venerdì 19 ottobre 2018
La gloriosa e tragica storia di Annalena Tonelli.
A proposito di profughi e rifugiati, nel mare magno e tempestoso delle chiacchiere e delle immagini si sente un gran bisogno di testimoni, che in greco antico si dicono, purtroppo, martiri. La signora in azzurro che si vede nella foto qui sotto, e di cui colpiscono l'aspetto minuto e l'intensità degli occhi azzurri, si chiamava Annalena Tonelli e sapeva che prima o poi l'avrebbero uccisa. Fin dalla più tenera età si era votata agli altri, anzi ai più malandati. «Io sono nessuno» diceva, o al massimo «io sono una povera cosa» - ce ne fossero un po' più, in realtà, povere o inesistenti come lei! Volontaria laica e ardente in Africa, prima in Kenya, poi in Somaliland. Per nulla facile le fu all'inizio farsi riconoscere donna e cristiana dai nomadi musulmani del deserto, tutto le era contro meno il Signore (che non è poco). Per i non credenti un opino di romagnola dolce e tenace ben oltre la spericolatezza. Quando comprese che i capi (cristiani) dell'esercito kenyota avevano deciso di regolare i conti con la sua tribù di somali (musulmani) come si fa da quelle parti, poco disse e tanto fece da mandargli a monte il genocidio. E contro ogni buonsenso, sempre da sola come un'eroina del più alto teatro, se ne andò a seppellire quei morti che dovevano restare a monito. Fu percossa, imprigionata, affrontò la corte marziale, la esiliarono in Somaliland. In quel frangente venne fuori che già due volte avevano provato a farle la pelle. E però «morire è come vivere d'amore» ha lasciato scritto Annalena in una delle sue pochissime e più impressionanti testimonianze, anche sul piano letterario. Era il 1984. Le rimase il tempo per improvvisarsi manager della carità. S'inventò un protocollo per battere la tbc dei nomadi, insediò scuole e ospedali regalandosi ai bambini sordi, ai ciechi da cataratta, ai pazienti psichiatrici, alle vittime della guerra, della polio, dell'aids, delle mutilazioni genitali. Divenne laggiù, a Borama, più che una donna rispettata, prima una guida, poi una santa. Domenica 5 ottobre 2003, dopo aver servito i suoi malati "sulle ginocchia", qualcuno che non s'è mai saputo spense a revolverate questa sua vita umile e gloriosissima. Forlì, la sua città, la ricorda a 15 anni dal suo martirio con una serie di iniziative da 30 settembre a17 ottobre: l'inaugurazione della Tenda dell'Uomo, l'intitolazione di una scuola, un convegno, una veglia di preghiera, una mostra fotografica, una rassegna d'arte, un musical. Annalena, medaglia d'oro al valor civile del presidente Ciompi, non ha fatto a tempo a sapere cosa è diventata l'Italia. È una tale lezione, la sua, che si ha scrupolo a scagliarla contro l'egoismo del potere o a supporto del lacrimone buonista. Anche per questo vale, anche per questo è più vera.
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