La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 24 febbraio 2019

Riflessione relativa alla VII DOMENICA del tempo ordinario.Don Pietro

PERDONO – NON VIOLENZA – UOMO “NUOVO”

1. Questo brano evangelico – sul perdono e sulla non violenza attiva e radicale  come stile dei rapporti del discepolo del Signore con quanti gli facessero del male – ci mette in crisi e ci crea imbarazzo.
Da un lato le parole di Gesù ci sembrano vere e giuste avendo l’autorità di Dio.
Da un altro lato, però, ci sembra pericoloso, per l’ordine che deve regnare nella società, perdonare ai malvagi e ai violenti e dare a chi ci ruba oltre al mantello anche la tunica.
Avvertiamo cioè come doveroso fermare la violenza ricorrendo anche a mezzi repressivi. E’ una contraddizione cui non possiamo e non dobbiamo sfuggire quella che, se persegue la giustizia sembra dover abbandonare l’amore e se sceglie l’amore pare debba rinunciare alla giustizia.

2. Non ci può essere conciliazione facile e totalmente risolutiva tra queste due alternative.
La contraddizione, infatti, nasce da un conflitto che è nel profondo del nostro essere: quello tra l’uomo terreno, carnale, che noi siamo, e l’uomo nuovo, celeste, che noi siamo chiamati ad essere e non solo nel futuro, ma, almeno incoativamente, già nell’oggi, nella trama dei nostri rapporti.
L’uomo carnale che in noi è vivo e vegeto tende sempre a costituirsi padrone della realtà imponendo su tutto e su tutti la sua volontà di potenza e sostituendo all’ordine del mondo il suo ordine.
E quest’uomo, autoprocalamatosi signore del mondo, è un uomo violento e produttore di violenza in quanto nega l’altro e il suo diritto e vede in lui un nemico.

Ora l’uomo carnale dal cuore violento che è in noi, emerge nei nostri comportamenti e, sommandosi ai comportamenti violenti degli altri uomini, dà vita ad una storia di inimicizia e violenza che avvelena i rapporti sociali – e anche quelli privati – e dà luogo a manifestazioni in cui lo scatenamento della bestia sembra, ormai, senza più limiti e remore.
Per questo noi siamo dentro una storia di peccato e di violenza le cui radici sono dentro di noi, nel nostro cuore.
Per questo siamo tutti complici della violenza. Perciò Gesù può dire: “Voi siete tutti cattivi”, radicati cioè nel vecchio Adamo e nella sua logica violenta.

3. Ora, la buona notizia dell’evangelo, l’annuncio lieto di Gesù è che questa logica può non essere onnipotente perché l’uomo carnale, il vecchio Adamo che è noi, può essere ucciso, vinto e sostituito con l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, dono del Padre da accogliere, non meta da conquistare con i nostri mezzi.
E così, almeno in modo incoativo, parziale, solo per anticipazioni, noi possiamo dar vita e godere di un mondo nuovo, il Regno di Dio, in cui le radici della violenza possono essere estirpate.
Questo Regno viene verso di noi, è dentro di noi e germoglia come fiore impossibile tra i crepacci ancora profondi della violenza.

4. L’uomo nuovo, di cui parla Paolo, non è un’utopia, un sogno bello e impossibile.
In Gesù di Nazaret esso si è incarnato e ha preso vita. Con la sua morte e resurrezione è una possibilità offerta a tutti.
Gesù è entrato in un modo segnato dalla violenza imperialistica della pax romana e da quella terroristica del movimento zelota.
Egli riconduce quella violenza ed ogni altra, in ogni epoca e in ogni tempo, proprio al “cuore violento”, cui si rivolge per convertirlo, cambiarlo e istituirlo su un nuovo fondamento, per renderlo, cioè, capace di camminare nella non violenza per raggiungere la pace. Nella proposta di Gesù il male si vince col bene, che è poi convincere al bene e la violenza si debella convertendosi alla pace.
Così Gesù, incontrando la violenza non l’ha ratificata, ma l’ha scoperchiata, l’ha messa allo scoperto, portando il giudizio di Dio nel cuore degli uomini, fossero essi oppressori o oppressi.
Perché ogni vittima è un oppressore potenziale e aspetta il momento per prendere il posto dei violenti.
Ma Gesù non si è limitato a denunciare le radici della violenza, Egli ha anche indicato come possibile un mondo nuovo cui, peraltro, tutti gli uomini aspirano.

5. Gesù, personalmente, ha già vissuto in questo mondo nuovo e futuro, tanto nuovo e futuro che nessuno lo ha mai compreso, eccetto i santi.
La proposta di Gesù è fallita storicamente e fallirà sempre. La croce è il segno del fallimento.
Eppure Gesù è l’uomo futuro, l’uomo nuovo che anche a noi è proposto e offerto attraverso lo Spirito.
Questo significa la Resurrezione: Dio è dalla parte di quel fallimento e il futuro del mondo è dalla parte di quel fallimento.

6. Accogliere la proposta di radicale non violenza che Gesù ci fa – cioè rispondere con l’amore al torto che ci vien fatto – significa custodire nel cuore e far vivere nei rapporti i piccoli germi di un mondo diverso, capace di far vibrare le corde anche del cuore del carnefice.
Significa amare tanto da liberare non solo la vittima, ma anche il carnefice, come già è avvenuto il Venerdì Santo per i crocifissori di Gesù che capirono che il Crocifisso era l’uomo nuovo e si convertirono.
Quest’amore perdente secondo i parametri dell’immediato, il mondo lo giudica perciò stolto.
Ma a questo siamo chiamati: testimoniare un amore stolto, stolto perché non cambia subito il mondo e noi sentiamo che occorrono risposte urgenti alla violenza che ci assedia come morsa mortale.
Ma è un’illusione pensare che si possa realizzare una giustizia giusta attraverso la repressione e cogliere poi il frutto atteso della pace.

Era questa la prospettiva dell’Antico Testamento: credere cioè che attraverso la giustizia intesa come rettitudine e solidarietà potesse generarsi la pace, come bontà del mondo.
Gesù capovolge questa prospettiva: è la pace che genera la giustizia, perché solo dalla riconciliazione può nascere la rettitudine e la solidarietà. Senza uomo nuovo non c’è giustizia.
Il nostro compito di credenti è, allora, quello di scegliere concretamente la strada di un amore totalmente non violento, senza però la pretesa di cambiare il mondo.
A noi è chiesto solo di allevare nel nostro cuore e in quello degli uomini con cui interagiamo la certezza che solo la lotta non violenta vince, solo la forza della verità e dell’amore ha un futuro.
Le vittorie che potrebbero ottenersi con la violenza sono solo provvisorie se non  proprio illusorie. La storia è lì a ricordarcelo.

7. Certo, l’ideale dell’amore come principio costruttivo del mondo nuovo, mentre è grande, è anche debole e fragile come la Parola di Dio.
Ed è un principio che non può tradursi in una teoria, una dottrina immediatamente spendibile nella prassi, soprattutto nei rapporti sociali pubblici.
L’amore è solo una proposta offerta all’uomo vivo, alle sue potenzialità intime.
Solo i semplici e i puri di cuore possono comprenderlo e viverlo passando per ingenui e stolti secondo la logica del mondo.
Essi, quanti cioè, riescono a credere nella onnipotenza dell’amore e a testimoniarla, sono proclamati “beati” dalla Parola di Dio.

Il nostro compito – difficilissimo – è quello di rendere credibile l’amore in un mondo in cui vince solo chi oppone la forza alla forza, l’astuzia alla astuzia, l’avidità alla avidità.
Questo amore oggi non vince, ma prepara solo il mondo che viene, lo accoglie in piccoli germogli e ne dimostra la praticabilità.
Noi dobbiamo faticare tutta la storia per trovare vera questa parola del Signore, ma la scopriremo come vera solo quando la storia sarà finita, quando cioè vedendo faccia a faccia chi è Dio e chi è l’uomo, vedremo che Dio è amore e che anche l’uomo è amore.

Ora siamo chiamati a credere nell’impossibile: è questa la nostra tribolazione e la nostra beatitudine.
Non ci vergogniamo se lo Spirito ci dona di vivere alla lettera la parola del Signore, di porgere l’altra guancia, di dare anche la tunica a chi ci ruba il mantello.
E’ un privilegio anticipare ed entrare con gesti apparentemente stolti, in un mondo futuro cui tutti gli uomini, senza saperlo, aspirano.
Diffondiamo nel mondo queste fulgide insipienze: in esse è nascosta la sapienza di Dio che ha creati gli uomini non perché siano come il primo Adamo carnali e violenti, ma perché siano come il secondo Adamo, Gesù, miti e amici di tutte le creature.     

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