Lo Spirito non ha né nome, né volto. Inafferrabile come il vento: non sai da dove venga e dove va, ma ne odi la voce. Vive nel profondo più intimo del nostro essere e si confonde con il mistero di Dio stesso perché “Dio è Spirito”. Dio si è fatto uomo e Cristo è morto, è risorto, è stato esaltato perché ogni uomo potesse ricevere lo Spirito. La chiesa nasce e vive come chiesa dello Spirito. Nella creazione lo Spirito è il Soffio che vivifica, è Respiro di vita. Come uccello materno cova le acque primordiali, fa schiudere alla vita tutti gli esseri e chiama l’uomo a essere e a vivere come “immagine” di Dio. Nei Profeti, Re e Sacerdoti lo Spirito è dentro la loro parola. Lo Spirito presiede all’Incarnazione, consacra Gesù come Messia e dimora permanentemente in Lui come Amore. Al termine della sua vita terrena Gesù dona lo Spirito come aveva promesso.
Egli sarà il Consolatore e l’ Avvocato. Egli interiorizzerà nei cuori la presenza del Cristo e comunicherà agli uomini l’amore Trinitario. Dopo la Risurrezione operata dallo Spirito, il Corpo di Cristo diventa Corpo ecclesiale, luogo dove lo Spirito può soffiare con tutta la sua forza, preparando la terra e facendola maturare in vista del glorioso Ritorno del Signore. Nell’ universo creato dal Padre visitato e interpretato dalla Sapienza del Figlio lo Spirito Santo è la bellezza di ogni essere che tende verso il suo compimento e la sua pienezza verso la più alta vita. Lo Spirito Santo, donando ad ogni carne, e sigilla la unicità irripetibile di ogni persona e la sospinge verso il superamento della propria individualità facendola aprire alla relazione con le altre persone. In tutti i tentativi che gli uomini fanno di aprirsi a Dio e lo Spirito ascrivere nei loro cuori la legge del signore.
Come è ancora lo Spirito a rendere presente il Cristo laddove gli uomini cercano sinceramente la verità, la bellezza e l’ amore, compiono gesti di vera bontà e vivono la loro esistenza come benedizione. La chiesa è, in particolar modo, lo strumento di cui lo Spirito si serve per diffondere la forza della Risurrezione e comunicare ad ogni uomo la vita divina nella varietà di doni molteplici. E’ lo Spirito che trasforma la chiesa da organizzazione umana a comunione profonda dei membri tra loro e con Dio. Una comunione nella quale non scompare ma viene esaltato ogni sguardo, ogni sorriso e la luce infinite e irripetibile di ogni volto. La chiesa è anche il luogo della libertà e novità dello spirito. E’ lo Spirito che suscita sempre nuove vocazioni secondo le esigenze dei tempi. E’ lo spirito ad ispirare, illuminare e rendere creatrice nell’ amore la libertà che il Risorto ci ha donato. La spiritualità cristiana nient’ altro è se non “ vita nello spirito” in cui anche la sofferenza e la morte vengono trasformate in spazio dello Spirito e del dono di una vita nuova. La “vita nello Spirito” consente all’ uomo di vivere l’ intera sua esistenza come eucaristia presente in ogni rapporto non solo con Dio ma anche con gli altri e con le cose.
Lo Spirito ci introduce nelle profondità del mistero di Dio, ci consente di chiamare ”Padre” l’altissimo Dio e ci fa confessare, con coraggio quando occorre, che solo Gesù è il Signore. Tutto questo è fonte in noi di vita di libertà e di Gioia. L’uomo che accoglie lo spirito, diventa spirituale, trova la sua vera natura, riflette con i gesti quotidiani della vita i “nomi di Dio” e diventa veramente immagine e somiglianza di Dio e con lo Spirito prega incessantemente. Lo Spirito consente all’uomo di percepire anche la verità dell’ essere e delle cose: l’ universo come dono di Dio e la storia come creazione del Regno e preparazione al secondo e definitivo Avvento del Signore. Lo Spirito rende l’uomo capace di compassione e simpatia con tutti e con ogni cosa. Questa presenza dello Spirito è normalmente legata alla quotidianità usuale della vita e si esprime come ammirazione, meraviglia per ogni vita, come accoglienza di ogni altro come rivelazione di Dio, come iniezione di quel coraggio di essere a chi è preda del nichilismo, come creazioni anche piccole, di vita e di bellezza nella società. E’ lo spirito a trasformare in noi l’ angoscia in fiducia, la tristezza per la morte in speranza di vita nuova.
2. Spirito come decodificatore per la comunione.
Tra le persone regna grande estraneità: non esiste vera comunione e perciò neanche vera comunicazione. Salvo rare e fortunate eccezioni non esistono comunità in cui, cadute le barriere, si possa avere fiducia gli uni negli altri sentendosi veramente uniti come in un’ unica famiglia. Ebbene questo miracolo lo opera, fin dal principio lo spirito. Quanti ne fanno esperienza vedono svanire la solitudine e la grande sofferenza che ne deriva. Ma, perché da soli non riusciamo a creare legami veri, stabili, significativi di profonda comunione tra noi? Perché ognuno di noi è chiuso nel suo io, come lo è nella sua pelle. Ognuno di noi è prigioniero delle proprie fantasie distruttive che ci impediscono di incontrare veramente gli altri. E questo ad ogni livello, individuale, sociale, politico, internazionale ed anche ecclesiale.
Questa è la nostra situazione: siamo chiusi in noi stessi, in qualità di individui e come collettività. Questa chiusura è la nostra maledizione e il pericolo mortale che corriamo. Purtroppo può divenire maledizione e tormento anche il tentativo che generosamente possiamo fare di aprirci agli altri, di immedesimarci in loro. Infatti se ci apriamo al mondo e agli altri irrompe immediatamente dentro di noi un’infinità di voci, di grida, di segnali confusi e contraddittori al punto di restare frastornati. Ebbene solo lo Spirito ci consente di decodificare e selezionare questa massa di informazioni e segnali facendoci aprire agli altri e facendoci superare l’antica egocentricità, amando in Dio tutti. Lo stesso avviene per la chiesa: e solo lo Spirito che le consente di ascoltare le voci del mondo, di leggerle col discernimento della parola di Dio e di offrirsi come segno e luogo dell’ amore di Dio.
3. La carne e lo Spirito.
Il cristiano è chiamato alla libertà per amare e servire Dio e il prossimo, per il quale Cristo è morto. Per far questo il cristiano è chiamato a camminare nello Spirito e non secondo la carne. La carne e lo Spirito hanno desideri contrari. La carne non è la parte animalesca dell’ uomo i suoi desideri disordinati, ma tutto l’ uomo. Ebbene l’ uomo, a causa della colpa originale, è e rimane sempre carne peccatrice, anche quando pone gesti religiosi. Paolo ci dice ( Galati ) che la carne da cui non possiamo liberarci, possiamo lasciarla crocifissa sulla croce di Cristo e accogliere lo Spirito che ci è dato perché entri nella nostra vita e faccia cose grandi, creando innanzitutto l’ uomo nuovo obbediente solo alla legge dell’amore. Se rimaniamo schiavi della carne produrremo solo le sue opere, cioè manifestazioni di noi stessi.
Se accogliamo lo Spirito, Egli produrrà in noi dei frutti che non sono provocati da noi, ma da Dio. Il primo frutto è l’ amore, l’ agape e gli altri non ne sono che corollari. Allora siamo simili a Dio in cui c’è misericordia e ira (Ecclesiastico), ma Dio rinvia sempre la sua ira in attesa del nostro ravvedimento.
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