1. Un fattore scaltro o disonesto?
Questa parabola ha sempre suscitato
perplessità nei lettori: come è possibile che il Vangelo presenti un uomo
disonesto come modello?
Forse
l'ambiente palestinese con i suoi costumi può aiutarci ad attenuare il disagio.
Gli
amministratori locali dei grandi proprietari terrieri - per lo più stranieri -
potevano, dopo aver assicurato al padrone il profitto pattuito, realizzare
guadagni personali maggiorando i prezzi. Questo era consentito.
Si può,
quindi, pensare che l'amministratore della parabola abbia solo rinunciato al
suo margine di guadagno al fine di procurarsi amici nelle imminenti difficoltà,
senza danneggiare il suo padrone.
Così
appare più credibile l'elogio che il padrone fa del suo fattore.
Ma la parabola non vuole attirare
l'attenzione sui mezzi cui il fattore
ricorre per farsi degli amici. Il cuore della parabola è l'espressione:
"i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce".
Forse più che "parabola del fattore disonesto", andrebbe
intitolata "parabola del fattore scaltro". E' la scaltrezza e la furbizia con cui egli,
senza un attimo di esitazione, cerca di mettere al sicuro il proprio futuro,
che deve impressionare il lettore.
Non
appena sente minacciato il suo avvenire,
il fattore si fa astuto e volge a proprio vantaggio la difficile situazione.
Non
dovrebbe anche il cristiano essere pronto, scaltro e risoluto nell'assicurarsi
nel tempo presente il Regno di Dio?
Come al
fattore, neppure al cristiano dovrebbero
far difetto la lucidità nell'avvertire
la gravità della situazione, la prontezza nel cercare una soluzione, il
coraggio di prendere decisioni.
2. L'uso
della ricchezza e la fedeltà
Questa risolutezza spinta sino alla
furbizia l'evangelista Luca la applica all'uso della ricchezza. "Fatevi
amici con la disonesta ricchezza, perché quando essa verrà a mancare, vi
accolgano nelle dimore eterne" .
Per
molti commentatori questo detto significa aiutare i poveri. Gli amici che
bisogna farsi sono i poveri. Per altri gli amici da farsi sono i meriti da
acquisire presso Dio o Dio stesso.
Quindi
c'è un solo modo per essere astuti come il fattore della parabola: utilizzare
le proprie ricchezze per aiutar i bisognosi. Concretamente Luca pensa
all'elemosina.
Poi Luca
riferisce un secondo detto del Signore che si riferisce non alla carità ma al
dovere della fedeltà nell'amministrazione dei beni del padrone. "Chi è fedele nel poco, è
fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel
molto. Se dunque non siete stati fedeli nella iniqua ricchezza, chi vi affiderà
quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la
vostra?" Non bisogna, cioè,
imitare la disonestà del fattore.
Il terzo
detto dei Signore riguarda l'incompatibilità tra il servizio di Dio e il
denaro. "Nessun servo può servire
a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e
disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio
e a mammona". Il denaro vuol sempre fare da padrone e spesso ci
riesce. Allora, diventandone servi, si finisce per tradire l'unica signoria di Dio.
3. La "disonesta ricchezza"
E' disonesta perché spesso è frutto di ingiustizia, di sfruttamento,
e, ancora più spesso, diventa strumento di ingiustizia...
E’
disonesta perché spesso rende ciechi, seduce e soffoca con la sua invadenza la
parola di Dio.
E'
disonesta perché è ingannevole: promette e non mantiene, delude.
Luca si
riferisce a "mammona" che è più della semplice ricchezza: è
quell'accumulo esagerato, che mai sazia, che si impossessa del cuore dell'uomo
e gli sequestra la vita.
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