La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 16 novembre 2018

VANGELO DELLA DOMENICA 33 DEL T.O.. Riflessioni di Don Pietro

1. Apocalipsy now

La fine del mondo è una tema tornato di moda. La letteratura, il cinema, la pubblicistica utilizzano la grande paura diffusa nelle persone per riproporre temi apocalittici.
Ovviamente c'è anche chi specula e lucra su questa paura.
C'è chi gongola perché dinanzi all'avvilimento della cultura, dinanzi all'imbarazzo dei programmatori del futuro, vede gente che finalmente torna a Dio. In effetti assistiamo quasi esclusivamente ad un ripiegamento delle coscienze, ad una ripresa di contatto con i timori dei nostri padri.
Ma l'annuncio cristiano non è un annuncio della fine di tutte le cose, bensì del cominciamento di un mondo nuovo e di una nuova creazione. Questo nuovo inizio del mondo è qui, ora, nel tempo, anche se solo germinalmente. Non fosse così che "buona notizia" sarebbe il vangelo? Eppure nel genere apocalittico c'è una parte di verità. Bisogna coglierne la novità evangelica.

2. Il fallimento dell'ottimismo creaturale

Si è appena conclusa una stagione culturale che guardava sprezzante al passato, che pensava sempre alla fine del mondo, che era ossessionata della provvisorietà dell'umanità. Una stagione che considerava la storia come una marcia lineare verso mete gloriose. Il progresso illimitato, il divenire dello Spirito assoluto, l'umanità come nuova divinità del cosmo erano considerati autentici dogmi da non discutere.

Siamo chiamati a riprendere contatto con la verità delle Vangelo che impietosamente dichiara:

"Il cielo e la terra passeranno"

Il nostro mondo, il nostro ambiente vitale, sono provvisori.
Provvisoria è anche la nostra vita e provvisoria la vita dell'umanità.
Gesù esprimeva tutto questo con le figure letterarie del suo tempo che erano  impregnate di catastrofi astrali. Noi usiamo altri generi letterari: la bomba N, la bompa ecologica, quella demografica, la violenza, l'assurdo, l'angoscia...

3. La Parola nuova della fede

Con Gesù irrompe nel tempo il Regno di Dio

Il Regno come terremoto, uragano, capovolgimento di ogni realtà.
Meglio: il Regno come parto doloroso, ma perché veda la luce un mondo nuovo.
Per raggiungere il fine bisogna passare attraverso la fine.
Come è già accaduto a Cristo: la resurrezione attraverso e dopo la sua morte.

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