- “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito… affinché chiunque crede, abbia la vita eterna”.
È il cuore
dell’evangelo per tutti, per me, per chiunque. La distanza “malefica” e
abissale è annullata dall’amore di Dio, la potente forza unitiva. Tutta la
Bibbia parla dell’Amore di Dio, nella creazione e nella storia, di cui
sottolinea e evidenzia la gratuità, la fedeltà, la concretezza, la tenerezza e
l’esigenza. Gratuità come pura libertà che vuole donare senza altra ragione che
quella immanente al dono. Fedeltà: l’amore vincola se stesso con una potenza
che vince il tempo. Tenerezza: coinvolgimento personale a quanto accade
all’amato. Misericordia e volontà di perdono. Esigenza di una risposta totale e
incondizionata. Efficacia e concretezza: i beni della terra offerti in dono.
- “…tanto da donare l’Unigenito”.
Dono del
Figlio: segno della radicalità e serietà dell’Amore di Dio. Dio: non solo colui
che dà le cose, ma colui che dà se stesso. Amare per Dio significa “darsi”. Il
Figlio non è solo mandato, ma dato come dono definitivo e irrevocabile. Dato a
un’ umanità che lo nega, lo contesta, lo evita. Dono offerto a tutti: Salvatore
di tutti. Non giustiziere per tutti e salvatore solo per alcuni.
- “…affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Il dono
offerto va accolto. Chi lo accoglie? Chiunque. Nessuno è escluso, discriminato,
di troppo. La fede è la modalità necessaria per accogliere il dono di
salvezza. La fede come finestra per la luce. La fede come la fame per il cibo.
La fede come desiderio di Dio. “La vita eterna”: “la vita”: la vita stessa di
Dio; eterna: non solo nella durata, ma nella qualità; vita, cioè, di amore, non
indifferenza e cinismo; di fede, non incredulità e scetticismo; di speranza,
non diffidenza e grettezza. C’è, purtroppo, la tragica possibilità del rifiuto.
Cioè la chiusura alla corrente d’amore che si trasforma in scelta di morte e
autocondanna.
- Approfondimento e conseguenze.
A)
Dio, dunque, ha tanto amato il mondo da donarci
il Figlio. Il Crocifisso è la prova di questo amore. Questa verità centrale
della fede non è immediatamente evidente. Anzi sembra contraddetta dalla nostra
ragione e dall’esperienza passata e presente. A governare questo mondo pare non
sia il principio amore di Dio bensì il caos, la desolazione, le guerre, la fame
e l’ingiustizia. E il Crocifisso resta uno scandalo: per la ragione, per i
giudei, per Cristo stesso. Allora: l’Amore di Dio è una grande menzogna? Il
Cristianesimo una truffa colossale e indegna? Non c’è alternativa: o la nostra
fede è un’ impostura invereconda orchestrata da chi specula e lucra sul dolore
per cui è dovere abbandonarla e combatterla denunciandone la falsità; o, se
l’amore di Dio è vero nella croce,
allora non abbiamo capito ancora niente del cristianesimo. Occorre lo
Spirito per comprendere la sapienza della Croce e in essa scoprire la verità
nascosta dell’amore di Dio.
B)
Partiamo dalla nostra esperienza. Se tutto va
bene pensiamo che Dio ci ama. Se tutto o qualcosa va male, pensiamo che Dio non
ci ami. Ma quando tutto va bene per noi può essere che per Dio non va bene
perché sotto c’è una menzogna, un disordine, un’ingiustizia o infedeltà! Vedi,
ad esempio, il benessere, l’ordine, la sicurezza, la forza. Allora Dio ci ama
togliendoci dalla falsità (vedi l’esilio di Israele: prova d’amore di Dio).
Come per Israele Dio è con noi anche quando è contro di noi. Dio ci ama
contestandoci. L’ira di Dio ci colpisce quando siamo nella massima sicurezza.
Allora capiamo il Crocifisso: c’è un progetto, l’esistenza in cui la legge è la
sicurezza, il trionfo, il prestigio, la competizione vittoriosa sugli altri.
Ebbene in Cristo Crocifisso Dio dice NO a questo progetto mortifero e in questo
NO ci ama. C’è invece un progetto in cui la legge è l’amore, il dono totale di
sé, il vivere per Dio e i fratelli, e cioè la Croce: perché amare è finire
crocefissi. Dio in Cristo ci ha amati così. Ora la Croce- dono di sé- è
proposta a noi. Quanto Dio dovrà aspettare?
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