Ricordiamo, oggi, i fratelli e le sorelle che hanno già attraversato il passaggio buio, difficile della morte e che ora sono presso Dio.
Ci conforta la certezza nella fede che nessun tormento può più toccarli e nessuna fragilità può più farli soffrire.
Essi hanno oltrepassato quella porta che separa questa vita dall'eternità.
Essi hanno seguito il Cristo, loro Signore, lungo il percorso che porta dalla morte alla vita.
Essi stanno davanti a Dio e conoscono senza fatica il suo splendore ed il suo affetto di padre.
Essi ricordano al Signore di tenere sempre spalancate per noi le porte della sua casa.
Cos’ anche noi, nonostante le nostre debolezze, tradimenti, ansie e paure, potremo un giorno essere ammessi nella dimora della luce.
2. Meditazione sul senso della morte dei propri cari
Dinanzi alla morte dei propri cari c'è chi trova nella preghiera la forza per continuare a vivere, sperare, ad avere fiducia: la presenza del Signore lo sostiene.
C'è chi, invece, dinanzi alla morte non riesce ad esprimere con le parole il tumulto dei sentimenti: piange e tace.
Qualcuno sente nascere in sé la rivolta e la ribellione. Non solo non riesce a pregare ma protesta con Dio. Non è giusto, grida!
L’odierna commemorazione dia ad ognuno la possibilità di affrontare con serenità il problema della morte. E diventi un'occasione per pregare. Pregare è infatti sia rivolgersi a Dio con fiducia, sia meditare in silenzio, sia far arrivare a lui la nostra amarezza e protesta. Il Signore ha vissuto l'esperienza della morte. Ascolterà le nostre parole e ci darà una parola di conforto.
3. Rinnovare la nostra fede
La fede ci assicura che la nostra vita non è nelle mani di un cieco destino. La morte non potrà dire l'ultima parola sulla nostra esistenza. La nostra vita è nelle mani di Dio.
La parola di Dio ci garantisce che Dio si prende personalmente a cuore la nostra vita. Egli non c'abbandonerà alle tenebre, ma ci condurrà verso la vita che dura per sempre.
Anche di fronte alla morte noi ci fidiamo di Dio.
La buona notizia consegnata alle Scritture ci ricorda che Gesù ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra vita, conoscendone gioie e dolori.
Egli non ha evitato la morte ma nel suo amore per Dio e per noi l'ha affrontata senza paura.
Per questo, per il dono che ha fatto di tutto se stesso fino alla morte, e alla morte di croce, Dio lo ha risuscitato e gli ha dato una gloria senza misura. Ha fatto di lui il primogenito dei viventi.
Ora noi abbiamo il suo Spirito che anima questa nostra vita e la conduce verso il compimento. Ci sostiene nello sforzo di cercare di amare Dio sperando nel suo regno.
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