I vagiti del bambino svegliato dal freddo pungente della notte betlemita, i sospiri, le lacrime e l'ansia della madre, il pensiero della botteguccia abbandonata a Nazaret..., ore e ore di veglia interminabili e terribili.
Anche Dio nell'alto dei cieli vegliava con Giuseppe, come con ogni giusto sofferente. Vegliava anche Erode, il sanguinario, ma per tramare insidie contro l'innocente. E nella notte, l'ora preferita di Dio, la parola visita il povero carpentiere di Nazaret: "Alzati, Giuseppe". Una parola che, quando accade, scuote, sveglia, stimola. E snida l'uomo dal rifugio onirico cui egli spesso ricorre come a naturale difesa contro la paura e l'angoscia dei giorni dominati dai violenti.
"Alzati, Giuseppe". Dio non sopporta di vedere la propria immagine, l'uomo, reclinata e curva. Ama il profilo dell'uomo eretto, nella dignità dell’ in piedi. Pronto a muoversi, ad agire, a collaborare per la realizzazione dei suoi piani misteriosi. Un Giorno -il Giorno!- Dio rialzerà l'uomo prigioniero nel sonno del sepolcro per restituirlo all'altezza della vita. Meno male, visto l'insuccesso occorso al primo uomo. Sgomento per la fatica di dover stare vivo e dritto davanti al suo Signore, aveva ceduto alla malia della polvere, dove il giacere inerte può offrire non disprezzabili vantaggi al rinunciatario, all’infincardo e al vile.
"Prendi con te il bambino". Incomprensibile Dio! Non una scorta armata, non passaporti diplomatici, non carri blindati. Ancora e soltanto un bambino. In correggibile Dio! Già ai cuori smarriti dei suoi figli di Israele, che gli chiedevano un condottiero invitto, non promette che un infante: "Un fanciullo guiderà” (Is 11, 16). Misterioso Dio! Al grande preferisce il piccolo; il minore ha la meglio sul maggiore; un germoglio, all’inizio e soltanto molto più tardi il frutto maturo. Ciò che il mondo disprezza, lui l'ama. La sua storia è riciclaggio di scarti. Ma Giuseppe, dalla fede taciturna e robusta, si fida del folle divino. Non sarà lui a guidare. È il bimbo a portare quelli che lo portano. Giuseppe sa bene che con quel bimbo può tutto e, per lui, è pronto a tutto. A buon rendere: il salvato da morte salverà i suoi salvatori, e non soltanto loro.
Quel bimbo sulle sue spalle, lungo il sentiero della tribolazione, abbandonato fiducioso fra le braccia sue e della madre, gli insegnerà ad ogni passo l'arte di stare davanti a Dio. Come a scuola di "infanzia spirituale". Un pargolo maestro dei segreti di Dio.
Accanto a Giuseppe c'è Maria, pellegrina del dolore insieme con lo sposo. Madre delle vittime è sempre presente sulla strada del pianto e di ogni tribolazione. La madre: ultimo baluardo per la difesa dell'umano. Possiamo perdere tutto, lo scorrere inesorabile e duro del tempo logora e consuma ogni realtà: anni, salute, cose, rapporti..., salvo la madre. Non scompare mai.
Se la morte la ghermisce, vive dentro, presente più che mai, proprio perché assente. Chi ha voluto accanto la madre, dal viaggio in Egitto fino al calvario, dirà che nel suo regno non ci sarà posto per padri ma soltanto per madri e fratelli.
"Alzati e fuggi in Egitto". Egitto: non luogo geografico, ma teologico. Egitto: per imparare a vivere da stranieri, da profughi ed esuli su questa terra, soltanto pallida metafora della patria vera. Egitto: terra di faraoni e, dunque, di catene. Ma anche delle meraviglie del Misericordioso. Il bimbo vi è condotto per apprendere il suo mestiere, l'arte paterna: ascoltare il gemito dei curvati, vedere il lamento degli oppressi e scendere dall'alto nei sotterranei della storia per liberare chi è in ombra di morte. Falegname sarà soltanto il suo secondo lavoro. Anch'esso per liberare: forme gentili da ruvidi tronchi d'abete, gioia e pane da mani callose.
"Fuggi, Giuseppe". Lontano dai violenti. Non rispondere al male con il male. C'è l'ora delle tenebre e del loro trionfo. Ma non è l'ultima.
Giorno verrà in cui tutti gli Erode e i faraoni di turno saranno deposti dai loro troni e l'umile innalzato. Sulla croce, trono di Gloria. Perciò: "alzati, Giuseppe", uomo di ogni tempo, di ogni terra, e di tutte le lacrime.
Festa della santa famiglia
La rivelazione biblica riconosce rilevanza alla famiglia, però avanza anche riserve sulla sempre possibile assolutizzazione di questa istituzione umana. Perché più importante della famiglia per la fede cristiana è il Regno di Dio. In esso bisogna inscrivere anche la famiglia. Lo stesso Gesù ad un certo punto della sua vita abbandona la famiglia per seguire la missione che il Padre gli affida. E parlando della famiglia Gesù la inserisce in un'altra famiglia più grande: quella dell'ascolto e della messa in pratica della parola di Dio. Come anche Gesù relativizza i legami della famiglia fino a parlare, scandalizzando molti, di odio verso padre, madre, moglie e figli e fratelli per seguire la chiamata di Dio.
Il Vangelo non ci presenta un modello preciso di famiglia. Ci offre solo indicazioni per vivere da cristiani in ogni modello di famiglia.
La prima indicazione della parola evangelica è il riconoscimento in famiglia e fuori della dignità e della libertà di ogni suo componente. La grazia di Dio ci assicura che in ogni evento di vita familiare, anche in quelli dolorosi, essa suscita dinamiche più forti del male.
L'esempio per i cristiani è la Santa Famiglia di Nazaret. Il Vangelo ce la presenta nel brano odierno in una situazione di dolore e di angustia. Ebbene questa famiglia non rivendica interventi miracolosi da parte di Dio. Questa famiglia vive, come tutti, il disagio dell'essere profughi. Si mette in ascolto docile della parola per decifrare il disegno misterioso di Dio in tale evento e vive nella memoria delle meraviglie che Dio ha operato nel passato e opererà ancora.
Tornando a Nazaret questa famiglia fa i conti con quello che si può definire il terribile quotidiano della vita. Gesù vive come il nazir ,cioè come il consacrato, come colui che per la chiamata di Dio rinuncia all'uso di alcol, alla cura della chioma, a qualsiasi impurità. Ma egli è anche il nezer, cioè il germoglio, il dono che Dio fa all'umanità, il dono di una nuova alleanza. Questo patto d'amore non escluderà le genti, i goim, i pagani. Gesù vive la gran parte della sua vita scegliendo i silenzio e il nascondimento a Nazaret. Ma anche in ciò c'è una grande rivelazione da parte di Dio: quella di Nazaret è la predica silenziosa di Dio all’uomo. Perché attraverso Gesù e la sua famiglia Dio potesse rivelarsi alla creatura come Presente nella semplicità delle opere e dei giorni, come amore. Ed è l'amore la legge suprema e la più importante in ogni rapporto: all'interno della famiglia e fuori di essa.
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