Un invito che assume quasi il tono di un precetto, di uno ordine: "Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino".
Ma si può comandare la gioia? È possibile, oggi, per l'uomo e per il credente parlare e proporre la gioia? E quali sono le ragioni e i contenuti di questi eventuali atteggiamenti di letizia che siamo chiamati a vivere e a testimoniare al mondo ?
2. La situazione
Assistiamo ad una crescente di riduzione della gioia di vivere e ad una diffusa noia dell'esistenza. Spesso siamo delusi e scoraggiati, tristi e annoiati nel presente e tutti siamo presi dalla preoccupazione e dall'ansia per il futuro.
Sappiamo anche, per esperienza personale, che i piaceri del cosiddetto benessere non ci bastano, che anzi rischiamo di morire dentro, nella corsa in cui siamo impegnati per averne sempre di più con la paura che, per il gran numero di concorrenti, finiamo per arrivare tardi rimanendo a mani vuote.
Siamo consapevoli che ormai si impone, per necessità oggettiva oltre che interiore, uno stile di vita più sobrio e semplice, ma facciamo fatica a liberarci di un modello che definiamo consumistico nel senso che ci consuma la vita.
I giovani avvertono più degli altri questa noia e questa tristezza che cercano di soffocare in diversi modi fino a giocarsi la vita per un momento di emozione come stendersi di notte sulla linea di mezzeria d'una corsia autostradale per vedere cosa succede...
3. Lettura della situazione alla luce della fede
La parola di Dio rispetto alla condizione umana ci avverte e ci ammonisce che il nostro cuore e il cuore della storia non hanno in sé il potere di darsi la gioia, ma hanno bisogno di riceverla come dono, come salvezza.
È Dio, e soltanto lui, che in Cristo fascia le piaghe del cuore. È Dio, e solo lui, che in Cristo ci libera dalle nostre schiavitù e prigioni, dal tedio della vita e dall'angoscia del tempo.
È qui la ragione della gioia: cioè nella speranza radicata nella fede che Dio, in Cristo, ci apre ad una novità sempre possibile e ad un cambiamento sempre in atto.
La gioia, perciò, non può esistere come sentimento spontaneo ed emotivo del cuore, ma essa nasce dall'adesione profonda alla persona di Gesù Cristo e cresce continuamente nell’ascolto della parola e nella preghiera, nella docilità allo Spirito e nella fedeltà anche nella sofferenza.
La gioia è, perciò, un itinerario che esige interiorità.
Questa esige il silenzio che vince il chiasso e l'alienazione delle cose.
Il silenzio porta all'ascolto di Dio che parla al cuore dell'uomo facendolo sentire amato da lui e sollecitato da lui a scegliere e a seguire ciò che rende felice vera: la verità e l'amore da vivere fedelmente anche nelle prove e nelle difficoltà, nelle delusioni e nelle contraddizioni della vita. Insomma: la sorgente unica della vera gioia è Dio. Solo chi è in relazione viva e profonda con lui conosce e sperimenta una gioia che il mondo irride e non può conoscere. Ad esso basta lo stordimento del divertimento e la breve euforia di un'allegria chiassosa e vuota.
Il Buddismo ritiene che la causa dell'infelicità umana siano i desideri insoddisfatti. La terapia consisterebbe nell'eliminazione di tutti i desideri.
Il messaggio cristiano afferma invece che i desideri del cuore umano debbono essere orientati a Cristo che, essendo la pienezza delle nostre aspirazioni, deve essere anche l'oggetto dei nostri desideri.
Ciò che conta per conoscere e vivere la gioia è tendere a Cristo, unificare in lui la nostra vita lacerata e divisa.
Tendere a Cristo: è l'invito di Giovanni Battista che dirotta le folle verso il Cristo. Lui è il Messia, lui la speranza, lui la gioia, lui lo sposo.
Giovanni ne è solo il battistrada, la voce, l'amico. Lui, come la Chiesa, potrà anche deludere, ma Cristo non smetterà mai di essere la nostra gioia e la nostra speranza.
A Cristo possiamo tendere, ma non pretenderlo: egli è il grande dono del Padre. Dunque anche la gioia è grazia, puro dono.
Questa grazia ci è data in ogni eucaristia che è celebrazione gioiosa della salvezza del Signore.
È la gioia pasquale quella che passa nella celebrazione eucaristica. E’ una gioia capace di vincere ogni tristezza derivante dal peccato edalle prove e contraddizioni della vita. È una gioia che nasce dalla visita del Signore che dà speranza e liberazione alla vita di ogni giorno.
Colmi di gioia ci apriamo alla lode, al ringraziamento e alla benedizione. Chi è gioioso sa ringraziare, benedire e lodare: Dio per il suo amore, i fratelli per il bene che operano, la vita perché dono grande nonostante le prove.
Una gioia da testimoniare.
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