La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

mercoledì 17 luglio 2019

Un viaggiatore fedele

G,utta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo.. La ricordo tra le prime frasi latine man­date a memoria. Leggendola in chiave positiva, essa mostra la forza di un'azione quando è fe­delmente ripetuta nel tempo, come una goccia d'acqua capace di perforare la roccia non con l'irruenza, ma semplicemente continuando a ca­dere. È come nutrire una pianta: non serve un flusso abbondante ed estemporaneo d'acqua, ne basta una quantità minima e regolare.
Le cronache spesso usano l'aggettivo "se­riale" in riferimento ai protagonisti di efferati crimini. Esiste anche una versione sana della se­rialità: è la fedeltà dell'amore che sa "stare sul pezzo" con gesti che si ripetono, ma in maniera sempre nuova, attraversati dalla costante pas­sione per l'altro, percepito come sempre nuovo.
Mi ha molto colpito la vicenda divenuta vi­rale di Romano, un anziano di Consuma, in To­scana. A 84 anni accompagna ogni giorno in macchina alla scuola elementare del paese vicino Jaffer, un bambino ipovedente di origine mace­done. Il papà taglialegna deve lavorare, la mamma è senza patente. Sul pulmino della scuola servirebbe un assistente che non c'è. Ro­mano si è trasformato   nel suo assistente: dodici chilometri di tornanti, altrettanti a tornare, due volte al giorno. Per tutti e nove i mesi dici'  Scuola.
Con un sogno nei cuore: che .Jaffer un giorno possa riacquistare la vista e riconoscere gli amici e il suo compagno di viaggio non solo al tatto delle dita, ma guardandoli negli occhi.
Nell'ora dell'apparente apatia dilagante, una storia - tra le tante possibili - che ha com­mosso l'Italia, restituendo forza generativa al­l'amore disinteressato e fecondo, che porta be­neficio anzitutto a chi lo compie. Nel cuore dell'Appennino, a trovare ragioni di vita sono in due. E il primo non c Jaffer, ma   Romano. An­che se, per sua  stessa ammissione ormai vec­chio e sordo

Un esempio di fedeltà cristallina. Non a dettami etici, ma alla bellezza dell'essere umano. È interessante constatare che nei profondo di ogni uomo abita la chiamata all'amore per l'altro e in particolare il più debole. A muoverci non è un generico senso di solidarietà, ma la perce­zione che nella gratuità ritroviamo noi stessi e la gioia di appartenere ad una fraternità.


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