In effetti Gesù è fuori dalla norma comune e dalla norma religiosa. Egli infatti si dedica a chi non è suo parente, e non ha nemmeno il tempo per mangiare.
A. L'atteggiamento dei parenti
Sono interessati per la persona fisica di Gesù ma rifiutano totalmente il suo progetto. Gesù è oggetto della loro sollecitudine ma non è riconosciuto come soggetto autonomo di decisioni.
Al buon nome della famiglia essi sacrificano le esigenze della persona di Gesù.
Dicono di Gesù: è fuori di sé e invece dovrebbero dire: è fuori di noi, cioè fuori dai nostri modelli, dalle nostre visioni, dai nostri criteri.
Sovente, riconosciamolo, anche noi amiamo le persone alla maniera dei parenti di Gesù. Cioè li ricattiamo con l'affetto e imponiamo loro i nostri schemi.
B. Gli scribi
Sono allarmati per la fama che si sta creando intorno a Gesù. Sono preoccupati per l'ortodossia che Gesù sembra violare. I fatti eccezionali che accompagnano la sua predicazione possono provenire dal Maligno. Ma come è possibile che Gesù sia nello stesso tempo indemoniato ed esorcista?
L'insinuazione contro Gesù è comunque tale da far presa sul popolino
Gesù replica: Il regno del maligno traballa non perché Satana si è messo contro se stesso, ma perché è giunto Uno che è più forte di Satana.
L'amore disinteressato di Cristo verso Dio e verso gli uomini è più forte dello spirito di egoismo del maligno, lo vince e gli strappa il mondo di cui abusa
Sulla croce quell'amore raggiunge la pienezza e sulla croce Cristo lega il maligno, lo tiene in proprio potere e gli sottrae la sua roba, cioè gli uomini.
Ancora qualche parola sul comportamento degli scribi
Scendono da Gerusalemme con in mano i testi della verità codificata. Tutto ciò che non è contemplato nei loro codici è squalificato come erroneo e/o diabolico.
Certo tutto ciò che è nuovo, non è amato dai sacerdoti dell'ordine, della sicurezza, della regolarità e va etichettato come sospetto e pericoloso.
Succede anche oggi. Un accenno alla giustizia e ti accusano di marxismo. Avanzi una critica sofferta alla Chiesa e ti accusano di infedeltà. Pronunci una dolorosa denuncia e ti accusano di fare il gioco del nemico. Insomma basta pensare per essere considerato e tacciato come una testa calda.
2. “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”, dice Gesù
Questa è una parola scandalosa che mette in crisi la nostra immagine di famiglia. Secondo la logica nostra bisogna amare solo i propri, non amare tutti e in particolare non bisogna amare i nemici. Ma nel Samaritano Gesù elogia l'amore proprio verso uno straniero-nemico non l'amore verso il proprio familiare.
L'amore va misurato e dato sul grado di necessità del prossimo non della parentela. C'è una concezione della famiglia che non è affatto cristiana, se esclude gli altri. Ricordiamo che Gesù non aveva una pietra su cui poggiare il capo, non celebrava ricorrenze familiari, non diramava inviti e non voleva regali.
3. L'avverbio fuori
Di Gesù si diceva che era fuori di sé. In effetti tutta la vita di Gesù si svolge sempre fuori: nasce fuori paese e fuori casa; si lascia trovare dai Magi che vengono da fuori; va in esilio, fuori della sua patria; morirà fuori della città e se qualcuno lo cerca nel sepolcro, è già fuori.
È più facile dire dove non lo troviamo che dove possiamo trovarlo.
Non lo troviamo dove ce lo aspettiamo che sia, e viceversa.
Non lo troviamo dove pretendiamo metterlo noi. Perciò: occorre non decidere frettolosamente chi è dentro e chi è fuori. Dentro e fuori sono categorie che fissiamo in base a luoghi che abbiamo costruito noi. Solo dopo aver accertato dove è lui possiamo stabilire chi è dentro e chi è fuori.
4. Il cristiano è un fuori di sé.
Purtroppo sono pochi i cristiani devianti, irregolari, esagerati.
Pochi cristiani sono disposti a rimanere fuori da mode, da ideologie, da competizioni, da vanità, da protagonismi, dal buon senso. Molti cristiani, purtroppo,bussano per entrare nelle porte del potere, degli affari, della carriera, della popolarità, dello spettacolo.
Eppure la follia di Cristo dovrebbe essere la malattia ereditaria della famiglia cristiana.
Accettare lo Spirito significa essere fuori di sé, fuori dai calcoli, fuori dalle prudenze carnali, fuori dalle paure, dalle diplomazie, dalle ipocrisie, dai tatticismi.
La bestemmia contro lo Spirito Santo è il rifiuto della luce e il rifiuto della follia che sono componenti essenziali della sequela di Cristo.
Non si può seguire Cristo senza perdere la testa.
Non si può incidere sulla realtà con la ragionevolezza: bisogna essere segno di contraddizione, un po' folli cioè.
Sono tanti i Santi che sono stati riconosciuti tali propria motivo della loro follia.
Senza follia il cristianesimo diventa un trattato di belle maniere, di bon ton, diventa comportamento morale anzi moralismo, ritualismo o arte della politica e della diplomazia. Solo i folli si salveranno, i diversi, gli insolenti, i non programmabili.
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