La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 23 giugno 2018

Solennità di S. Giovanni Battista. Riflessione di Don Pietro

La predicazione del Battista 

L’inizio della vita pubblica di Gesù, il suo ministero in parole e opere potenti, sono fatti precedere, nei Sinottici, dalla figura di Giovanni Battista, l’austero profeta che per città e villaggi annuncia ai capi e al popolo l’imminente instaurazione del Regno di Dio, la venuta dell’atteso Messia e la necessità di una conversione radicale del cuore e della vita attraverso un rito penitenziale di purificazione : il battesimo nelle acque del Giordano, il fiume cui erano legati eventi memorabili della storia di Israele.
Il primo vangelo nel descrivere la personalità e l’opera del Battista si ispira al testo di Marco aggiungendovi espressioni provenienti dalla “raccolta di detti di Gesù,”  la famosa fonte “Q”. Gli studiosi vi hanno individuato anche tracce di ambiente sacerdotale ed esseno da cui probabilmente il Battista proveniva.
La comunità di Matteo lo tiene in grande considerazione per la sua vicinanza a Gesù di cui è precursore, per l’altissima testimonianza offerta alla Verità col suo martirio e per il messaggio in cui già risuonano accenti che saranno propri del Rabbi di Nazareth.
Del suo annuncio, ricco di suggestioni tutte da meditare, cogliamo solo qualche spunto, attuale per ogni epoca.

“comparve Giovanni il Battista” 

Giovanni Battista : Dio non tace più. Nel mondo torna a risuonare la sua voce. Ancora una volta nel registro della profezia, uno dei doni più grandi che l’uomo possa ricevere. Il silenzio di Dio è insopportabile, sebbene sia sempre un silenzio altamente eloquente. Ma solo per chi, teso e aduso all’ascolto, sa decifrarlo e coglierne il senso profondo e misterioso.
Il profeta, come Giovanni, è parola forte, esplicita di Dio all’uomo e al suo popolo. Una parola espressa prevalentemente attraverso la persona stessa del profeta e affidata più a gesti che a messaggi.
La prima, grande, azione simbolica di Giovanni è la sua rottura con la “città”. Da sempre, nella Bibbia, la città è guardata con sospetto, anche se mai demonizzata. Perché assume il senso della stabilità, in antitesi alla condizione peregrinante più congeniale alla verità profonda dell’uomo, viandante verso l’Eterno. Perché, ancora, la città è sinonimo di organizzazione e potenza, luogo della massa manipolata, della violenza e della libertà amministrata. Per il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, esiste soprattutto il singolo volto nella sua irripetibile fisionomia, affidata al “nome” che Egli solo conosce, non la massa anonima.
Perciò Giovanni rompe con la città e, docile, si lascia sedurre (condurre con sé) dallo Spirito nel deserto, altro spazio altamente evocativo per l’uomo della Rivelazione. Non è un luogo geografico, il deserto. È una dimensione dello spirito. Solo lì, nei lunghi silenzi delle dune, l’uomo, spogliato di ogni vanità e orpelli, può incontrare l’Unico Necessario e in Lui ritrovare se stesso come solitudine tesa all’Incontro. Israele sulla sabbia rovente del deserto, con le sue notti gelide e rotte dall’urlo dei venti, ha conosciuto i morsi amari della tentazione e della prova. Ma anche la consolazione dell’Amante-Amato che ha sussurrato al suo cuore parole di struggente tenerezza legandolo per sempre a sé con giuramento. Giovanni, l’uomo che è tornato al deserto, si fa appello ad ogni coscienza a riprendere il sentiero che vi conduce : la nostalgia di un Amore perduto, bello e impossibile nella città. Occorre decidere, tagliare di netto, sciogliere intrecci e complicità col “mondo”.
Strano approdo – ma del tutto prevedibile – quello della vicenda di Giovanni, il solitario : le folle lo cercano, quasi lo stringono d’assedio, vogliono vederlo, toccarlo, ascoltarlo. Succede al santo, la più grande novità fra gli uomini. Più si nasconde e si nega alla vista e più se ne sollecita l’apparizione, sia pure fugace. Il fascino dell’uomo vero, dell’uomo nuovo! In cui l’invisibile si fa visibile. Fa niente la ruvidezza del tratto, capelli e barba incolti, parole come dardi di fuoco… La verità è irresistibile, anche se solo in forma aurorale, come in Giovanni. Che succederà quanto apparirà il Sole che ora la tenue luce dell’alba giovannea appena e solo annuncia? Allora lasceranno barche, mogli, figli, case e negozi. Per giorni e giorni scorderanno di mangiare e dormire. Batteranno tutte le rive dei laghi, da un capo all’altro…
Perciò è a Lui che Giovanni rimanda. Egli non è che una voce per scuotere gli assopiti. Un semplice dito puntato a indicare obliate direzioni. Un battistrada pronto a farsi da parte non appena si udrà sul selciato il passo di sandali di cui neppure il legaccio qualcuno è degno di sciogliere. Lo spaventa anche solo il pensiero di poter fare ombra alla Luce dirottando su di sé ciò che è solo di un Altro. Gigante di umiltà. Servo vero della Verità. Prima di annunciarla presente, l’ha a lungo frequentata in compagnia dell’amica solitudine, offrendo la carne alla macerazione del digiuno. Per meglio provare la fame dello spirito e per placare l’opaca avidità del corpo che reclama solo il pane, non la parola che esce dalla bocca di Dio.

“il regno è vicino”

Scuotere coscienze intorpidite, perché prede di cose vane, è salutare e doveroso anche. Evocare scenari di fuochi inceneritori, mannaie implacabili e venti che disperdono esistenze rinsecchite come foglie d’autunno, è mestiere d’ogni profeta. Purché si indichi una via di uscita, si prospetti una soluzione. Il Battista, profeta di razza, questo lo sa e ai dannati del suo tempo indica la via per sfuggire all’ira ventura. Una via antica, fin allora mille volte invocata, promessa e attesa, ma non ancora aperta e percorribile : il Regno di Dio. E un giorno, mai più dimenticato dal suo cuore, di quel Regno Giovanni ha l’inestimabile grazia di scorgere la prima gemma. Su un uomo, in fila con i peccatori sulle rive del Giordano, egli vede posarsi lo Spirito mentre una Voce lo accredita come depositario di potenza e forza salvifica. Testimone di un evento, indicibile senza il sussidio di cieli squarciati e ali fragili di colomba, il Profeta proclama l’atteso annuncio : il Regno è vicino e ha il volto di un uomo con fattezze di agnello.
Adempiuta la missione, Giovanni dimostra di possedere anche la non comune virtù di lasciare libero il campo perché lo occupi Colui cui solo appartengono regno, potenza e gloria nei secoli. All’amico dello Sposo compete solo di preparare la festa di nozze. Poi deve farsi da parte, per non fare ombra a “Colui che deve venire”. È lui il Regno. È lui il Signore che regna. Chiunque altro non si monti la testa : è solo un “preparatore” del Regno che viene sempre per libera e gratuita iniziativa di Dio. Gli occhi dei destinatari del Regno vanno orientati solo sull’Unico che lo possiede. Ogni altro scompaia, riconoscendo di essere solo un indice puntato, una freccia che indica una “Direzione” che è altrove.

Una vera comunità credente sa riconoscere il limite del proprio servizio : essere semplice strada al Cristo, relativa e mai assoluta. Se non ridimensiona la sua importanza, non aiuterà i suoi membri a incontrare Colui che solo salva.

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