La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 15 novembre 2019

Riflessione, di Don Pietro, al Vangelo della 33° Domenica del T.O..


1. È diffusa in molte culture religiose la convinzione della fine del mondo.

L'universo, la terra e la storia umana, come hanno avuto un inizio così avranno un termine.
Per naturale consunzione secondo alcune tradizioni o accompagnato da sconvolgimenti cosmici in altre, provocati dall'ira di Dio a causa della malvagità umana.
Cosa dice in proposito il Grande Racconto cristiano sulla terra e sull'uomo così com'è andato sedimentandosi nella narrazione biblica?
Qualche secolo prima dell'era cristiana e per qualche secolo dopo di essa nasce un genere letterario cosiddetto "apocalittico” che con immagini terrificanti descrive la fine del mondo attraverso sconvolgimenti tellurici, astrali e storici.

2. Come si pone l'annuncio cristiano dinanzi a questo “topos”, a questo luogo abbastanza comune ai tempi di Gesù e nel corso dei secoli cristiani fino ai giorni nostri? Oggi, poi, siamo in presenza di straordinari eventi che imprimono una inedita accelerazione alla storia per questo  vedono il pullulare di sette millenaristiche che ripropongono il verbo della fine del mondo come evento prossimo venturo.
Per avere qualche linea di risposta, esaminiamo la parola di Dio di questa domenica.

3 . Iniziamo dal brano di Malachia che annuncia e promette l'avvento del "Giorno del Signore", la famosa categoria profetica del giudizio giusto di Dio sulla storia umana.
In quel giorno di Dio instaurerà il suo Regno di giustizia e di pace in un mondo rinnovato.
Quel Giorno sarà dunque l'evento decisivo e risolutivo della storia umana.
E  precisa il profeta: le prospettive mondane che celebrano i ricchi, i sazi, i potenti, i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia, saranno totalmente ribaltate e la vera beatitudine sarà destinata ai cultori del Nome di Dio, ai poveri (impoveriti!), agli affamati, ai sofferenti, ai perseguitati.

4. Nel Vangelo di oggi possiamo individuare quattro passaggi:

I° : Gesù parla della distruzione del tempio e di Gerusalemme. Perché il simbolo, cioè il tempio, deve cedere dinanzi alla realtà piena e cioè il corpo di Cristo e la vita del credente. Il tempio degenera da luogo di incontro con Dio e con i fratelli a simbolo ostentato di orgoglio, di potenza e di discriminazione. L'avvertimento è anche per certa nostra religiosità vuota, esteriore, alienante e disumanizzante.
II°:  Gesù parla del tempo della fine e ammonisce che non bisogna lasciarsi ingannare da falsi profeti e da messianismi ingannevoli. Cioè bisogna relativizzare le "grandezze" di questo mondo. Gli stessi eventi tragici -naturali e/o relazionali- non vanno letti come segni di un infarto, di un collasso della terra o della storia,  bensì come segni della precarietà, della finitudine e imperfezione di un mondo che non va, dunque, divinizzato.
Questi eventi sono la costante e non l'eccezione della vita del mondo. Bisogna imparare a conviverci considerandoli come occasione e sfida per il nostro impegno.
III° Gesù aggiunge che il tempo lasciato ai suoi discepoli è tempo di persecuzioni. Queste sono un segno per capire la natura del tempo in cui si vive: un tempo ancora parzialmente sotto il dominio della bestia. Sono, perciò, conseguenza del rifiuto opposto dai credenti alle pretese dei potenti a esercitare sul mondo una signoria che compete solo a Dio.
A queste pretese -nel confronto drammatico che si instaura tra luce e tenebre, bene male, mondo e Dio- non risponderanno i credenti, ma lo Spirito di Dio che parlerà in essi.
Allora i vincitori saranno i vinti e sarà capovolto l'ordine che il mondo vuole imporre.
Dovremmo chiederci chi sono oggi i perseguitati: La chiesa? Gli ebrei? Gli oppressi?

IV:  Gesù, infine, nelle persecuzioni invita alla pazienza e alla perseveranza nella fede. Il brano è una pagina di speranza: Dio e fedele e mantiene le sue promesse.
Conclusione
Circa la fine del mondo e della storia la parola di Dio non si interessa del modo e del tempo. Non soddisfa le nostre curiosità. Afferma solo che siamo già entrati negli ultimi tempi: occorre, perciò, vivere secondo questa misura. La parola di Dio parla di un ritorno di Cristo: la Parusia. Occorre, dunque, vivere nell'attesa vigile  e operosa del Signore che, si badi!,  viene e non solo verrà. Bisogna vivere senza ansia e senza oziosità. Bisogna scoprire il volto di Dio su quello del fratello.

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