La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 11 gennaio 2020

Battesimo di Gesù. Riflessione di don Pietro


1.Significativa è la reazione di Giovanni Battista: vorrebbe impedire a Gesù di farsi battezzare insieme con gli altri che erano peccatori.
Una peculiarità del Vangelo di Matteo è la seguente: attraverso la ritrosia di Giovanni Battista Matteo escogita un espediente catechistico per affermare con forza la divinità del Cristo. Matteo vuole inoltre ribadire la necessità per il mondo giudaico di riconoscere il Cristo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te". Perfino il Battista, il più grande in Israele a giudizio dello stesso Gesù, riconosce la necessità di ricevere da lui il perdono dei peccati e la salvezza.

2. Il battesimo, dunque, in Matteo è come le epifania della divinità di Gesù.
La parte più importante non consiste nel bagno di acqua, ma nella visione che segue. I cieli  si aprono: segno dell'avvento dei tempi escatologici. Lo Spirito scende come colomba: è l'investitura divina del Messia. Una voce si ode dal cielo: il Padre dà le credenziali al Figlio. Spirito e parola sono, dunque, presenti: le due grandi mediazioni dell'azione divina nel mondo, gli strumenti della presenza salvifica di Dio. Gesù è ripieno di entrambi.

3. Il battesimo di Gesù è come  una grande apertura di scena che manifesta e presenta il Figlio di Dio e la sua missione.
Sulla scena sono presenti tutti i personaggi: il popolo della promessa che ferve nell'attesa e si fa battezzare da Giovanni Battista; Giovanni, l'ultimo profeta dell'Antico Testamento; Gesù, il Padre e lo Spirito santo.

4. Il profilo di Gesù

Nel battesimo emerge la figura del Servo sofferente o dell'agnello che si sottopone volontariamente e liberamente alla sofferenza e alla morte. Gesù emerge ancora come il Figlio nei quali il Padre si è compiaciuto: l’agapetos, cioè l’amato: per coglierne il senso bisogna riferirlo alla figura di Isacco che era l’agapetos, il figlio diletto, amato, di Abramo.

5. Perché Gesù si è fatto battezzare

Giovanni predicava un battesimo di penitenza e di remissione dei peccati. Come ha potuto domandare di essere confuso con i peccatori, di essere purificato da colpe che non aveva commesso, Colui che ha osato dire: " Io e il Padre siamo una cosa sola"?
Certamente non per umiltà: l'umile non si adorna di virtù fittizie, né si addebita  difetti che non ha. L'umile si sente peccatore perché la sua vicinanza con Dio illumina i suoi difetti con una luce insostituibile.
Gesù chiede di essere battezzato per esprimere la sua solidarietà con i peccatori, per far causa comune con loro, partecipare alle loro riunioni, aggregarsi ai loro gruppi sbandati ed emarginati.
Gesù non si sostituisce i peccatori, non prende su di sé i loro crimini, non li espia al posto loro.
Questa teoria  della sostituzione non rende giustizia di Dio: Dio aggirerebbe come se il Cristo fosse colpevole. Ne rende giustizia agli uomini: sarebbe come se fossero giustificati.
Non vi è stata sostituzione nella redenzione del Cristo. Gesù non è morto perché noi non morissimo. Gesù non ha sofferto per evitarci di soffrire.
Egli è morto ed ha sofferto perché la nostra morte e le nostre sofferenze divenissero simili alle sue: realtà colme di amore e di fede.
Gesù non ha fatto come se lui fosse peccatore e noi non lo fossimo più. È solo venuto a vivere la vita umana amando in tutte le situazioni in cui noi non sappiamo amare: nella sofferenza, nell'ingratitudine, nell'ingiustizia, nell'umiliazione...
C'è un solo peccato: non saper amare sempre. Il Cristo ha amato dovunque è sempre, in tutte le circostanze, caricandosi delle nostre colpe, incaricandosi, meglio, di insegnarci ad amare trasmettendoci il suo amore. Solo chi ama totalmente può testimoniare  e comunicare l'amore e la sua energia.
In questo senso Gesù è l'agnello di Dio che toglie, cioè porta, il peccato del mondo. Nel senso, cioè, che ci dona di amare come lui, di servire come serve lui, di perdonare come perdona lui.
Togliere il peccato, perciò, non è un'operazione estrinseca, quasi un gioco di prestigio divino.
Quel che Gesù ha fatto di magnifico è stato di andare a cercare i peccatori laddove essi erano, aggregandosi a loro, ma irradiando una misericordia, una gioia ed una speranza tali da trasformare i suoi compagni di vergogna e di croce.
Davanti a questa massa di peccatori il cielo si è aperto. Su questa umanità spregevole lo Spirito si è manifestato. In mezzo a peccatori, soldati e cortigiane, Dio rivela e accredita il suo Figlio prediletto in cui pone la sua compiacenza.

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