
L'Avvento è celebrazioni di questo venire incessante di Dio, è memoriale di un passato nel quale Dio ha operato, e annuncio-anticipo di un  futuro nel quale Dio porterà a compimento quello che ha iniziato, è segno presente di un dono che Dio fa oggi.
Il nostro atteggiamento in questo tempo di Avvento dev’essere di attesa.
Attesa come un aspettare pazientemente Qualcuno che deve venire.
Attesa come desiderio profondo del Dio che salva e porta novità di vita. C’è chi non attende più nulla, né da sestesso, né dagli altri, né dalla vita, né da Dio.
A volte manca il senso dell’attesa perché ci sentiamo autosufficienti, nonostante oggi questa autosufficienza sia molto in crisi su ogni piano.
Attesa come attenzione e vigilanza al passaggio di Dio e ai segni della sua assenza-presenza nascosta.
Attesa come invocazione e grido:

“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”; “Tu sei Padre,ritorna per amore dei tuoi servi!”; Nella tua fedeltà che mai vien meno, ricordati di noi, Signore”.

Attesa come speranza, come esercizio di speranza: la speranza non è la soluzione dei problemi, è solo la forza per portare il peso della vita e della storia, un peso che o lo si porta insieme ad altri, ad una comunità di uomini e donne, o non lo si riesce a portare affatto. La speranza è la parola di Dio a donne e ad uomini che si rivolgono a lui con le loro parole, che sono poi le parole della fede, le parole dell'abbandono fiducioso.
Per portare il peso delle vicende umane bisogna diventare veri, trovare il coraggio (dal napoletano "aggi core") è davvero avere il cuore, diventare vivi, essere persone viventi, persone in relazione, a immagine di Dio.
Ma essere vivi, persone con un cuore, significa anche produrre segni di speranza facendo sentire che realmente nella nostra esistenza il bene è,  la verità è, la vita è.
Oltre la preghiera è atto religioso anche accorgersi che l'altro ci guarda ed ha bisogno di noi.
L’Eucaristia è il primo segno di speranza che pone una comunità perché è il segno della disponibilità a dare la vita.
Forse  le terre promesse sono ancora lontane, forse non vi entreremo,  ma intanto insieme possiamo cominciare a gustare le asprezze di un deserto che ci costituirà popolo.
Accettiamo, dunque, la limitatezza del nostro essere creature scoprendo, in questo tempo di grazia dell’Avvento, che Dio ama proprio me, nel mio limite, nel mio peccato, perché per il Signore ciò che conta non è il mio passato, ma il modo in cui vivo la realizzazione del regno.
Leggiamo le nostre vite come piccole storie nelle quali riconoscere il passaggio del Signore.


giovedì 30 novembre 2017

Dedicato a tutte le mie amiche e sorelle

Ciao ,mi hanno mandato un post che parla delle donne che si trovano nella Bibbia e voglio condividerlo con te...

Non mollare MAI.... !
Sii "audace" come  Ester, e coraggiosa abbastanza, per schierarti a difesa della verità, non temere di dire la tua opinione, lotta per il bene davanti all'opinione pubblica anche a costo di sacrificare te stessa. Se Dio ti ha portato in una posizione è per uno scopo. Non avere paura a prestare attenzione alla voce interiore. Sii come Rut, leale in tutte le tue relazioni, fai un miglio in più e non tornare indietro quando incontri difficoltà. Un giorno vedrai perché ne è valsa la pena.
Sii come  Lidia, lascia aperta la tua casa, lascia che le tue mani siano generose, lascia che il tuo cuore sia grande abbastanza per aiutare chiunque sia in difficoltà. La gioia è più grande se condivisa.  Sii come Hanna, non smettere mai di pregare. Non sarà mai inutile.     
Sii come Maria ,  umile e sottomessa. Non devi essere orgogliosa che Dio ti sta utilizzando, tu devi solo obbedire.  Sii come Dorcas, usa i tuoi talenti, per quanto piccoli sembrano, anche per portare un semplice sorriso sul volto di qualcuno. Non saprai mai quanto importante quel sorriso potrà essere stato. Sii come Abigail , ricordati come ogni decisione possa trasformare la tua vita intorno a te per il bene o per il male. Sii saggia.   
Sii come Elisabetta, non importa ciò che Dio fa, é Dio dei miracoli.             
Sii come Maria Maddalena, non lasciare che i tuoi errori e giudizi di altre persone ti impediscano di sperimentare la gioia di Dio.             
Sii come Rebecca, non dimenticare mai, che la vera bellezza è nella tua personalità. Attira tutte le persone che tu ami vicino a Dio attraverso il tuo carattere cristiano.
E infine: Sii come Sara, l'età non è importante, solo la fiducia e la fede che tutte le cose sono possibile con Dio secondo i suoi tempi.

sabato 25 novembre 2017

Solennità di Cristo Re. Riflessione di don Pietro

1. il senso della regalità di Dio in Cristo

Dopo l'esperienza fallimentare e deludente della regalità umana rivelatasi corrotta,  traditrice, oppressiva e idolatra, Dio, attraverso Cristo-Messia, decide di assumere in proprio una regalità alternativa a quella mondana.
Se i re della terra esercitano il potere come dominio, la signoria di Dio in Cristo si caratterizza come servizio umile, generoso al povero che vive in ogni uomo.
Se i potenti della terra opprimono, sfruttano e angariano, Dio in Cristo realizza e attua la vera giustizia.
La signoria di Dio è la forma più alta di grazia orientata alla comunione dell'uomo con Dio e degli uomini tra di loro.
La signoria di Dio attraverso Cristo diventa alla fine anche giudizio sulle opere degli uomini e in particolare dei potenti.

2. La regalità di Dio in Cristo trasferita alla Chiesa e ai credenti.

La Chiesa, partecipando della regalità di Cristo, riceve un onore grandissimo ma si espone anche ad un rischio altrettanto grande e si sobbarca ad un onere non indifferente.
La Chiesa partecipa veramente alla signoria del Cristo se come lui sa farsi serva della verità, della pace, della giustizia, della dignità di ogni uomo.
Come Cristo era re per la salvezza degli altri così anche la Chiesa non è per sé, per la sua riproduzione, per la sua permanenza in eterno, ma è per il regno.
Il regno di Dio inizia già nella storia ma avrà il suo compimento, la sua pienezza, solo alla fine della storia.
Il regno di Dio ha come destinatari privilegiati i poveri e quelli che si fanno poveri, come il Cristo.
Il regno di Dio è un regno di carità concreta verso gli affamati, gli assetati, gli ignudi, i carcerati, gli stranieri, le persone sole e abbandonate...
Nel regno di Dio l'amore è personale, non solo universale.
Nel regno di Dio si proclama e si indica  a tutti la condivisione dei beni. E, infatti, la vera divisione che fa scandalo e grida a Dio è quella tra chi mangia e chi non mangia, chi ha un tetto, un letto… e chi non ce l’ha…

3.  La legge del regno

La legge fondamentale ed unica del regno è l'amore. L'amore verso il fratello come riflesso ed espressione dell'amore di Dio in noi e del nostro amore verso Dio.
Un amore che può e deve avere molti nomi:  attenzione, sensibilità, perdono, solidarietà, condivisione, lotta della giustizia e per la pace, disarmo, istruzione, liberazione...
L'amore, ci ricorda l'apostolo Paolo nel capitolo 13 ai corinzi, inizia non tanto col fare delle cose, ma esattamente con l’astenersi dal fare certe cose come per esempio cedere all'orgoglio, all'egoismo, alla vanità, allo sfruttamento, all'ingiustizia, all'offesa ecc.. L'amore, è ancora Paolo a ricordarcelo, non consiste nell'elemosina. Col danaro abbiamo corrotto tutto, anche l'idea di carità. Amare non è innanzitutto dare. Amare e soprattutto darsi.
Amarsi, poi, è molto meglio che armarsi.