Questa è la (comprensibile e necessaria) Religione
.Quando “Dio sarà tutto in tutti” non ci sarà più tempio, né ci saranno più mediazioni di sorta tra l’uomo e Dio (Ap.).
L’unico sacrificio che Dio gradisce è l’offerta che il Figlio gli fa del corpo.
Non nel senso che Dio goda della immolazione di suo figlio, ma perché in essa c’è l’adempimento della volontà del Padre fino alla offerta di se stesso. Questo è il vero culto.
Ne segue che – anche per noi – il luogo di incontro con Dio è lo spazio della vita, nostra e altrui.
C’è un “prologo in cielo”: il corpo che il Padre prepara al Figlio, e c’è un tripudio del corpo sulla terra: quello di Maria, di Elisabetta e del bambino in grembo.
Quindi la nostra vita quotidiana non è la materia su cui Dio agisce, ma è essa stessa portatrice di significato e di messaggi negli eventi che la strutturano e accompagnano. La salvezza, allora, non avviene in una zona parallela alla vita, oltre la vita (il giardino fiorito dell’anima nel deserto dell’esistenza) ma nella vita (far fiorire il deserto!). Dovunque l’uomo vive nell’obbedienza al Padre, lì agisce e si opera la salvezza promessa.
Lì, dolore, pane, gioia, fatica… morte pur restando nella loro fisicità diventano segno e luogo di un Incontro altro che salva all’insegna della obbedienza a Dio. Ma, in che consiste questa obbedienza? E’ conformità al suo disegno che è quello della pace fra gli uomini e sulla terra, quello dell’affermazione della vita.
Chi vuole la vita obbedisce a Dio e chi serve la vita, lo sappia o meno, è fedele a Dio.
Ovviamente per vita si intende la “qualità” della vita, cioè condizioni degne per tutto l’uomo e tutti gli uomini.
Questo modo di leggere l’obbedienza a Dio, non è infedeltà al messaggio cristiano, un uscir fuori dall’ortodossia, ma liberare il cristianesimo dalle angustie confessionali in cui spesso è stato imprigionato e restituire a Dio la signoria sull’intera creazione e alla fede le sue misure originarie, quelle cioè che coincidono con l’intera esistenza umana.
Il Cristianesimo nella sua essenza è la rivelazione del significato dell’esistenza umana che trova la sua norma e il suo inveramento nel Cristo della Croce che ha offerto se stesso per la salvezza di tutti.
In questa prospettiva – non cultuale ma esistenziale – acquistano nuovo significato gli episodi evangelici, come la visita di Maria a Elisabetta e la nascita di Gesù a Betlemme.
Queste due donne incinte che si incontrano, colme di Spirito Santo, pervase di gioia, stanno appunto a confermarci che la salvezza non è realtà che rinvia ad altezze celesti (anche!) ma attraversa le radici della carne, passa per il ventre delle madri, è dentro la nostra realtà fisica.
Non sono eventi che riguardano solo i cristiani, ma l’intera umanità e ogni singola persona.
Qui dobbiamo farli risuonare e reagire, non solo nel tempio e nel culto. Gesù non ha mai fatto l’elogio degli uomini del Tempio e del culto, o della ortodossia formale. Anzi li ha messi in imbarazzo proponendo come modello di obbedienza a Dio un eretico ed uno scomunicato, il Samaritano.
E l’episodio conferma che nascere è nascere per la salvezza e, nonostante la violenza e la morte, la fede ci dà in Cristo la certezza che, nonostante tutto questo, il disegno del Padre non sarà annullato.
La Parola che risalta nel Vangelo di oggi è la beatitudine di Maria che non ha creduto per l’evidenza delle cose, ma ha creduto alla Parola del Signore suo e al suo adempimento.
Credere all’adempimento della Parola del Signore è cosa molto rara e difficile! Ma è questo che dobbiamo proclamare ai deboli e agli umili, agli impoveriti e umiliati: le promesse si adempiranno e si adempiranno nella vita se gli uomini si immoleranno, non in senso ritualistico (Dio non è Moloch assetato di sangue!) ma nel senso della fedeltà alla Parola e al disegno del Padre.
Proviamo a essere fedeli a questo progetto di vita e saremo immolati. La mia vita non serve per me: va collocata, pur nella cronaca insignificante del mio quotidiano, dentro l’orizzonte della salvezza i cui risultati non sono visibili.
E bisogna crederci. Credere all’adempimento vuol dire vivere senza prove, con una fede nuda come quella di Abramo.
Credere alla vita in un mondo ostile alla vita. Credere alla pace in un mondo non pacifico. Quelli che credono non son quelli che professano la domenica la loro fede, ma quelli che calano la fede nel quotidiano e lì si immolano, incompresi e perseguitati da tutti, perfino i familiari che perseguono altri obiettivi e seguono altre logiche…
La grande speranza cristiana può rimanere congelata nel rito domenicale. La vita non vince perché offriamo sacrifici rituali a Dio, ma solo se ci sacrifichiamo per i fratelli. Questa è la via della salvezza, che passa per un modo di vivere che non sia contro l’uomo.
Chi non si interroga sul senso che ha il dare la vita per i fratelli costui inutilmente prega, inutilmente fa dir Messe in suffragio dei defunti. La sua non è religione vera, ma chiusa nella presunzione del tempio; è ricerca della salvezza per vie magiche, attraverso riti propiziatori che dispensino dall’impegno e dispendio personali. Cristo viene a dirci che la vera religione consiste nell’offrire il nostro corpo all’immolazione per la vita degli uomini.
Così è e così sia.
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