La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 2 febbraio 2020

Terza domenica del tempo ordinario: Presentazione di Gesù al tempio. Don Pietro


Il Vangelo ci presenta una scena di ordinaria vita familiare: una famiglia mentre va al tempio. Una famiglia dunque che non ha solo preoccupazioni materiali ma coltiva per tutti i suoi membri anche la vita spirituale. Da notare che vanno insieme al tempio. Questo perché come si vive insieme tanti momenti della propria vita, così anche come soggetto, come famiglia bisognerebbe almeno qualche volta pregare insieme e  andare al Tempio insieme.

Perché questa famiglia va al tempio? Va a al Tempio per compiere un atto di fede: riconoscere cioè che la vita e l'amore che unisce le persone di famiglia vengono da Dio che è la roccia su cui costruire la propria casa familiare. Va al tempio anche per ringraziare Iddio che ha riposto nei genitori la sua fiducia donando loro un figlio. Va al tempio per capire qual è la vocazione del figlio, cosa Dio vuole da quel bambino. Infine va al tempio per offrire quel figlio a Dio, a compiere cioè un atto sacerdotale.
Questa famiglia al tempio incontra altri credenti. Passa cioè dalla famiglia di sangue ad un'altra parentela quella fondata nella parola di Dio.
In ogni incontro vissuto con fede c’è per  sempre una sorpresa e un messaggio di Dio e questo vale soprattutto quando incontriamo i poveri, gli anziani, i sapienti. 

Due anziani,Anna e Simeone:
Incarnano la storia di una attesa di Dio che non va delusa.

Simeone: fa parte dei poveri del Signore, gli Anawim, è uomo giusto e timorato di Dio. E’ il Theotokos, cioè il portatore di Dio. È uomo dell'attesa: attende il conforto di Dio ed è certo della fedeltà di Dio. È un anziano, ma ha un cuore giovane, perché lo Spirito lo rende vivo, aperto al futuro.

Il suo inno, noto come il Nuc dimittis, (Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…), sarebbe bello se ognuno potesse esclamarlo nell’imminenza  della fine della propria vita. Questo cantico contiene la certezza che la salvezza di Dio è universale, senza escludere nessuno. Cristo sarà per sempre e per tutti salvezza ma anche giudizio per chi coscientemente rifiuta di accoglierlo.

Poi c'è Anna, la profetessa, cioè una donna attenta ai segni di Dio nella storia che capisce che un segno di Dio è quel bambino, è Gesù. Il suo nome Anna significa dono di Dio, suo padre Fanuel significa Volto del Signore, la sua tribù Aser significa Gioia: un nome, dunque, ricchissimo di significato. Anna è il ritratto di una vecchiaia felice e benedetta da Dio. Questa donna è modello di una senilità gioiosa e operosa. È vedova ma è anche una catechista perché parla di Gesù a tutti come dovrebbe fare ogni annunciatore del Vangelo.

Anche noi siamo presenti in questa festa e in questa celebrazione. In sintesi:
dobbiamo sentirci come Maria e Giuseppe, affidatari della vita altrui. Dobbiamo amare con un amore tenero come quello di Maria e con un amore forte come quello di Giuseppe. Madre e Padre incarnano nella famiglia due ministeri: il padre il ministero della Giustizia, la mamma il ministero della Grazia. Come Maria e  Giuseppe anche noi dobbiamo offrire a Dio le vite a noi affidate ed il nostro lavoro educativo. Poi dobbiamo metterci a disposizione del piano di Dio: che ci chiede di offrire e di  soffrire se necessario.

-       Come Simeone Anna dobbiamo vivere nell'attesa di incontrare Gesù, unico Salvatore, vero Tempio per incontrare Dio, vero ed efficace Purificatore.

In questo giorno si benedicono anche delle candeline come simbolo di Gesù luce. Guardiamo a questo oggetto a  questa candelina, non come a qualcosa di magico, di superstizioso. Questa candela sia un segno e un ricordo. Il segno di qualcuno che si consuma per me. E questa candela deve essere anche il modello della nostra vita: come la candela anche io  debbo consumarmi per far luce agli altri.

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