La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

giovedì 22 marzo 2018

LA RIVOLUZIONE IMMOBILE. I Primi cinque anni di Papa Francesco

Il 13 marzo papa Francesco ha compiuto cinque anni di pontificato. In questo primo lustro, in molti, in Italia, lo hanno definito un rivoluzionario, interessato a cambiare radicalmente la Chiesa. È davvero cosi? Nel suo nuovo saggio La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata (Laterza), il sociologo Marco Marzano risponde alla domanda sin dal titolo ragionando sui motivi del fallimento. Le osservazioni di Marzano
mettono a confronto gli annunci e i risultati ottenuti da Bergoglio in relazione ai brandi nodi che qualunque cattolico riformatore deve affrontare e sciogliere per potersi dire tale: la riforma della Curia,(su cui "cadde" nel 2013 Benedetto XVI), la dottrina morale, la sessualità, il celibato obbligatorio per il clero e il ruolo delle donne nella Chiesa. Il bilancio del papato su tutti questi fronti è ad oggi decisamente deludente, e dei resto, conviene Marzano, riformare la Chiesa è rischioso (ne sa qualcosa il papa emerito) e complicato. Specie nel Vecchio continente, dove il processo di secolarizzazione avanza molto più velocemente dell'ammodernamento ecclesiastico - o presunto tale - anche nei Paesi a più forte tradizione cattolica (Irlanda, Spagna, Italia).
E poco spostano, scrive il sociologo «alcune innovazioni del pontificato che sostituiscono le riforme di struttura: essenzialmente l'attenzione ai temi economici e sociali e "la politica dell'amicizia"» con le altre religioni monoteiste. In questa situazione di immobilismo pressoché totale, osserva Marzano, chi paradossalmente casca in piedi è il protagonista del fallimento. Perché persiste il «mito del papa buono e giusto circondato da una corte malvagia che trama contro di lui e ne sabota i tanti magnifici progetti di riforma». Un mito più che mai vivo nella Chiesa di Francesco». Come è possibile? «Con la sua capacità di occupare la scena, di le masse - afferma Marzano - il papa argentino fa prendere alla Chiesa due piccioni con una fava: da un lato aumenta immensamente la sua popolarità, dà smalto alla sua immagine, cattura l'attenzione delle opinioni pubbli¬che di tutto il mondo: dall'altro, non solo fa scomparire del tutto dal dibattito pubblico il tema della secolarizzazione e della sempre minor rilevanza del cristianesimo, ma oscura, quasi fosse una cosa irrilevante, l'esistenza e il funzionamento dell'organismo che dirige, della macchina ecclesiastica, cioè delle prassi politiche religiose, culturali e normative nelle quali è immerso quel rezzo milioni di preti che non si chiamano papa Francesco,,.
Questo, osserva in conclusione Marzano, «lungi dal rappresentare un problema per l'apparato ecclesiale, diventa la premessa perché esso continui a riprodursi senza eccessive interferenze esterne». Un'analisi che, specie pensando al nostro Paese (all'atteggiamento acritico dei media e alle nostre istituzioni), mi sento di condividere e di proporvi come spunto di riflessione in attesa di vedere cosa accadrà nel prossimo lustro Bergoglio. (articolo a cura di F. Tulli)

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