La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

martedì 15 agosto 2017

SOLENNITA’ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA. Don Pietro

1. Parallelo tra Adamo e Cristo

Da Adamo noi partecipiamo la condizione di debolezza e di morte. Perciò siamo circondati da paure e siamo irretiti dalle seduzioni del mondo. In quanto condannati a morte cerchiamo surrogati e  sicurezze di vita. La ricerca ansiosa del piacere, l'attaccamento al denaro sono forme di una paura della morte che ci rende condizionati ed egoisti.

Gesù di Nazaret è stato un uomo come noi, ma non è vissuto come noi. Non ha affermato se stesso contro Dio. Al contrario si è abbandonato alla volontà di Dio.
Libero da se stesso, ha fatto di se stesso un dono a Dio attraverso l'amore dei fratelli.
E Dio gli ha dato ragione: Adamo cerca se stesso e trova solo angoscia, solitudine e morte. Cristo si affida e  offre a Dio se stesso e trova vittoria sulla morte.

La sorte di Gesù riguarda anche noi. C'è un ordine: prima Cristo, poi quelli che sono di Cristo.
"Essere di Cristo" non è qualcosa che può avvenire naturalmente, come accade nel rapporto con Adamo, ma si realizza solo quando la nostra vita si apre liberamente alla fede di lui.

Maria è la prima credente. Prima in senso non cronologico ma qualitativo.
La sua e stata una fede limpida, integrale, senza riserve.
Perciò Maria è assunta in Cielo.
Maria è la prima credente.. Cioè la prima persona umana nella quale la redenzione del Cristo ha manifestato tutta la sua fecondità.

In Maria si anticipa l'adesione e il destino della Chiesa.
Come Maria anche la Chiesa deve portare Cristo.
Come Maria anche la Chiesa deve accogliere la Parola di Dio, vivere di fede, portare a tutti la gioia della fede, partecipare della vita si Cristo.
In Maria già si è compiuto ciò che la Chiesa spera e attende.
Da quì la nostra fiducia: "L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte".

domenica 13 agosto 2017

COMMENTO SUL VANGELO DELLA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. Don Pietro


La sequela è decidersi per Gesù lasciando tutto. Non una volta per sempre, ma ogni momento.
E non basta lasciare barche,  reti, casa, famiglia. Occorre ri-fondare la propria esistenza sulla roccia-Cristo, rinnovando in ogni istante la propria fede in lui. Altrimenti tutto crolla e si affonda miseramente nelle acque instabili delle proprie false sicurezze, nei gorghi del proprio io infido.
Pietro lo ha sperimentato più volte nel suo cammino sulle orme del Maestro. La prima volta fu di notte, sul lago, mentre infuriava una forte tempesta di vento. Gesù non aveva accompagnato i discepoli sulla barca. Li aveva lasciati soli sul lago. Dovevano pur abituarsi alla sua assenza e imparare a governare da soli la barca-Chiesa! Ma Lui da lontano, sul monte prega per loro…

Gesù voleva verificare se nei loro cuori la fede era tanto radicata e forte da guidarli e sorreggerli anche in acque agitate. Il risultato sembra sia stato deludente. Quando Gesù si mosse, camminando sulle acque per andare loro incontro, lo scambiarono per "un fantasma... e si misero a gridare dalla paura". Ma non infieriamo troppo su di essi: se la fede vacilla, tutti possiamo dubitare che Gesù nient'altro sia che un'illusione della mente, una proiezione umbratile del nostro desiderio. Basta un'increspatura di onde, un rabbuffo di vento, e il sogno si muta in incubo minaccioso.
Dal  naufragio può salvarci soltanto l'amore soccorrente di un Gesù che mai è indifferente al grido-preghiera di suoi. Saldi e costanti  nella fede in lui, possiamo, come Pietro, tentare anche l’inosabile: avventurarci per i sentieri ostili del mare, simbolo biblico del male e della morte. Non appena, però, la paura in noi ha la meglio sulla fede, i gorghi della morte possono trascinarci nell'abisso profondo.

La poca fiducia in se stessi o l'eccessiva confidenza con l'acqua sono, a volte, causa di annegamento per i principianti del nuoto. Per Pietro sembra sia accaduto il contrario: troppa fiducia nelle proprie forze e sottovalutazione della potenza del vento. Non appena, gridando, torna ad essere uomo di preghiera, sperimenta ciò che Gesù è e fa: il Salvatore dei naufraghi.
Quando, in seguito, Pietro lo annunciò agli uomini, nel suo cuore sapeva che era vero, avendolo toccato con mano. E ogni volta che sulla barca con gli altri udì il sibilo del vento,  avrà risentito certamente anche la presa forte della mano del Signore insieme  all'ammonizione: "Uomo di poca fede, perché è dubitato?". I pescatori, che nei secoli si sono succeduti sulla sua barca, ne hanno anch'essi serbato memoria a loro conforto e monito? E hanno ricordato a tutti che la fede in Gesù non è mai un possesso definitivo e sicuro, ma che va rinnovata e alimentata con una preghiera incessante, altrimenti mare e vento possono avere la meglio?

giovedì 10 agosto 2017

COME AIUTARLI A CASA LORO


E’ ora di frenare l'isteria collettiva che divampa sul tema dei migranti e guardare alla realtà. Anche con una pulizia lessicale che aiuti a raffreddare gli animi ed evitare reazioni scomposte. L'insistenza ossessiva sull'"emergenza" prodotta da "sbarchi" di una quantità "debordante e ingestibile" di migranti che "invadono" il territorio innesca un clima di ansia collettiva e focalizza l'attenzione su questo problema, come fosse l'alfa e l'omega della nostra vita pubblica.
Ma di cosa stiamo parlando, quando si strilla di emergenza? Guardiamo ai numeri con razionalità. Le cifre qui riportate provengono dalla fonte ufficiale più accreditata a livello internazionale, l'Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite. Partiamo dall'inizio della crisi, dal 2015. In quell'anno arrivarono in Europa più di un milione di persone, in gran parte dalla Siria. Di queste, 857.363 entrarono in Grecia. Un Paese tre volte più piccolo dell'Italia, sei volte meno popoloso e più debole economicamente ricevette in un anno tanti migranti quanti l'Italia ne ha accolti in dieci. E nel solo mese di ottobre ne entrarono più di 200.000. (Per non dire dei quasi due milioni e mezzo che vagarono tra Serbia, Ungheria, Slovenia, Croazia e Macedonia). Noi italiani abbiamo perorato la causa greca e balcanica in sede europea dichiarandoci disposti ad accogliere la nostra parte di rifugiati e richiedenti asilo? Sarebbe interessante saperlo visto che ora protestiamo contro l'insensibilità (reale e deprecabile) di tanti Paesi Ue per la riallocazione dei migranti. Abbiamo fatto la nostra parte allora, così da avere le carte in regola oggi?
Veniamo ai nostri giorni. L'anno scorso i numeri sono cambiati grazie all'accordo con la Turchia (sulla cui gestione è calato il silenzio): nel 2016 sono precipitati gli arrivi in Grecia (176.906) e saliti in Italia (181.43 6) ; non una grande differenza. A luglio di quest'anno siamo a 83.752 in Italia e "solo" 10.679 in Grecia. Se poi ci confrontiamo con i Paesi del nostro livello, occorre ricordare che tra 2015 e 2017, secondo il Destatis (Agenzia statistica del governo federale tedesco), sono arrivati in Germania quasi due milioni di stranieri per i quali il governo ha stanziato, nel 2016, 20 miliardi di euro. Con il motto volontaristico e generoso «ce la faremo», Angela Merkel ha allargato le braccia e rintuzzato timori e critiche: E non è arretrata di fronte agli anti-immigrati dell'Afd.
II confronto internazionale sulle cifre dei flussi migratori degli ultimi anni rende meschine le nostre lamentele e disgustose le polemiche salviniane sull'invasione. Anche le cronache di questi giorni af-fliggono. Invece di valorizzare la nostra meritoria opera di salvataggio in mare ci buttiamo in insensate diatribe sulle Ong. Queste organizzazioni, come dice il loro acronimo, sono "non-governative" e cioè non-dipendenti dallo Stato, anche se devono sottostare, come chiunque, alle leggi. Ma attenzione: dietro alla richiesta di adeguarsi alle norme si nasconde spesso la tentazione di ridurle al servizio dello Stato o di mettere loro la museruola. Evitiamo di trasformare le Ong in organizzazioni non rate. Inoltre, se riduciamo l'operatività delle Ong nel Mediterraneo rischiamo che al prossimo, drammatico, naufragio la responsabilità ci venga addebitata.
Il nodo della questione migranti riguarda il "dopo": cosa facciamo di coloro che arrivano? Di questo occorre parlare. Quanto impieghiamo a identificarli? Quanto a controllare il loro status di rifugiati? Cosa succede quando escono dai luoghi di identificazione? Quali attività possono/devono svolgere per evitare di vederli bighellonare ai margini delle città (vero focolaio-di insofferenza e ostilità nella popolazione)? Quanti corsi di italia¬no sono stati istituiti? Invece di perderci in risibili cacce alle streghe proviamo anche noi a dire "ce la faremo". Ad avere un po' di orgoglio e fiducia nelle nostre capacità, senza mendicare ricollocamenti in giro per l'Europa. Discutiamo di come gestire, in una prospettiva di lungo periodo e non emergenziale, i nuovi arrivati invece di cedere alla retorica sovranista brindando alla riduzione degli sbarchi - cioè, evidentemente, dell'invasione".
Piero Ignazi

lunedì 7 agosto 2017

meditazione relativa alla TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE. Don Pietro


1. E’ l’erompere improvviso e breve della gloria divina sul Cristo.

Più che un miracolo è la sospensione del miracolo e cioè la sospensione del nascondimento della gloria di cui il Figlio eternamente gode. E’ anche l’anticipazione della gloria futura della risurrezione

2. Il volto del Cristo diviene come sole sfolgorante:

un simbolo trasparente della sua vittoria sul peccato-tenebra.
Le vesti diventano candide come la neve: l’allusione è alla vittoria del Cristo sulla morte.
Il Trasfigurato, dunque, è il vincitore del peccato e della morte.

3. Accanto a Gesù Mosè ed Elia. Cioè il Mediatore (Mosè) e il restauratore (Elia) dell’Alleanza.

Ora la grandezza dei due è estesa a Gesù.
La loro presenza insinua che Gesù è il vero compimento della Legge e la pienezza della Profezia.
Il loro ritorno  era atteso per i tempi messianici. Dunque con Gesù il tempo atteso è presente.
L’esperienza di Mosè e di Elia è l’esperienza di Dio come potenza e Gloria attraverso lo Spirito. Ora con Gesù Dio è sperimentato come Padre.
I due ad un certo momento scompaiono. Per incontrare Dio occorre loSpirito di Gesù. Legge e profezia, pur preziosissime, non bastano.

4. I discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni

Gli stessi del Getsemani: quasi a volerli preparare allo scandalo del Figlio di Dio travolto dal male e dalla morte…Encomiabile tentativo pedagogico, purtroppo con esito fallimentare,tra l’altro…
Forse Gesù trasfigurandosi vuole indicare loro nella Kenosi, nell’annientamento la via unica e vera della gloria.
Passando da una fede imperfetta ad una compiuta, anche i discepoli vivono una loro trasfigurazione.

5. “Sei giorni dopo”…

La trasfigurazione nel settimo giorno, dunque. Esattamente come l’Eucaristia, la trasfigurazione delle settimana, del tempo…

6. Bellezza e Croce

Nella trasfigurazione dono unite inscindibilmente. La Bellezza increata si manifesta e risplende col massimo fulgore proprio nelle tenebre della Croce. La Croce esprime al massimo la Bellezza. Quella di un Dio che dona la vita a chi gliela toglie…