La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 5 gennaio 2020

Riflessione sul Vangelo della Seconda Domenica dopo Natale. Don Pietro

1) Il Natale nel suo significato più profondo
 "Il verbo si è fatto carne e divenne ad abitare in mezzo a noi"
il Natale celebra la nascita di Gesù, il Messia, il figlio di Maria, il figlio di Dio, Dio lui stesso. Nasce Colui che non ha natali.  In una notte conosce il parto di una donna Colui che è da sempre e non è nato mai.
Il Natale è certamente questo: una stalla, una nascita, una madre, un bambino che piange e  succhia il latte come tutti i bambini. Ma il Natale non è solo questo.
 Il Natale è l'Eterno che accetta di farsi tempo. L'Infinito che accetta di farsi  limite. Non per masochistica autodistruzione. Non solo per partecipare alla nostra sorte di disperata finitezza. Se fosse solo questo il Natale, Cristo sarebbe il Consolatore ma non il Salvatore.

2) Nasce il Salvatore
 "A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare i figli di Dio"
I padri dicono che Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse Dio. Dio si fa  uomo quando, nell'incarnazione, Cristo mette nel suo petto il cuore di pietra dell'uomo. Quando cioè assume le colpe del mondo su di sé. Quando assume la nostra durezza e spietatezza. Quando assume su di sé quanto l'uomo aborre: umiltà, povertà, vulnerabilità....
L'uomo può diventare "Dio" quando in Cristo ritrova l'infinita tenerezza di un rapporto filiale con Dio-padre. Non quando cerca di diventare da povero ricco, da debole potente, da sofferente impassibile, da dipendente autonomo.

3) il coinvolgimento cosmico

Non solo l'uomo, ma l'intera creazione è coinvolta in questa storia di salvezza. Infatti non solo con l'uomo, ma anche col mondo Dio stabilisce la sua alleanza, come un giorno fece attraverso Noè. Il mondo, entrando in questa alleanza, partecipa alla redenzione, alla risurrezione.
Così a Natale l'Eterno si fa tempo, perché il tempo possa farsi eterno. L'infinito si fa limite, perché il limite possa dilatarsi a dimensioni sconfinate.
Oltre che all'uomo anche al mondo e alla terra si estende la salvezza portata da quel bambino. Niente di ciò che amiamo, di ciò che soffriamo, di ciò che costruiamo, niente è escluso da quella salvezza. Nulla andrà perduto, ma tutto è destinato ad una sorte è infinita.

4) il vero senso della Kenosis
 “E il verbo si fece carne"
A Natale si verifica la più grande umiliazione del Verbo di Dio, del Figlio. Ma non solo nel senso che nasce in una stalla, tra i poveri, tra i diseredati, tra gli ultimi della terra. La vera, più profonda e sconvolgente umiliazione consiste in un impoverimento più essenziale: Dio, in Cristo, offusca la sua divinità e si fa debole e mortale come noi. L'onnipotenza si è fatta "impotenza", non solo l'impotenza di Gesù bambino, ma quella di Gesù adulto di fronte alla sua vita e alla sua morte.
Un'impotenza che non consiste tanto nel non potersi opporsi alla forza e alla violenza dei crocifissori, ma soprattutto nell'assoggettarsi – Lui, Dio- alla nostra libertà, al volere dell’uomo consentendo a questi di rendere vana la sua volontà, di prevalere su di lui e sopraffarlo con la propria. Questo è il massimo dell'impotenza accettata da Dio facendosi uomo in Cristo: la volontà dell'uomo al di sopra della sua

5) Una debolezza per amore
 Dio si è fatto "impotente" per amore. L'amore, infatti, cede sempre qualcosa di sé e comporta un accettata e consentita debolezza (... di uno che ama  si dice: " ha un debole!..).
Di fronte a questa debolezza che l’amore di Dio ha avuto per noi, emerge il nostro peccato in tutta la sua odiosa viltà: è un prevalere su un debole e sul debole volontario, su uno che ci ha amati e si è fidato di noi.

6) l'attesa di Dio

Dinanzi a "questo" Dio, il primo nostro atteggiamento deve essere quello dell'attesa. Perché Dio è Colui che è sempre venuto e viene incessantemente. Viene nella creazione, nell'alleanza, nelle profezie, nella legge... Sul piano personale viene nella nostra nascita, fa alleanza con noi nel battesimo, viene tutti i giorni nella vita, viene gli eventi della storia che sono altrettanti avventi di Dio. Nella vita è Dio che  ci risveglia al mattino. E’ Dio che ci guida lungo l'arco del giorno. E’ Dio che ci visita nella sera. E’ Dio che ci accompagna nel sonno della notte. Egli viene nella tristezza e nella gioia, nella speranza e nell'angoscia, nel lavoro, nella fatica, nel riposo, negli eventi della storia. Egli è presente nell’esaurirsi dei cicli storici, nell’affacciarsi di nuovi popoli, di nuove civiltà, nei tanti segni dei tempi.

7) L'accoglienza di Dio: due modelli

A) la donna del Cantico:
E' una donna in attesa che muore dal desiderio di incontrare l'amante-amato. È una donna che prende le sue iniziative, ma dopo che lui è venuto, dopo che se n'è andato.  È una donna-simbolo della intera umanità che aspettava l'a venuta di Dio e non sempre col dovuto fervore, una donna che tarda a rispondere. Ed ecco il peccato, il tradimento d'amore che più che un fare è un non fare, più che un'offesa positiva è una mancata risposta.
B) Maria:
E’ una donna che si è lasciata amare ed ha risposto all'amore accettandone i rischi. Maria significa: l'attesa universale; il suo grembo simboleggia l'accoglienza cosmica; i nove mesi di  gestazione riassumono tutta la storia umana.
La spiritualità del tempo di Natale ancor più che spiritualità del dare, è spiritualità del ricevere, dell’accogliere. Prima di cercare Dio, dobbiamo lasciarci cercare da lui. Prima del nostro fare, c'è il nostro attendere.

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