La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 16 marzo 2018

lettura della Parola della DOMENICA V DI QUARESIMA. Don Pietro

1. “Signore, vogliamo vedere Gesù” chiedono dei Greci  e non a caso a Filippo. Gesù, informato, risponde che si offrirà alla loro vista nell’ora, ormai imminente, della Croce, un’ora di turbamento grave, un’ora di pesante sconfitta umana che il Padre, però, trasformerà in ora di gloria per il figlio, di salvezza per tutti gli omini, suoi fratelli, e di giudizio e condanna per le potenze del male.

2. La  nostra riflessione si concentrerà sul tema presente, anche se in modo obliquo, nel brano evangelico, del dolore e la questione di Dio. Cosa è successo davvero nella passione di Cristo? Quale esperienza di Dio ha fatto Cristo sulla Croce? Al centro della fede cristiana sta una storia di passione nel duplice senso di storia di un amore appassionato e di storia di un’agonia mortale.

Storia di un amore appassionato, perché vivere un amore senza passione è povera cosa. Un’esistenza che non sia disposta a soffrire per un ideale è cosa ben misera. Un momento alto di questa sofferenza-passione il Cristo lo vive quando fa l’esperienza amarissima del sentirsi abbandonato non solo dagli amici, ma dal Padre stesso nel Getsemani e sulla Croce. Lì Gesù ha vissuto la “notte oscura dell’anima” e ha conosciuto “le tenebre di Dio”; ha combattuto la sua “lotta con Dio” e ha sopportato il terribile e insopportabile silenzio di Dio, un Dio nel quale pure aveva riposta tutta la sua speranza e per il quale pende dalla Croce. Un’esperienza terribile ed oscura che è poi quella di tante persone straziate nel corpo e nello spirito. Questo silenzio e abbandono di Dio verso suo Figlio non ha altra spiegazione che l’amore di Dio per noi. In quell’abbandono Gesù diventava fratello di tutti gli abbandonati della terra, di tutti i senza Dio per portali con sé a Dio. Ma è accettabile un Dio che abbandona suo figlio? Non è crudele, questo Dio che sacrifica suo Figlio, anche se per la nostra salvezza? No, risponde Paolo, perché nella Croce anche il Padre soffre per l’abbandono del figlio prediletto. Padre e Figlio soffrono entrambi: Cristo l’agonia, il Padre la morte del Figlio. La passione di Cristo è anche passione di Dio. Come Dio è con suo figlio Israele sia quando esso va in esilio sia quando esso ritorna, così Dio è con Cristo quando Egli soffre. Dove va Cristo, il Padre va con lui. Nell’abbandono di Cristo, Dio abbandona se stesso, abbandona il suo cielo ed è presente in Cristo per diventare il Dio e Padre degli abbandonati. Alla domanda perché  il Padre ha abbandonato il figlio si può rispondere solo dicendo “dove” era il Padre nell’ora dell’abbandono? Era con Cristo che soffriva. Dio è in mezzo a noi nelle sofferenze e nei dolori. Ma è anche in mezzo a noi per rappresentarci nella nostra colpa e liberarci dal suo peso.

A) SOLIDARIETA’

Se Dio va dove va Cristo  e Cristo si identifica con gli uomini che subiscono umiliazioni e alienazioni, allora Dio stesso partecipa alle nostre sofferenze e si carica dei nostri dolori. Nei crocifissi della storia è presente il Dio crocifisso e  soffre con noi. Nel volto dei poveri e oppressi del mondo c’è il volto deformato di Dio. Può aiutare l’uomo che soffre solo il Dio che soffre. Dio ci aiuta innanzi tutto com-patendo con noi. “Anche nell’inferno tu sei!”, ha scritto Bonhoeffer nella sua cella dal carcere.

B) RAPPRESENTANZA SALVIFICA

Dio, inoltre, non soffre solo insieme a noi, solidale con noi. Dio soffre “per noi”, in nostra vece, espia le nostre colpe. Per la remissione “piena” di una colpa, non basta il perdono della vittima, occorre l’espiazione della colpa. Dio, in Cristo, tramuta la colpa dell’uomo in propria sofferenza, portandola su di sé. Dio in Cristo porta e le sofferenze della vittima e le colpe dei malvagi. Dio vittima tra le vittime, attesta a nome delle vittime la riconciliazione dei colpevoli.

3. Dio può soffrire? Per una lunga stagione pesantemente dominata dalla concezione greca della    divinità (sostanza divina immutabile e immobile) Dio non poteva soffrire. Vigeva l’assioma dell’apatia. Oggi voci sempre meno rare parlano invece dell’assioma della sofferenza di Dio in Cristo come risulta chiaro dal Vangelo. Forse tra l’impassibilità sostanziale di Dio e la sua soggezione alla sofferenza c’è lo spazio per una sofferenza liberamente scelta per amore: la sofferenza appunto dell’amore appassionato. Un Dio incapace di soffrire sarebbe anche incapace di amare o potrebbe amare solo se stesso. Ma se Dio è capace di amare l’altro da sé, allora egli si apre anche alle sofferenze che l’amore per l’altro gli arreca. Ma Dio rimane superiore a questa sofferenza in forza del proprio amore. La creatura soffre per mancanza di essere; Dio per la sovrabbondanza del suo essere, per amare, cioè.

4. Noi   e la Croce. Ora, dunque, sappiamo che nelle nostre croci è presente Dio. Non un Dio, fredda forza remota, ma un Dio umano che con noi e in noi grida e che prende il nostro posto quando ammutoliamo nei nostri tormenti. Le nostre sofferenze sono le sue sofferenze e con i nostri dolori partecipiamo ai suoi dolori. “Mio Dio e Signore – si lamentava un giorno Caterina da Siena – dove eri Tu quando il mio cuore era nelle tenebre e nella melma?”. “
“Figlia mia, tu non te ne sei accorta, ma io ero nel tuo cuore!”.
Questa certezza ci dà la forza di vivere nonostante le nostre sofferenze e nonostante le nostre colpe. Che soffre, soffre perché ama la vita, sua e degli altri. Che non ama la vita diventa apatico e non prova dolore. Tenta anzi di spegnere ogni interesse a vivere facendo uso di alcool e di droghe. Ma, più si ama, più si è coinvolti nella vita e più si soffre. È questa la dialettica della vita: l’amore che rende vitale la vita ci rende pure vulnerabili e mortali. Il mistero è come l’amore per la vita possa nascere dal soffrire e patire. Perché ciò accade non lo sappiamo. Sappiamo, però, che in Dio con–sofferente possiamo trovare la forza per mantenerci nell’amore che dà senso alla vita. La via concreta per noi è Cristo. Porsi sulla via di Cristo è entrare nella lotta della vita contro la morte e subire la violenza dei potenti che diffondono morte. È soffrire perché la vita trionfi in ogni uomo e dovunque.

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