Il rapporto salvezza-fede costituisce il contenuto centrale del messaggio affidato alla parola di Dio di questa domenica.
A) Della salvezza offerta da Dio i brani proposti oggi sottolineano innanzitutto la universalità e la gratuità
1l'universalità
Ogni uomo è destinatario del dono di Dio, cioè del suo amore che è vita e dà vita.
L'essere straniero rispetto al popolo che Dio si è scelto, il popolo di elezione, Israele, non costituisce condizione di svantaggio, ne è motivo di esclusione. Anzi sembrerebbe esattamente il contrario: per l'occhio di Dio la condizione di straniero sembra costituire un titolo preferenziale rispetto al dono della salvezza.
Straniero è Naaman il Siro guarito da Eliseo e straniero è uno dei dieci lebbrosi guariti da Gesù. Quest'ultimo è uno straniero particolare, è, cioè, un samaritano, vale a dire un eretico rispetto alla religione giudaica. Ebbene Dio non è tenuto a rispettare e difatti non tiene conto delle scomuniche delle Chiese e delle religioni. Quando Egli vuole salvare un uomo lo raggiunge con il suo amore cui nessuno, neppure la Chiesa, può porre limiti o imporre direzioni.
2.la gratuità
Questa emerge proprio dalla condizione di samaritano di uno dei dieci lebbrosi e dalla condizione di lebbrosi di quanti ottengono la guarigione.
L'essere samaritano equivaleva per Israele ad uno status di indegnità religiosa. Mentre l'essere lebbroso significava uno stato di indegnità fisica, essendo la lebbra considerata come segno e prova della maledizione di Dio. Insomma Dio guarisce miracolosamente proprio quelli che per Israele non erano in condizioni di meritare la salvezza. Appunto: la salvezza non è qualcosa che si può meritare. È dono gratuito dell’amore di Dio. È grazia. Precede la stessa fede. Dopo viene la fede che è segno di salvezza totale
SALVEZZA ED UMILTÀ
Se la salvezza non può essere meritata, rivendicata come un diritto, essa però può essere desiderata e favorita dal nostro comportamento.
Namaan, il Siro, il lebbroso, ottiene la salvezza (fisica e spirituale) perché, vincendo il suo orgoglio e rinunciando alla sua volontà umana, si sottopone ad azioni progressive di umiliazioni:
• dalla sottomissione al suo Re passa a quella al profeta e poi addirittura a quella del servo del profeta;
• dalla sua preferenza per i fiumi meravigliosi di Damasco passa all'esiguo fiume Giordano;
• dal suo desiderio di grandi rituali, magici e spettacolari, passa al semplice gesto di immersione nel Giordano.
Ecco: per essere guariti nel corpo e nello spirito, per avere salvezza da Dio, occorre umiltà e obbedienza. Senza questi atteggiamenti non c'è salvezza. Non basta appartenere al popolo eletto o alla Chiesa.
I SEGNI DELLA SALVEZZA ACCOLTA IN PIENEZZA
Dei dieci lebbrosi guariti, nove vanno a Gerusalemme, al Tempio, a presentarsi ai sacerdoti che dovevano reintegrarli nel tessuto sociale dopo averne constatata la guarigione. Uno solo torna indietro da Gesù a ringraziarlo per il dono della guarigione. Solo quest'ultimo è veramente e pienamente salvato. I nove -nota Luca- sono sanati solo nel corpo. Il decimo è salvato in pienezza perché ha compreso che il Tempio è solo un simbolo di Dio. Dio veramente abita in Gesù, la sua umanità è il vero Tempio, il luogo della presenza e dell'incontro con Dio. Senza Gesù il Tempio, la religione, non hanno senso salvifico, sono privi dell'essenziale.
I nove guariti adempiono le prescrizioni della Legge e sono "buoni" ebrei, israeliti osservanti e basta. Non vanno oltre.
Il decimo, invece, supera il livello della Legge e si apre a ciò che non nasce dalla Legge bensì dal cuore e dalla grazia. Si apre cioè al ringraziamento e alla lode a Dio.
ringraziamento
La grazia non ci pone solo in uno stato di grazia davanti a Dio, ma ci pone in azione di grazie, in ringraziamento. Chi ha ottenuto grazia, rin-grazia. Chi ringrazia lo fa perché comprende che niente gli è dovuto e tutto è grazia, tutto è eucaristia.
culto a Dio
L’uomo salvato non celebra più se stesso o l'uomo, ma celebra Dio.
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