La parola di Dio di questa Domenica contiene un forte invito a tutti noi a verificare l'autenticità della nostra esperienza religiosa.
Per discernere questa autenticità in particolare il Vangelo ci offre criteri preziosi:
• non si tratta di compiere dei riti ottemperando a delle prescrizioni perché ci sia autenticità
• non basta neppure esibire una pagella di condotta religiosa con buoni voti.
• neppure una fedina morale illibata, integra, può bastare allo scopo.
Una esperienza religiosa autentica si ha quando:
• Dio ci incontra, ci guarda, ci accoglie e stringe un'alleanza d'amore con noi. Solo allora "penetriamo le nubi" (prima lettura)
Nel Vangelo abbiamo due modelli di esperienze religiose legate a due figure. Un modello è negativo, l'altro è positivo.
Il modello negativo:
Il "fariseo" fallisce il suo tentativo di incontrare Dio perché:
• non è capace di guardare a fondo dentro di sé e non vede il baratro tenebroso che gli si spalanca dentro. Ama la sua immagine esteriore e ha ridotto anche la sua religiosità a manifestazione, a spettacolo, a esibizionismo e culto di sé. La sua buona coscienza è il risultato, dunque, della sua cattiva vista. Gli capita ciò che capita alle persone che si credono importanti, soprattutto se pubbliche: a furia di essere adulate, si convincono di essere davvero grandi.
• attribuisce unicamente a sé il bene reale che riscontra nella sua vita. Non comprende che Dio è la fonte di ogni bene e opera giusta.
• prega tra sé: cioè prega dentro di sé, si prega addosso. E’ tutto compiaciuto della sua immagine. E’ un narcisista inguaribile.
• non ha carità: infatti disprezza il pubblicano. Un disprezzo che lo porta al razzismo. Cos'altro è il razzismo se non il vanto della propria diversità avvertita e vissuta come superiorità?
• infine: non ha il senso del peccato suo personale e della sua complicità con quello degli altri
Il modello positivo:
• il pubblicano è nella verità: sa di essere un nulla e sa che solo Dio è tutto.Riconosce il suo nulla e si affida al tutto di Dio.
• se una virtù può esibire davanti a Dio è l'onesto riconoscimento di non avere virtù.
• non rifiuta il giudizio che pesa su di lui. Non cerca giustificazione ma si pente, invoca pietà e chiede misericordia
• il pubblicano sa che in se stesso non trova rimedio alla sua condizione di lontananza dalla giustizia. Ma sa anche che la soluzione è nella grazia del perdono che Dio gli offre e che deve accogliere con fede impegnandosi, dopo la riabilitazione, a riparare il male compiuto e compiendo gesti di generosità, come ad esempio fa Zaccheo.
Conclusione
Perché ci sia autentico incontro con Dio occorre:
• pregiudiziale consapevolezza e riconoscimento della propria nullità e miseria di creature di fronte a lui, il Creatore. Questa è l'operazione verità.
• convinzione che l'amore di Dio è così grande da non escludere nessuno, neanche chi ha vissuto o vive tutta la propria esistenza sotto il segno e la schiavitù del peccato. Questa è l'operazione speranza: il Dio di Gesù Cristo ha una buona disposizione verso i peccatori. Detesta solo i presuntuosi, fossero anche buoni.
• occorre più amore verso il prossimo. Questa è l’operazione amore
Assolutamente insufficiente è invece solo limitarsi a:
• pagare le decime
• digiunare due volte alla settimana.
Cioè oggi:
• andare a Messa
• devolvere l'otto per mille alla Chiesa cattolica e poi disprezzare e volere che stiano alla larga da noi zingari e stranieri.
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