1) Il Natale nel suo significato più
profondo
"Il verbo si è fatto carne e divenne ad
abitare in mezzo a noi"
il Natale celebra la nascita di Gesù,
il Messia, il figlio di Maria, il figlio di Dio, Dio lui stesso. Nasce Colui
che non ha natali. In una notte conosce
il parto di una donna Colui che è da sempre e non è nato mai.
Il Natale è certamente questo: una
stalla, una nascita, una madre, un bambino che piange e succhia il latte come tutti i bambini. Ma il
Natale non è solo questo.
Il Natale è l'Eterno che accetta di farsi
tempo. L'Infinito che accetta di farsi
limite. Non per masochistica autodistruzione. Non solo per partecipare
alla nostra sorte di disperata finitezza. Se fosse solo questo il Natale,
Cristo sarebbe il Consolatore ma non il Salvatore.
2) Nasce il Salvatore
"A quanti l'hanno accolto, ha dato
potere di diventare i figli di Dio"
I padri dicono che Dio si è fatto uomo
affinché l'uomo diventasse Dio. Dio si fa
uomo quando, nell'incarnazione, Cristo mette nel suo petto il cuore di
pietra dell'uomo. Quando cioè assume le colpe del mondo su di sé. Quando assume
la nostra durezza e spietatezza. Quando assume su di sé quanto l'uomo aborre:
umiltà, povertà, vulnerabilità....
L'uomo può diventare "Dio"
quando in Cristo ritrova l'infinita tenerezza di un rapporto filiale con
Dio-padre. Non quando cerca di diventare da povero ricco, da debole potente, da
sofferente impassibile, da dipendente autonomo.
3) il coinvolgimento cosmico
Non solo l'uomo, ma l'intera creazione
è coinvolta in questa storia di salvezza. Infatti non solo con l'uomo, ma anche
col mondo Dio stabilisce la sua alleanza, come un giorno fece attraverso Noè.
Il mondo, entrando in questa alleanza, partecipa alla redenzione, alla
risurrezione.
Così a Natale l'Eterno si fa tempo,
perché il tempo possa farsi eterno. L'infinito si fa limite, perché il limite
possa dilatarsi a dimensioni sconfinate.
Oltre che all'uomo anche al mondo e
alla terra si estende la salvezza portata da quel bambino. Niente di ciò che
amiamo, di ciò che soffriamo, di ciò che costruiamo, niente è escluso da quella
salvezza. Nulla andrà perduto, ma tutto è destinato ad una sorte è infinita.
4) il vero senso della Kenosis
“E il verbo si fece carne"
A Natale si verifica la più grande
umiliazione del Verbo di Dio, del Figlio. Ma non solo nel senso che
nasce in una stalla, tra i poveri, tra i diseredati, tra gli ultimi della
terra. La vera, più profonda e sconvolgente umiliazione consiste in un
impoverimento più essenziale: Dio, in Cristo, offusca la sua divinità e si fa
debole e mortale come noi. L'onnipotenza si è fatta "impotenza", non
solo l'impotenza di Gesù bambino, ma quella di Gesù adulto di fronte alla sua
vita e alla sua morte.
Un'impotenza che non consiste tanto
nel non potersi opporsi alla forza e alla violenza dei crocifissori, ma
soprattutto nell'assoggettarsi – Lui, Dio- alla nostra libertà, al volere
dell’uomo consentendo a questi di rendere vana la sua volontà, di prevalere su
di lui e sopraffarlo con la propria. Questo è il massimo dell'impotenza
accettata da Dio facendosi uomo in Cristo: la volontà dell'uomo al di sopra
della sua
5) Una debolezza per amore
Dio si è fatto "impotente"
per amore. L'amore, infatti, cede sempre qualcosa di sé e comporta un accettata
e consentita debolezza (... di uno che ama
si dice: " ha un debole!..).
Di fronte a questa debolezza che
l’amore di Dio ha avuto per noi, emerge il nostro peccato in tutta la sua
odiosa viltà: è un prevalere su un debole e sul debole volontario, su uno che
ci ha amati e si è fidato di noi.
6) l'attesa di Dio
Dinanzi a "questo" Dio, il
primo nostro atteggiamento deve essere quello dell'attesa. Perché Dio è Colui
che è sempre venuto e viene incessantemente. Viene nella creazione,
nell'alleanza, nelle profezie, nella legge... Sul piano personale viene nella
nostra nascita, fa alleanza con noi nel battesimo, viene tutti i giorni nella
vita, viene gli eventi della storia che sono altrettanti avventi di Dio. Nella
vita è Dio che ci risveglia al mattino.
E’ Dio che ci guida lungo l'arco del giorno. E’ Dio che ci visita nella sera. E’
Dio che ci accompagna nel sonno della notte. Egli viene nella tristezza e nella
gioia, nella speranza e nell'angoscia, nel lavoro, nella fatica, nel riposo,
negli eventi della storia. Egli è presente nell’esaurirsi dei cicli storici,
nell’affacciarsi di nuovi popoli, di nuove civiltà, nei tanti segni dei tempi.
7) L'accoglienza di Dio: due
modelli
A) la donna del Cantico:
E' una donna in attesa che muore dal
desiderio di incontrare l'amante-amato. È una donna che prende le sue
iniziative, ma dopo che lui è venuto, dopo che se n'è andato. È una donna-simbolo della intera umanità che
aspettava l'a venuta di Dio e non sempre col dovuto fervore, una donna che
tarda a rispondere. Ed ecco il peccato, il tradimento d'amore che più che un fare
è un non fare, più che un'offesa positiva è una mancata risposta.
B) Maria:
E’ una donna che si è lasciata amare
ed ha risposto all'amore accettandone i rischi. Maria significa: l'attesa
universale; il suo grembo simboleggia l'accoglienza cosmica; i nove mesi
di gestazione riassumono tutta la storia
umana.
La spiritualità del tempo di
Natale ancor più che spiritualità del dare, è spiritualità del ricevere,
dell’accogliere. Prima di cercare Dio, dobbiamo lasciarci cercare da lui. Prima
del nostro fare, c'è il nostro attendere.
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