La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 19 marzo 2017

Meditazione del Vangelo della Terza Domenica di Quaresima - Don Pietro

Amici per chi lo desidera ecco una mia lettura del vangelo della Terza domenica di quaresima: gesù e la samaritana (d. pietro)


1. "I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte e voi dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare".

La donna samaritana vuol sapere qual è il luogo legittimo per il culto: il Monte Garizim su cui adorano i samaritani, o il Monte Sion, dove si recano i giudei.
A noi questa controversia tutta interna al mondo giudaico può apparire una questione secondaria, di sapore arcaico, una questione di scuola. E invece no. La domanda della Samaritana pone una questione decisiva per l'uomo religioso di ogni epoca. Si tratta di sapere se esista sulla terra un luogo dove l'uomo possa incontrare Dio ed entrare in rapporto con la sua rivelazione. Il grande racconto biblico di questi luoghi di incontro tra Dio e l'uomo, di appuntamento tra l'umano e il divino, ne indica parecchi.
Ci sono eventi nei quali Dio ha manifestato la sua potenza e il suo amore agli uomini, come l'esodo per esempio. Ci sono persone attraverso le quali Dio ha parlato agli uomini, i profeti per esempio. Ci sono istituzioni sociali attraverso le quali Dio ha guidato il suo popolo, la monarchia e il sacerdozio per esempio. C'è soprattutto un luogo nel quale Dio ha fatto abitare il suo nome e nel quale gli uomini possono incontrarlo: il Tempio sul Monte Sion.

2. Cristo, luogo dell’incontro con Dio

I samaritani, invece, ritenevano di poter incontrare Dio sul Monte Garizim, vicino a Sichem, dove avevano dimorato i Patriarchi. Questo afferma la Samaritana.
E Gesù le risponde: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre... E’ giunto il momento, ed è ora, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in Spirito e verità".
“È giunto il momento ed è ora”: dunque tutte le diverse forme di incontro uomo-Dio che hanno segnato la storia di Israele sono portate a compimento, i simboli cedono alla realtà: allo Spirito e alla verità.
Nel Vangelo di Giovanni la verità non è nell'uomo e nel mondo: la verità è Gesù Cristo stesso. Egli è la parola fatta carne  debole e mortale. In lui Dio si fa visibile all'uomo. Chi vede Gesù, vede il Padre. Chi conosce Gesù, conosce il Padre.
C'è dunque un luogo sulla terra in cui davvero Dio si fa incontrare e conoscere dall'uomo: non è un luogo geografico, ma personale. Non è Garizim o Sion, ma l'umanità di Gesù. Non è un tempio di pietra, ma un tempio di carne: Gesù.
"La vita si è fatta visibile e noi l'abbiamo venduta" (1 Giovanni 1,2).
L'umanità concreta di Gesù di Nazaret che l'uomo ha potuto toccare, vedere, ascoltare e contemplare è la dimora definitiva in cui ogni uomo può incontrare Dio ed entrare in comunione con lui.

3. Essere consapevoli di questo dono di Dio: Gesù

Ma perché l'uomo cerchi Gesù come luogo per incontrare il Padre occorre che egli sia consapevole di questo dono di Dio che è Gesù. Perciò egli dice alla Samaritana: "Se tu conoscessi il dono di Dio e si è colui che ti dice: dammi da bere!...".
Conoscere il dono di Dio significa rendersi conto che al di là dei nostri bisogni e desideri c'è qualcosa di più grande che possiamo solo ricevere come dono dalla mano di Dio.
Non desidereremo mai questo dono di Dio se il nostro cuore sarà tutto preso solo da oggetti limitati, meschini, perduto unicamente nella ricerca del benessere materiale, del potere e del piacere, senza riuscire a cercare altro.
E avremo sempre sete, mentre c'è un dono di Dio che può soddisfare per sempre la più grande sete dell'uomo, che è sete di verità e di  amore, anche se l'uomo non è consapevole.

4. La figura della Samaritana è significativa

Ha avuto cinque mariti e ora convivere con uno che non è suo marito. Una vita attraversata da un'inquietudine infinita. Perché in perenne altalena tra il desiderio sempre nuovo e la soddisfazione sempre vana. Lacerata tra una sete implacabile e un appagamento effimero e insoddisfacente.
Non è, la Samaritana, lo specchio dell'uomo, dell'anima di oggi, dell'uomo di sempre, di ciascuno di noi?
“Se conoscessi il dono di Dio!...": cioè se l'uomo imparasse ad andare al di là dei desideri immediati e si aprisse al dono di vita che Dio solo può dare!
Questa apertura nasce solo da una consapevolezza: sapere chi è veramente Gesù. Sapere chi è quel uomo che si presenta stanco e assetato e che può soddisfare la sete di ogni uomo. Sapere che quell'uomo povero può arricchire tutti, che quell’uomo debole può comunicare un coraggio e una libertà immensi.

5.  Nello Spirito

Perché i il cuore dell'uomo conosca Gesù e in lui incontri Dio c'è il dono dello Spirito.
Lo Spirito è la presenza attiva di Dio nel cuore dell'uomo. Non possiamo andare a Dio con i nostri desideri e capacità. Non faremmo altro che proiettare in lui le nostre paure e i nostri desideri e non lo incontreremmo veramente.
Solo Dio può attirarci a lui e lo fa attraverso lo Spirito che ci fa sentire il desiderio di Dio e ci mette in comunione con lui.
Non è autentica una religione, dunque, se non è "spirituale".
Spirituale non nel senso dell'abolizione delle espressioni esterne o nel senso della religione del solo cuore, ma nel senso che la religione deve scaturire dalla presenza di Dio stesso nel nostro amore.
L’uomo per quanto intelligente e santo, non può avvicinarsi a Dio: la distanza è troppa. Ma Dio, infinitamente misericordioso, può avvicinarsi all'uomo.
L'uomo non può purificare se stesso fino a diventare  figlio di Dio. Ma Dio può innalzare l'uomo e renderlo partecipe della sua vita.

Consiste in questo il dono dello Spirito, il dono divino per eccellenza, Dio che fa dono di se stesso. Dunque: Spirito e verità. La testimonianza cioè interiore dello Spirito di Dio e la conoscenza concreta di Gesù di Nazaret come esperienza di Dio stesso.

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