La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 23 febbraio 2018

Riflessione alla II Domenica di Quaresima: La Trasfigurazione. Don Pietro

1. Il senso cristologico della Trasfigurazione.
- La trasfigurazione è la manifestazione anticipatrice della Gloria della Resurrezione.
- Il Figlio di Dio vive eternamente nella Gloria, dimensione misteriosa dell’essere e della vita intima di Dio.
- Rivestito di umanità e inviato tra gli uomini il Figlio di Dio nasconde sotto i veli del corpo questa sua Gloria eterna, Luce diversamente insostenibile ad occhi umani.

2. Mosè ed Elia.
Per entrare nella profondità del mistero della Trasfigurazione possono aiutarci le figure di Mosè ed Elia.
- Essi compaiono vicino al Cristo nella gloria del monte,
- certo, per collegare Gesù ai grandi testimoni del passato di Israele,
- certo, per accreditare agli occhi del popolo Gesù facendolo affiancare da queste due figure mitiche del passato.

Ma c’è dell’altro:
- Mosè ed Elia sono uomini animati, pervasi, agiti totalmente dallo Spirito.
- Dunque, anche la Trasfigurazione del Tabor è essenzialmente esperienza dello Spirito, per Gesù e per i discepoli.

        La nube.
- Il filo conduttore che unisce Gesù, Mosè ed Elia e i discepoli è la NUBE attraverso cui si manifesta la Gloria di Dio.

         Mosè.
- Mosè ha sperimentato la NUBE quando ha incontrato Dio faccia a faccia sul Sinai.
- Solo attraverso la nube l’uomo, creatura della finitudine e del limite, può fare esperienza di Dio.
- La nube gli fa vedere Dio come attraverso un velo che copre il viso, altrimenti gli occhi dell’uomo, cioè la sua ragione, sarebbero impossibilitati a sostenere il riverbero della Gloria di Dio.

          Elia.
- Qualcosa di simile accade ad Elia.
- Il profeta, stanco, deluso, avvilito, scappava lontano dalla perfida Gezabele che lo perseguitava a morte.
- Dio gli si rivela in questo momento di totale depressione – desiderava di morire – non nel vento impetuoso, non nel terremoto, neppure nel fuoco bensì nel mormorio di un VENTO leggero.
- Dunque l’esperienza dello SPIRITO, della PRESENZA di Dio lega Gesù, il grande dono dello Spirito al mondo, a Mosè mediatore del PATTO e ad Elia, restauratore dell’ALLEANZA.
- Gesù, Mosè ed Elia sono accomunati dallo stesso parlare con Dio, dallo stesso zelo per il Signore, dalla stessa indole di fuoco.

3. Pietro, Giacomo e Giovanni.
E qual è il significato dell’esperienza dei discepoli?
- Certo, quello di donare loro forza e intelligenza di fede in vista degli eventi tragici che incombevano, prima che la cresi li cogliesse impreparati.
- Purtroppo però questo tentativo resterà senza esito positivo. Essi non sapranno gestire lo scandalo della passione e morte del Signore e, tutti, si defileranno dimenticando che l’uomo dei dolori è lo stesso che al Tabor si è manifestato nella GLORIA.
Ma, oltre questo intento pedagogico, di consolidamento della fede dei discepoli, c’è dell’altro.
a) -     La trasfigurazione vera è quella degli Apostoli. Essi, infatti, per un istante passarono dalla carne allo Spirito e ricevettero la grazia di vedere l’umanità di Cristo come un corpo di luce, di contemplare la gloria del Signore nascosta sotto la kénosis, l’umiliazione.
- Questa visione della Gloria del Figlio che seduce e avvince i discepoli è promessa per l’ottavo Giorno, cioè per la fine della storia. Ad essi è resa possibile perché la potenza delo Spirito li ha investiti trasformandoli interiormente e immettendoli nella nube di una conoscenza oltre, non più quella degli occhi, cioè della ragione. Dio lo si può vedere solo con gli occhi “trasformati dalla potenza dello Spirito” (Palamos).
b)     Gloria ed umiliazione.
Ma l’esperienza del Tabor serve ai discepoli a capire anche la fondamentale relazione tra Gloria e umiliazione.
- La sofferenza-morte-umiliazione precede sempre la gloria della vita nuova.
- La gloria, abitazione di Dio in mezzo agli uomini, non è possibile senza sofferenza e persecuzione.
- I tre non comprendono perché nulla sanno ancora della Risurrezione. Croce e Gloria si possono capire solo l’una alla luce dell’altra.
c) Mosè ed Elia scompaiono.
Inoltre i discepoli, dalla scomparsa di Mosè ed Elia, debbono apprendere che la legge (Mosè) prepara solo la manifestazione di Dio mentre la profezia (Elia) la annuncia. Poi legge e profezia vengono oltrepassate quando al Figlio, che è la piena manifestazione della Gloria, la testimonianza verrà data direttamente del Padre e dallo Spirito.

4. La trasfigurazione per noi.
a) Il monte Tabor proposto nel tempo della Quaresima ha lo stesso significato e scopo del monte Sinai nel cammino di Israele nel deserto. Vedere Dio attraverso la nube dello Spirito. La mete della Quaresima è di contemplare la gloria della Risurrezione sul Volto dell’Uomo dei dolori per lasciare che la Luce del Volto di Dio investa e trasformi anche i nostri volti, mondo ed esistenza. Ma questa gloria anche per noi, come per il Cristo, si raggiunge attraverso l’umiliazione.
- Morte e Resurrezione sono strettamente legate. Questo perché l’Amore non può che essere crocifisso e sacrificale. Questo deve darci speranza: la via della Croce nostra e del mondo risplende già della luce di Pasqua.

b)   Il trasfigurato Gesù è allora pegno della nostra trasfigurazione finale.
Ma l’amore di Dio ci offre fin d’ora qualche anticipo di quello che saremo quando finalmente vedremo Dio faccia a faccia. Le lacrime saranno asciugate e dimenticate e le vostre vesti saranno bianche perché rese tali dalla sofferenza.
- Un momento forte di trasfigurazione nello Spirito è l’Eucaristia comunitaria:
- Pane e Vino: altro cibo e bevanda.
- Parole umane: Parola di Dio.
- Aggregazione umana: Famiglia di Dio.
- Peccatori: perdonati e amati.
- Figli delle tenebre: Figli del giorno.
C’è una luce eucaristica che non si vede, ma fa vedere! E noi la possiamo vedere secondo la nostra capacità: Dio si dona agli uomini secondo la loro sete.
Che la luce di Dio oggi e sempre possa risplendere sui nostri volti!
Perché ciò avvenga domandiamo con insistenza come Mosè: “Mostrami Signore il tuo volto, mostrami la tua gloria”.

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