La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 8 settembre 2019

RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA XXIII DOMENICA DELL’ANNO LITURGICO. Don Pietro


  1. Per essere suoi discepoli, Gesù esige da chi vuole seguirlo non solo di amare il nemico, ma addirittura di “odiare” padre e madre. Il senso di tale sconcertante parola di Gesù è questo:  chi è chiamato alla sequela del Maestro deve trascendere la parentela del sangue, della carne, subordinandola e iscrivendola in una consanguineità nuova e più impegnativa: quella della paternità-maternità divine e della propria figliolanza adottiva. Conseguentemente, se essere figli di Dio vale più che essere figli di chi ci ha trasmesso la vita fisica, in caso di conflitto di lealtà tra i doveri verso Dio e quelli verso il padre terreno e ogni altra autorità mondana, il discepolo non deve esitare: l’obbedienza spetta al Padre celeste. Anche l’amore-doveroso!- verso i genitori va inquadrato nell’ amore verso Dio e verso il prossimo, in docilità alla volontà di Dio.

  1. “Chi non prende la sua croce e mi segue, non è degno di me…”
Per croce Gesù non intende in primo luogo il dolore, le sventure, le malattie… Anzi Lui è venuto a liberarci da questi mali che sono la conseguenza della nostra creaturalità e del peccato entrato nel mondo e da cui Egli ci ha liberato. Allora la croce che Gesù ci chiede di prendere è ciò che essa è stata per Lui: il prezzo pagato all'obbedienza solo a Dio e non agli uomini, la fedeltà e la dedizione spinte fino al dono totale di sé, fino alla morte, la solidarietà fino in fondo al dolore dell’uomo e del mondo, la rivelazione piena dell’amore del Padre che non ha esitato a sacrificare il proprio Figlio per noi, la sapienza-verità nascosta nella croce. Il seguace di Cristo, se vuole imitarlo, deve seguirlo anche al Calvario, deve portare la croce, salirvi sopra e morirvi. Solo allora nascerà… La croce, aggiunge Gesù, non è un optional. La si può togliere dalle mura dei locali pubblici, non dal cristianesimo e dai cristiani: essa ne è il cuore e senza cuore non c’è vita.

  1. Queste esigenze ruvide e impegnative Gesù le proclama quando vede che molta gente gli va dietro. Gesù teme che l’abbiano frainteso, che pensino che la sequela sia una gita di evasione, una bella passeggiata, una traversata tranquilla in acque placide su comode imbarcazioni. Gesù è onesto: vuole aprire gli occhi a chi si fosse illuso, vuole informare correttamente chi non avesse ben compreso e, allora, afferma chiaramente, senza possibilità alcuna di equivoco che la sua strada è in salita, è irta di ostacoli, è faticosa e passa per il Venerdì Santo. Ma porta alla vita nuova, all’alba di Pasqua, alla vittoria sul male e sulla morte. Prima, però, c’è da odiare anche i propri cari e da abbracciare la sua Croce.

Nessun commento:

Posta un commento