I racconti ascoltati su Gesù avevano probabilmente reso curioso il pubblicano Zaccheo, un uomo inviso al popolo perché per conto dei romani riscuoteva le imposte, un lavoro per giunta non sempre esercitato con onestà ma fraudolentemente: insomma, uno sfruttatore, uno strozzino, un usuraio. Zaccheo aveva sentito anche di un suo collega di lavoro, Levi chiamato anche Matteo, anche lui pubblicano che, chiamato da Gesù, aveva lasciato tutto ed era diventato suo discepolo e seguace. Forse in fondo al cuore di Zaccheo era non del tutto spenta la nostalgia per una vita diversa da quella che conduceva, una vita buona, onesta, che non gli attirasse l'antipatia e l'odio della gente. Anche noi, sia pur raramente raccontiamo a qualcuno di Gesù. Chiediamoci: il nostro parlare di Gesù fa nascere in qualche cuore la curiosità., il desiderio di incontrarlo, conoscerlo e seguirlo?
Zaccheo, per via della sua bassa statura, quando Gesù arrivò al suo villaggio non riusciva a vederlo perché lungo la strada c'era molta folla assiepata. Allora Zaccheo pensa di risolvere il problema arrampicandosi su di un albero cresciuto lungo la strada. Da li avrebbe potuto godere di un splendido colpo d'occhio. La condizione di Zaccheo, quella cioè di non poter vedere Gesù a causa della sua bassa statura, non è forse anche la nostra, di noi cioè che non ci siamo impegnati a crescere nella fede percui dal basso della nostra mediocrità ci riesce difficile se non impossibile vedere il Volto del Signore, anche quando ci passa accanto? Inoltre, quale potrebbe essere per noi l'albero su cui salire per poter vedere Gesù? L'albero principale su cui poterci arrampicare è senza dubbio quello della parola di Dio, un albero con due rami: la preghiera incessante e una carità viva e concreta, disinteressata e umile verso i fratelli. Ma poi anche da quest'albero occorre scendere, perché l'incontro con Gesù deve essere intimo, diretto, personale, non a distanza di sicurezza.
Gesù vede quest'uomo a cavalcioni sul ramo dell'albero e, pur conoscendo la sua storia non proprio esemplare, non gli rivolge alcun rimprovero. Lo chiama affettuosamente e amichevolmente per nome e lo invita a scendere. Come mai Gesù conosceva Zaccheo? Forse qualcuno gliene aveva parlato? O Dio conosce ciascuno di noi per nome? Sceso Zaccheo dall’albero, Gesù si autoinvita a casa sua per il pranzo. Noi, c’è da scommetterci, lo avremmo rimproverato, ammonito e forse gli avremmo fatto una bella predica morale. Gesù no. Invitandosi a pranzo a casa del peccatore gli manifesta attenzione, amicizia e in qualche modo stima. Dicevamo che forse qualcuno aveva parlato a Zaccheo di Gesù. Domandiamoci: noi parliamo mai di Gesù a qualcuno e di qualcuno a Gesù?
Da notare tre avverbi di tempo: oggi, subito e in fretta. Il vero amore evidentemente ha sempre premura, non tergiversa, non indugia, non attende, in qualche modo si precipita verso la persona da amare. L'altra espressione da sottolineare è pieno di gioia: non le ricchezze, non il successo dunque possono dare vera gioia, ma solo l’incontro trasformante con Gesù, la sorgente di ogni autentica letizia.
Gesù, abbiamo detto, si autoinvita a casa di Zaccheo che era peccatore senza attendere che lui gli rivolgesse l’invito. Questo perché Gesù, per entrare da noi e da tutti, non deve chiedere permesso a nessuno: noi infatti siamo suoi!
Da notare: Zaccheo prima incontra Gesù e poi si converte. Questo significa che la grazia precede ogni nostro sforzo morale. Non posso convertirmi, cioè, se l'amore di Dio non mi precede, non viene a me suscitando nel mio cuore il desiderio della conversione. Certamente in Zaccheo peccatore agiva da sempre lo Spirito come nostalgia di bene. Questo ci apre il cuore alla speranza. Mai dobbiamo disperare di noi e degli altri: lungo la strada dei nostri erramenti c'è sempre in agguato Colui che può amarci, redimerci, trasformarci. Basta salire e scendere da qualche albero…
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