Troviamo nel brano di Luca lo schema tradizionale delle Annunciazioni: l'apparizione angelica, la reazione timorosa del destinatario, l'annuncio centrale, l'obiezione, il segno.
Il filo conduttore del brano è il tema del dono e dell'accoglienza. In Maria Dio ci offre il suo dono più grande, cioè il Figlio.
La sua figura in filigrana è nel piccolo credo al centro dell'annuncio angelico: il dono è Gesù, un uomo ma anche il salvatore. Egli è "grande", è Re eterno, cioè il Messia. È il Figlio dell'Altissimo, il Figlio di Dio, è il Santo, appartenente a Dio.
Nel strano c'è anche la professione di fede come esaltazione dell’amore di Dio per noi.
2. La risposta di Maria al dono
C'è la piena disponibilità di Maria al dono di Dio. Tutto il suo essere è offerto a Dio. Da questa disponibilità deriva la nostra salvezza.
In Maria si realizzano pienamente il dono della presenza di Dio nell'uomo dopo le presenze nalla tenda dell'appuntamento, nella nube, nel Tempio.
C'è anche il legame profondo tra Maria e lo Spirito santo: Panaghion si dice dello Spirito, tutta santità, cioè. Panaghia, cioè tutta santa, si dice di Maria.
Lo Spirito santo scende in lei per purificarla, renderla capace di ricevere il Verbo.
Come lo Spirito, anche Maria ispira consola e incarna la Parola.
Lo Spirito di Dio si rivela anche attraverso la femminilità di Maria.
Di Maria il brano attesta la verginità: la cultura corrente la irride perché è incapace di coglierne il senso profondo. La nascita attraverso la carne non è peccaminosa, ma è nascita per la morte! La nascita attraverso lo Spirito è per un'esistenza che, affrontando la morte, la vinca.
Nel brano c’è anche il senso della libertà vera.
Maria è la prima creatura che, a differenza di Adamo, non escludendo Dio ma accogliendolo, realizza in pieno la libertà della persona umana. Con una sua parola: "ecco sono la serva del Signore, accada a me secondo la sua Parola", Maria ha risolto la tragedia della libertà umana.
In Maria risplende anche il mistero della bellezza. La tutta santa è anche la tutta bella, ma noi la ottenebriamo con la nostra opacità. Maria, invece, a cominciare dal suo corpo, restituisce alle cose da loro trasparenza e così si purifica e offre in sé tutta la vita del mondo.
S. Ireneo ci ricorda: "Maria è la terra ridivenuta vergine perché Dio possa plasmarvi il nuovo Adamo".
Maria, cioè, compie la bellezza della creazione. Nella sua carne di Madre di Dio la terra, la materia, l'universo sensibile, ritrovano la loro verginità feconda e ridiventano "Paradiso".
“Maria dunque è la prima persona umana (Gesù era persona divina) in cui la creatura può vivere il mistero della sua libertà e il mistero della bellezza, una bellezza che genera e suscita comunione”.
Conclusione
Il sì di Maria dobbiamo pronunciarlo anche noi e moltiplicarlo.
In Maria è anticipate il destino della Chiesa e del mondo: essere immacolati e irreprensibili davanti a Dio, pronti e degni per il mondo che viene.
Maria è anche la madre della tenerezza. Le sue lacrime, come fontana di giovinezza, ricreano i nostri vecchi cuori, pieni di amarezza e disperazione.
Un folle di Dio del settimo secolo vide Maria che stendeva il suo velo sulla città di Costantinopoli, cioè sull'umanità. È il velo delle lacrime di Maria. Maria, infatti, è madre del Cristo: a Cana di Galilea lo genera definitivamente al mondo. Perciò è madre della consolazione. Ed è diventata madre di ogni discepolo ai piedi della croce.
Ogni vero discepolo come lei deve diventare preghiera, accoglienza, offerta di sé.
Con la preghiera: conservando nel cuore le cose di Dio e meditandole.
Con l’accoglienza: del dono di grazia di Dio.
Con l’offerta di sé: mettendosi a disposizione dell'amore perché ami in noi.
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