Amici per chi lo desidera ecco una mia lettura del
vangelo della Terza domenica di quaresima: gesù e la samaritana (d. pietro)
1. "I nostri padri
hanno adorato Dio su questo monte e voi dite che è a Gerusalemme il luogo in
cui bisogna adorare".
La donna samaritana vuol sapere qual è
il luogo legittimo per il culto: il Monte Garizim su cui adorano i samaritani,
o il Monte Sion, dove si recano i giudei.
A noi questa controversia tutta
interna al mondo giudaico può apparire una questione secondaria, di sapore
arcaico, una questione di scuola. E invece no. La domanda della Samaritana pone
una questione decisiva per l'uomo religioso di ogni epoca. Si tratta di sapere
se esista sulla terra un luogo dove l'uomo possa incontrare Dio ed entrare in
rapporto con la sua rivelazione. Il grande racconto biblico di questi luoghi di
incontro tra Dio e l'uomo, di appuntamento tra l'umano e il divino, ne indica
parecchi.
Ci sono eventi nei quali Dio ha
manifestato la sua potenza e il suo amore agli uomini, come l'esodo per
esempio. Ci sono persone attraverso le quali Dio ha parlato agli uomini, i
profeti per esempio. Ci sono istituzioni sociali attraverso le quali Dio ha
guidato il suo popolo, la monarchia e il sacerdozio per esempio. C'è
soprattutto un luogo nel quale Dio ha fatto abitare il suo nome e nel quale gli
uomini possono incontrarlo: il Tempio sul Monte Sion.
2. Cristo, luogo
dell’incontro con Dio
I samaritani, invece,
ritenevano di poter incontrare Dio sul Monte Garizim, vicino a Sichem, dove
avevano dimorato i Patriarchi. Questo afferma la Samaritana.
E Gesù le risponde: "Credimi,
donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né a Gerusalemme
adorerete il Padre... E’ giunto il momento, ed è ora, in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il padre cerca tali adoratori.
Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in Spirito e
verità".
“È giunto il momento ed è ora”: dunque tutte le diverse forme di
incontro uomo-Dio che hanno segnato la storia di Israele sono portate a
compimento, i simboli cedono alla realtà: allo Spirito e alla verità.
Nel Vangelo di Giovanni la verità non
è nell'uomo e nel mondo: la verità è Gesù Cristo stesso. Egli è la parola fatta
carne debole e mortale. In lui Dio si fa
visibile all'uomo. Chi vede Gesù, vede il Padre. Chi conosce Gesù, conosce il
Padre.
C'è dunque un luogo sulla
terra in cui davvero Dio si fa incontrare e conoscere dall'uomo: non è un luogo
geografico, ma personale. Non è Garizim o Sion, ma l'umanità di Gesù. Non è un
tempio di pietra, ma un tempio di carne: Gesù.
"La vita si è fatta visibile e
noi l'abbiamo venduta"
(1 Giovanni 1,2).
L'umanità concreta di Gesù di Nazaret
che l'uomo ha potuto toccare, vedere, ascoltare e contemplare è la dimora
definitiva in cui ogni uomo può incontrare Dio ed entrare in comunione con lui.
3. Essere consapevoli di questo dono
di Dio: Gesù
Ma perché l'uomo cerchi Gesù come
luogo per incontrare il Padre occorre che egli sia consapevole di questo dono
di Dio che è Gesù. Perciò egli dice alla Samaritana: "Se tu conoscessi
il dono di Dio e si è colui che ti dice: dammi da bere!...".
Conoscere il dono di Dio significa
rendersi conto che al di là dei nostri bisogni e desideri c'è qualcosa di più
grande che possiamo solo ricevere come dono dalla mano di Dio.
Non desidereremo mai questo dono di
Dio se il nostro cuore sarà tutto preso solo da oggetti limitati, meschini,
perduto unicamente nella ricerca del benessere materiale, del potere e del
piacere, senza riuscire a cercare altro.
E avremo sempre sete, mentre c'è un
dono di Dio che può soddisfare per sempre la più grande sete dell'uomo, che è
sete di verità e di amore, anche se l'uomo
non è consapevole.
4. La figura della Samaritana è
significativa
Ha avuto cinque mariti e
ora convivere con uno che non è suo marito. Una vita attraversata da
un'inquietudine infinita. Perché in perenne altalena tra il desiderio sempre
nuovo e la soddisfazione sempre vana. Lacerata tra una sete implacabile e un
appagamento effimero e insoddisfacente.
Non è, la Samaritana, lo specchio
dell'uomo, dell'anima di oggi, dell'uomo di sempre, di ciascuno di noi?
“Se conoscessi il dono di
Dio!...":
cioè se l'uomo imparasse ad andare al di là dei desideri immediati e si aprisse
al dono di vita che Dio solo può dare!
Questa apertura nasce solo da una
consapevolezza: sapere chi è veramente Gesù. Sapere chi è quel uomo che si
presenta stanco e assetato e che può soddisfare la sete di ogni uomo. Sapere
che quell'uomo povero può arricchire tutti, che quell’uomo debole può
comunicare un coraggio e una libertà immensi.
5.
Nello Spirito
Perché i il cuore dell'uomo conosca
Gesù e in lui incontri Dio c'è il dono dello Spirito.
Lo Spirito è la presenza attiva di Dio
nel cuore dell'uomo. Non possiamo andare a Dio con i nostri desideri e
capacità. Non faremmo altro che proiettare in lui le nostre paure e i nostri desideri
e non lo incontreremmo veramente.
Solo Dio può attirarci a lui e lo fa
attraverso lo Spirito che ci fa sentire il desiderio di Dio e ci mette in
comunione con lui.
Non è autentica una religione, dunque,
se non è "spirituale".
Spirituale non nel senso
dell'abolizione delle espressioni esterne o nel senso della religione del
solo cuore, ma nel senso che la religione deve scaturire dalla presenza di
Dio stesso nel nostro amore.
L’uomo per quanto
intelligente e santo, non può avvicinarsi a Dio: la distanza è troppa. Ma Dio,
infinitamente misericordioso, può avvicinarsi all'uomo.
L'uomo non può purificare se stesso
fino a diventare figlio di Dio. Ma Dio
può innalzare l'uomo e renderlo partecipe della sua vita.
Consiste in questo il dono
dello Spirito, il dono divino per eccellenza, Dio che fa dono di se stesso.
Dunque: Spirito e verità. La testimonianza cioè interiore dello Spirito di Dio
e la conoscenza concreta di Gesù di Nazaret come esperienza di Dio stesso.
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