La preghiera ci introduce nelle profondità divine così che ci avvolga il mistero delle relazioni trinitarie. Il nostro essere ed agire ne è profondamente toccato. Chi prega è introdotto nella vita stessa del Padre, in unione a Cristo, per l’azione dello Spirito. Pregando sperimentiamo il nostro essere figli nel mistero del Padre, non di un’assente o uno sconosciuto. La preghiera è il terreno della venuta della Trinità nella storia del mondo, il luogo dell’Alleanza tra Dio e la creatura. La creatura è accolta nel grembo della Trinità e la Trinità si fa presente nella vita dell’uomo.
2. Rapporto col Padre
Nella preghiera si riconosce il Padre come sorgente di ogni dono: il Padre che preghiamo è il Donatore del Figlio e dello Spirito. Colui che ama da sempre e per sempre, mai stanco di amare, fedele e sempre nuovo. Se tutto viene dal Padre, quando preghiamo noi diventiamo terreno che accoglie l’amore del Padre, ci lasciamo amare da Lui e contempliamo la gratuità pura del suo dono. Pregare è attendere e accogliere quest’amore, aperti alla meraviglia, ringraziamento e lode. Pregare è stare dinanzi al mistero in povertà, vuoto che attende d’essere colmato d’amore. Come tutto viene dal Padre, così tutto a Lui ritorna. La preghiera, allora, è movimento di risposta, è riportare ogni cosa a Dio, alla sua origine. Pregando impariamo a vedere tutte le cose nella luce di Dio, denunciando il male e proclamando la giustizia del Regno che viene. pregando orientiamo tutto (noi, gli altri, la chiesa) verso la Patria intravista ma non ancora posseduta.
3. Preghiera e Figlio
La preghiera cristiana si compie sempre per il Figlio e in comunione con Lui, unico sacerdote. Il Figlio è colui che accoglie eternamente l’Amore del Padre, si lascia inviare nel mondo, consegnare alla morte e ricolmare di Spirito nella Risurrezione. Pregare attraverso il Figlio significa partecipare a questa sua accoglienza dell’Amore del Padre divenendo accoglienti, come Lui, anche della chiesa e del mondo. Pregare per il Figlio comporta, cioè, l’imitazione del Cristo, la compagnia della fede e la solidarietà della vita degli altri. Con il Cristo si fa presente in noi, viene a dimorare nei nostri cuori, e noi partecipiamo al suo mistero di morte e risurrezione, partecipiamo alla sua notte oscura che, però, apre all’alba pasquale, sorgente di pace e vittoria sulla morte. Così noi siamo accolti con Cristo in Dio, accolti nell’accoglienza del Figlio che diventa accoglienza degli altri in Lui. I molti diventano l’unico corpo del Signore, vivente nel tempo.
4. Preghiera e Spirito Santo
Lo Spirito è nella Trinità il legame eterno di amore tra il Padre e il Figlio che suscita comunione anche nel cuore degli uomini e tra gli uomini. Ma lo Spirito è anche colui che fa entrare Gesù nella solidarietà con i peccatori, dei “senza Dio” e così lo Spirito diventa l’estasi di Dio. Dio che esce da se stesso e suscita il nuovo aprendo al futuro. Nella preghiera lo Spirito è fonte di unità e sua esperienza. Pregando nello Spirito ci apriamo al dialogo e alla comunione: l’ altro è riconosciuto come dono e non concorrente o nemico. Egli ci rende anche docili e sensibili alla profezia, aperti e liberi, ricchi di speranza nel vivo della storia: fedeli e liberi.
Conclusione
La preghiera, dunque, è il luogo in cui la Trinità, eterno evento dell’ amore, si fa Avvento nelle umili e quotidiane vicende umane. L’ uomo, prigioniero del suo io, accoglie il dono dell’ Altro nella propria differenza. Così l’ uomo ha tempo per Dio, perché prima Dio ha avuto tempo per l’ uomo. Il tempo entra nell’ eternità perché l’ eternità dell’ Amore è entrato nel tempo.
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