La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 22 settembre 2018

Vangelo della XXV domenica del T.O.. Riflessione di Don Pietro

1. "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo dì tutti e il servo di tutti”

Quella di Gesù è una logica antitetica  a quella del mondo ove regna l'ambizione: un virus pericolosamente diffuso  che induce chi ne è affetto alla ricerca ad ogni costo del successo. Questo inseguimento, poi, è una molla potente e spregiudicata in molte occasioni.
Secondo questa logica solo i bravi, i grandi, i riusciti, i ben nati avrebbero diritto alla gloria.
Ma Gesù ci chiama fuori da questo gioco atroce delle competizioni.
Egli ci invita ad imitare lui che sceglie l'abbassamento e il servizio, che non ha mai ambito né richiesto titoli nobiliari, gloria, limitandosi e ricercando di essere grande solo nella piccolezza e nel servizio.
In molte occasioni Gesù annuncia che farsi piccoli e servi è la condizione pregiudiziale per entrare nel suo regno.

2. "Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato"

Allora, cosa attira lo sguardo di Dio e la sua predilezione?
Certamente non l'innocenza, la semplicità, il candore, neppure l'ingenuità e l'abbandono, la fiducia tipica del bambino.
Dio sceglie i bambini proprio perché non hanno nulla di interessante per la società. Nel suo tempo, infatti, i bambini erano disprezzati come esseri immaturi, noiosi, capricciosi e incapaci.

3. Perché privilegiare la condizione di infanzia spirituale?

Il bambino, non è ciò che siamo stati.  Per Gesù è ciò che dobbiamo ancora diventare.
I piccoli sono capaci ancora di stupore, sono fiduciosi, sono aperti al nuovo. Il profeta della morte di Dio, Nietzche,  diceva che l'uomo nasce cammello, crescendo diventa leone ma muore  bambino. Ecco la vera metamorfosi dello spirito.
Gesù ci dice che il bambino è come il regno: di vicino, ma di un altro mondo. Come il bambino anche il regno è uno sguardo nuovo sul mondo e nel mondo.
 Il bambino diventa dunque per lui maestro di fede. Occorre partire dalla novità del regno.
Gesù non ci sta invitando a diventare infantili, ma solo a diventare oggi uomini del regno sciogliendo le durezze e recuperando la dracma  che è  in noi: cioè l'immagine di Dio.

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