Non si può comandare la gioia, un sentimento “spontaneo”: c’è solo in presenza di un certo modo di essere e di una particolare condizione interiore. Eppure la parola di Dio oggi insistentemente ci ordina di essere gioiosi.
Certo, Paolo ci illumina sulla natura particolare della gioia che ci è comandata:
• una gioia che possiamo far fuoriuscire da noi, solo se entra in noi una pace, - quella di Dio – che “sorpassa ogni intelligenza e custodisce i cuori e i pensieri in Cristo Gesù.
Il Vangelo poi, nelle parole del Battista, ci presenta un presupposto della gioia:
• la pratica concreta della giustizia e della carità, come premessa di quella pace di Cristo da cui scaturisce la gioia.
Finché c’è chi naviga nel superfluo e chi si dibatte nella povertà, e forse nella miseria, finché c’è chi vive di un ingiusto profitto e chi vive derubato del frutto del suo lavoro (o del lavoro) è da farisei parlare della gioia cristiana del Natale.
Forse nasce da qui la sensazione di quel carattere illegittimo delle nostre festività, dei nostri Natali consumistici, delle nostre allegrie familiari, mentre nel mondo si consumano infinite tragedie della miseria e del sottosviluppo.
2. Novità e verità evangelica: il dono dello Spirito.
Ma il Vangelo non ha la sua novità nell'esigenza morale, semplice presupposto, preliminare della verità evangelica. Tutte le leggi morali Gesù le ha risolte nell'unica legge dell’amore.
Che conti non è la norma, ma il modo in cui, nella diversità delle epoche, si attua l’amore verso il fratello.
Ma neppure l’amore ai fratelli è la novità e verità dell'evangelo.
L’esigenza di amare il prossimo si trova pressoché in tutte le religioni.
La novità dell'evangelo è, intanto, nel fatto che il precetto dell’amore è legato al dono in noi dello Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che apre il nostro cuore alla gioia vera.
3. La “vera” gioia.
C’è un’allegria illegittima che non possiamo e non dobbiamo permetterci:
• quella che ignora le tribolazioni del mondo e quella costruita sulle nostre ingiustizie quotidiane. Se è così, non possiamo che essere tristi.
• La gioia legittima è quella che si coniuga con la giustizia da cui nasce la pace come ordine che non fa perno su di noi e sui nostri interessi ma con un senso universale. Senza equa distribuzione della ricchezza, senza l’eliminazione dei meccanismi di sfruttamento, non c’è pace. E senza giustizia non possiamo che esser presi da un’indignazione continua verso il mondo presente.
4. La diversità della gioia cristiana.
Tutto questo è ancora il presupposto della gioia cristiana, dell’evangelo che ci annuncia una gioia “diversa”. Un mondo solo giusto non è ancora capace di gioia.
Neppure la sola osservanza morale dà gioia per i limiti e il contrasto che essa deve necessariamente porre per arginare la voracità debordante dei nostri istinti e pulsioni. La mortificazione è alla libertà e spontaneità, all'interiorità della persona. I codici, anche quelli morali, non danno gioia. La norma uccide. La legge è morte, anche quando la si attua, ci ricorda Paolo. La novità è lo Spirito Santo che è “fuoco”.
Il “fuoco” dello Spirito non conduce a un soggettivismo spregiudicato (ognuno fa quel che vuole).
Il fuoco è l’attesa di un diverso modo di vivere, un modo di vivere cioè
• in cui la spontaneità sia quella dei figli di Dio.
• in cui si possa esistere come bambini nel mondo, non come censori di sé e degli altri che spiano il peccato per condannarlo.
• il Vangelo è l’imprevisto, l’impossibile inserito nel cuore dell’uomo.
Imprevisto e novità per il mondo è Gesù Cristo.
5. Per noi, oggi.
• Non bisogna saltare il presupposto della giustizia concreta, per guardare alla libertà dei figli.
• Questa libertà è condizione essenziale perché la scelta di vita sia secondo Dio.
• Dobbiamo prudentemente diffidare anche della nostra libertà per le insidie della carne, mai definitivamente debellate.
• La vera libertà è il miracolo che Dio compie in noi. In questo miracolo sta la novità del Vangelo, il vino della gioia. Questo è il fuoco in cui dobbiamo essere battezzati e non c’è tutore dell’ordine che possa soffocare queste fiamme.
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