1. La salvezza.
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è novità indicibile: come saremo non ci è dato
saperlo – liberati, trasformati, ma in che senso e come?
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è realtà e promessa: all’uomo tutto intero,
all’umanità tutta, alla terra e ai Cieli
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il primato è dell’azione di Dio: è grazia
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ma è offerta esigente: comporta l’ accogliere Dio e
donarsi a Lui.
2. Il rischio del fallimento.
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La salvezza non è grazia “a buon mercato”
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il rischio “inferno” cioè fallimento totale è reale
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comporta molte rinunce e sacrifici per “possedere”
il tesoro nascosto
3. La “porta stretta”.
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noi, non autorizzati, quella porta l’abbiamo resa
larga
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un IO invadente e ingombrante non passa per quella
porta
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per varcarla occorre rimettere (de-cisione: taglio
netto) in questione radicalmente la logica di questo mondo (le 3 “P”: Potere –
Possesso – Piacere) e assumere l’Evangelo
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occorre farsi piccoli, scomparire, e far crescere il
Cristo (Abbandonato e Risorto) in noi
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bisogna imitarne la fede: obbedienza e abbandono
totale come Abramo e Maria. Rinunciare al buon senso e abbracciare la follia della
Croce.
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la difficile speranza cui siamo chiamati: bisogna
fidarsi solo di una Parola
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assumere l’amore come dono totale di sé, una la non
violenza radicale, l’amore ai nemici, la povertà.
Divenire, cioè, uomini e donne
abitati dallo Spirito.
4. La porta chiusa.
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È un simbolo tragico e una possibilità reale
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resta chiusa se i segni di riconoscimento non sono
sufficienti come: e la pratica religiosa
è segno insufficiente
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occorrono i segni della giustizia nuova: le
Beatitudini, la Figliolanza.
5. Conclusione.
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Chiediamoci: se dovessimo entrarvi ora, le nostre
“misure” spirituali sarebbero adeguate?
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quali segni-credenziali potremmo offrire per il
riconoscimento?
un consiglio: a quella porta ci saranno i poveri a
verificare. Facciamoci conoscere ora da loro per essere riconosciuti allora.
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