La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 22 dicembre 2019

MEDITAZIONE SULLA IV DOMENICA. Don Pietro


1.      Giuseppe al centro, ma alla luce di Gesù e di suo Padre

Non pochi commentatori titolano e indicano questo brano come «L'annuncio a Giuseppe». E certamente è il padre legale di Gesù il destinatario dell’odierno messaggio angelico. E’ il falegname di Nazaret l'interlocutore di Dio. E’ Giuseppe l'uomo che vive un'ora drammatica della sua fede. E’ lo sposo di Maria che si rivela nel racconto uomo giusto e ricco di amore per Dio e per la sua donna.
Ma il cuore del brano, il centro della narrazio­ne, non è Giuseppe: è ancora Dio nella novità sor­prendente del suo agire ed è Gesù, iI Figlio nel quale il Padre vuole realizzare una presenza definitiva e salvifica.
Questa sezione del Vangelo secondo Matteo si configura, dunque, come teologica e cristologica, senza per questo escludere il sue radicamento storico, il suo ancoraggio ad antichi racconti traman­dati dai parenti di Gesù, da Maria in particolare.

2.     Gesù, le attese dei secoli si realizzano

Anche per tale pagina, allora, essenziale è co­gliere il cuore del messaggio che l'evangelista vuo­le trasmettere al lettore attraverso simboli, allusioni, rinvii alle Scritture e attraverso i comportamenti degli attori non protagonisti della vicenda narrata.
Ancora una volta l'interesse di Matteo è per quel bambino misteriosamente presente, minuscola goccia di vita, nel grembo di una giovane donna (alma), di una vergine (parthénos). Quel minuscolo grumo di carne pulsante è l'approdo di una storia lunga millenni, carica di attese, bagnata dal pian­to delle generazioni, mille volte nel fango e sem­pre fatta ripartire da Dio rinnovando la sua anti­ca promessa.
Nelle sue notti, frequenti e lunghe, il popolo di Dio, o almeno un suo piccolo resto, ha potuto so­pravvivere all'ostilità del mondo circostante e al suo proprio peccato aggrappandosi a quella pro­messa che Isaia (7,14) enuncia in termini scanda­losi per l'umana ragione e che Matteo riporta a con­ferma della fedeltà di Dio:
« Ecco, la vergine con­cepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele » (1,23). In Gesù l'antica profezia si adem­pie. Dio non delude: tiene fede alla propria pro­messa.
La Scrittura registra puntualmente interventi particolari, diretti, di Dio nella nascita di uomini che dovevano incarnare una sua speciale presen­za, scelti per far progredire il suo disegno di salvez­za. Accade per Isacco (Gn 21), per Giacobbe (Gn 25,21), per Samuele (ISam 1,4-20).
Per Gesù, il Figlio, l'intervento divino è straor­dinario, unico, oltre le leggi della natura. Non ci sarà un padre terreno. Sarà sostituito dallo Spiri­to, il principio ultimo e primo della creazione e della vita. Giuseppe, come vedremo, non si offenderà. La fede e la pratica diuturna della giustizia davan­ti a Dio e agli uomini l'aiuteranno a capire e ad accettare un Dio difficile.

3.      Un futuro delineato fin dalla nascita.

Nel grem­bo verginale di Maria confluisce il fiume dei secoli e, in germe, è già presente e si delinea nei suoi tratti fondamentali il futuro di colui che nascerà. Lo Spi­rito, che concorre al suo concepimento e alla sua nascita, non lo abbandonerà più per l'intero arco della sua breve ma intensa esistenza. Sarà sempre su di lui, in lui, risuonerà sulle sue labbra, renderà potenti le sue mani, lo sosterrà nell'ora tenebrosa.
Preconizzato fin dal grembo materno come Dio-che-salva (Jeshuà), come Dio-con-noi (Emmanuele), egli onorerà pienamente questi titoli, impegnativi oltre che onorifici. Nella casa di Nazaret, sul grem­bo di Maria che nasconde un mistero tanto gran­de, già si protende la luce dei sentieri palestinesi battuti dai piedi dell'amico-dei-peccatori e già si al­lunga l'ombra della croce con cui Dio-salva.
Anche l'elemento arcano, la dimensione del me­raviglioso che attraverserà gli eventi dell'esistenza di Gesù è già presente al suo concepimento, come alba che prelude al giorno.
4.     Giuseppe: scomparire per esserci.
Dio irrompe nel­la vita di questa piccola grande creatura e, come sempre accade, la sconvolge per sempre. Tutto ini­zia con quella gravidanza umanamente inspiegabile  della sua fidanzata, fonte di allegrezza per Ma­ria, di turbamento per lui. La legge di Dio gli im­pone di ripudiare la donna che ama. La certezza della sua innocenza e la carità glielo vietano. Ma non è questo il dilemma che rende interminabili e angosciose le sue notti. Non tra giustizia della legge ed esigenze della carità è il suo dramma.
Giuseppe teme che Dio ami di un amore esclu­sivo la stessa donna che lui ama e siccome è uomo giusto non vuole competere con Dio. Gli avrebbe lasciato campo libero se Dio, attraverso il suo an­gelo, non gli avesse fatto sapere in sogno che l'a­more divino non entra in concorrenza con l'amo­re umano: lo assorbe e lo trasforma, lo trascende, ma non lo distrugge.
E Giuseppe accetta, felice di amare Maria in Dio, rispettoso del mistero che l'avvolge. La Parola-rivelazione di Dio scioglie il dramma di Giuseppe. Rinuncerà a un amore carnale verso Maria per amore di Maria, madre del suo Signore. Ma il suo non sarà un matrimonio apparente. Sarà un vin­colo saldissimo fondato su un amore immenso.
Anche la sua paternità non sarà fìttizia. Il fi­glio, di Maria e dello Spirito, anche Giuseppe dovrà ogni giorno generarlo alla vita, a una fede-obbedienza, a un amore di Dio tanto forte da di­ventare salvifico. Ogni giorno lo ri-conoscerà come Dio-che-salva e lo chiamerà Gesù. Vivendo con lui sperimenterà che cosa veramente significa l'Emmanuele, il Dio-con-noi.
In Giuseppe si compie, anticipato, un piccolo evento pasquale: muore ai suoi progetti umani, al­le sue sicurezze, e dal sonno-morte del suo dram­ma di uomo e di credente esce come risuscitato-"(egherteìs, il verbo della risurrezione!), uno di que­gli uomini nuovi che il Figlio guiderà.

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