La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 26 ottobre 2019

Riflessioni di Don Pietro

La parola di Dio di questa Domenica contiene un forte  invito a tutti noi a verificare l'autenticità della nostra esperienza religiosa.
Per discernere questa autenticità in particolare il Vangelo ci offre criteri preziosi:
non si tratta di compiere dei riti ottemperando a delle prescrizioni perché ci sia autenticità
non basta neppure esibire una pagella di condotta religiosa con buoni voti.
neppure una fedina morale illibata, integra, può bastare allo scopo.
Una esperienza religiosa autentica si ha quando:
Dio ci incontra, ci guarda, ci accoglie e stringe un'alleanza d'amore con noi. Solo allora "penetriamo le nubi" (prima lettura)
Nel Vangelo abbiamo due modelli di esperienze religiose legate a due figure. Un modello è negativo, l'altro è positivo.
Il modello negativo:
Il "fariseo" fallisce il suo tentativo di incontrare  Dio perché:
non è capace di guardare a fondo dentro di sé e non vede il baratro tenebroso che gli si spalanca dentro. Ama la sua immagine esteriore e ha ridotto anche la sua religiosità a manifestazione, a spettacolo, a esibizionismo e culto di sé. La sua buona coscienza è il risultato, dunque, della sua cattiva vista. Gli capita ciò che capita alle persone che si credono importanti, soprattutto se pubbliche: a furia di essere adulate, si convincono di essere davvero grandi.
attribuisce unicamente a sé il bene reale che riscontra nella sua vita. Non comprende che Dio è la fonte di ogni bene e opera giusta.
prega tra sé: cioè prega dentro di sé, si prega addosso. E’ tutto compiaciuto della sua immagine. E’ un narcisista inguaribile.
non ha carità: infatti disprezza il pubblicano. Un disprezzo che lo porta al razzismo. Cos'altro è il razzismo se non il vanto della propria diversità avvertita e vissuta come superiorità?
infine: non ha il senso del peccato suo personale e della sua complicità con quello degli altri
Il modello positivo:
il pubblicano è nella verità: sa di essere un nulla e sa che solo Dio è tutto.Riconosce il suo nulla e si affida al tutto di Dio.
se una virtù può esibire davanti a Dio è l'onesto riconoscimento di non avere virtù.
non rifiuta il giudizio che pesa su di lui. Non cerca giustificazione ma si pente, invoca pietà e chiede misericordia
il pubblicano sa che in se stesso non trova rimedio alla sua condizione di lontananza dalla giustizia. Ma sa anche che la soluzione è nella grazia del perdono che Dio gli offre e che deve accogliere con fede impegnandosi, dopo la riabilitazione, a riparare il male compiuto e compiendo gesti di generosità, come ad esempio fa Zaccheo.
Conclusione
Perché ci sia autentico incontro con Dio occorre:
pregiudiziale  consapevolezza e riconoscimento della propria nullità e miseria di creature di fronte a lui, il Creatore. Questa è l'operazione verità.
convinzione che l'amore di Dio è così grande da non escludere nessuno, neanche chi ha vissuto o vive tutta la propria esistenza sotto il segno e la schiavitù del peccato. Questa è l'operazione speranza: il Dio di Gesù Cristo ha una buona disposizione verso i peccatori. Detesta solo i presuntuosi, fossero anche buoni. 
occorre più amore verso il prossimo. Questa è l’operazione amore
Assolutamente insufficiente è invece solo limitarsi a:
pagare le decime
digiunare due volte alla settimana.
Cioè oggi:
andare a Messa
devolvere l'otto per mille alla Chiesa cattolica e poi disprezzare e volere che stiano alla larga da noi zingari e stranieri.


Nessun commento:

Posta un commento