La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 10 dicembre 2017

Riflessione al Vangelo della II Domenica di Avvento. Don Pietro

1. Un Dio "testardo" 

Il Dio della rivelazione biblica ci appare come un Dio tenace e irriducibile, mai rinunciatario. Tenta  sempre di nuovo, provando e riprovando. I fallimenti non lo scoraggiano più di tanto. L'incompiuta a cui più lavora sono "i Cieli nuovi e la terra nuova nei quali abbiano stabili di mura la giustizia”. A Dio non interessa un semplice restauro di facciata.

Non che l'insuccesso di Dio sia totale. Le imprese gli è già riuscita in Cristo, nuovo Adamo, immagine perfetta del Padre e nei Santi: una moltitudine che nessuno può contare, “144.000,,, cioè una schiera infinita.

Vorrebbe riuscirci per tutti, ma l'ostacolo più grande gli viene dall’uomo. Che si è messo in testa per prendere il posto di Dio. Ma emerge solo come un inguaribile usurpatore, malato di onnipotenza, un suo vecchio e vero delirio. Tentò con una mela e l’ha pagata a un prezzo altissimo e ha ritentato subito con una Torre a Babele... Un vero recidivo:  continua imperterrito la sua impossibile impresa.
Ora l'uomo è tutto rotto, incerottato e ferito: ha rovinato la sua vita con questo suo maledettissimo vizio di voler essere dio ed è diventato tiranno dei suoi simili e nei suoi confronti è aperta da tempo una procedura fallimentare. Intanto è di pessimo umore, è infelice e rende gli altri infelici.

2. Dio consola e cerca collaboratori
 Per favore: non credete a chi accusa Dio di tanto disastro! E’ l’uomo il vero e principale responsabile!
Intanto Dio è impegnato a consolare e curare le vittime dello sfacelo operato dall'uomo: sono milioni e non c'è mano che non grondi sangue…

Intanto che consola, Dio continua a lavorare al suo progetto: rinnovare i Cieli, far nuova la Terra.
Ma ha bisogno di collaboratori: ciascuno di noi nel suo piccolo, è destinatario della chiamata. Dobbiamo passare da antagonisti di Dio a suoi collaboratori sentendone la fierezza e la responsabilità insieme.
Dio però ci avverte: l'impresa è laboriosa e i tempi sono lunghissimi. Perché il cambiamento dev'essere profondo, non di facciata, niente chirurgia plastica, niente bacchetta magica.
Dio diffida di tutti i "nuovisti", i "miglioristi "e dei falsi rivoluzionari.
Dio supera anche Giobbe in pazienza e invita anche noi alla pazienza. Pazienza  con lui: 1000 anni sono come un solo giorno. Pazienza con noi:  soste, impuntature, ritardie. E pazienza  con gli altri: hanno i loro tempi e i loro ritmi.

3. Cambiare se stessi

Il primo cambiamento Dio lo sollecita  da ciascuno di noi: da me, da te, da ciascuno.
L’esempio e modello è Giovanni Battista, profeta ruvido, scostante, impopolare. Si spoglia di ogni vanità, diserta la piazza della città e sceglieil deserto. Cerca l’autenticità della sua voce, no la potenza degli altoparlanti. Prima di predicare si impone con l'austerità e con la serietà della sua vita..

4. Convertirsi

Questo si chiama convertirsi. Ma noi non desideriamo la conversione, anzi la temiamo perché significa mettersi in gioco. La conversione è oggettivamente dura, ma è l'unica strada del cambiamento. "Impara a vivere in pace  e migliaia di anime intorno a te troveranno la salvezza" (San Serafino di Sarov)

5. La grazia della conversione

Perciò Dio ci dona la sua grazia. Il primo dono è il battesimo di acqua che serve a purificare, a raddrizzare le storture della mente, del cuore e della volontà, a colmare i vuoti di ascolto della Parola a causa del frastuono e della  vanità, ad abbassare le alture e cioè l'idolatria, l'affermazione del proprio io ad ogni costo. Poi ci chiama come Giovanni a sperimentare il deserto: perché Dio parli al nostro cuore e perché possa entrare nelle profondità della nostra esistenza dove risiedono i desideri più veri, dove elaboriamo i progetti, le scelte fondamentali della nostra vita. La via di Dio passa attraverso il deserto:lì avvengono gli incontri decisivi dello spirito.

6. Il battesimo nello Spirito

Così saremo pronti per un altro battesimo, quello nello Spirito santo.
Sarà lui a spingerci e a portarci. Lui accenderà in noi un fuoco: la passione della verità e dell'amore.
Pur rimanendo nella carne, diventeremo creature spirituali: occhi, gesti, parole, corpo e anima ne saranno segnati.
Diventeremo una novità mai vista: la novità di Dio.
Se solo ci decidessimo!...

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