La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 14 settembre 2018

Riflessione sul Vangelo della DOMENICA XXIV TEMPO ORDINARIO. don Pietro

L’odierno brano evangelico costituisce un po’ il cuore del Vangelo di Marco, Esso, infatti, registra la prima, solenne presa di coscienza e una chiara rivelazione della messianicità di Gesù.
Gesù non è né Giovanni Battista redivivo, né Elia che ritorna.
Egli è il Messia atteso,inviato dal Padre e consacrato dallo Spirito per portare l’attesa salvezza all’uomo e al mondo.

Ma perché Gesù ci tiene tanto a precisare la sua identità e vocazione messianica?
Il problema, di allora e di oggi, non è Cristo sì, Cristo nò. Il problema è quale Cristo e, di riflesso, quale Dio.
La missione che Gesù deve compiere in obbedienza al Padre non è politica. Egli, cioè, non è venuto a porsi alla testa di un esercito per scacciare gli odiato occupanti romani e restituire ad Israele la dignità di popolo libero e indipendente.
La missione di Gesù e eminentemente spirituale, non mondana. Egli viene ad instaurare e inaugurare un rapporto nuovo di comunione tra Dio e l’uomo e tra gli uomini. E questo attraverso un cammino di sofferenza fino alla morte, secondo l’immagine isaiana del Servo sofferente.

Pietro e gli altri discepoli non riescono a comprendere tutto ciò. Proprio come noi…
Essi pensano che bisogna fare tutto il possibile proprio per evitare la via della croce cui fatalmente conduce la scelta dell’obbedienza al Padre e del servizio ai fratelli.
La logica dei Dodici, Pietro in  testa, ha tentato, tenta e continuerà a tentare sempre la Chiesa. La tentazione, cioè, del calcolo politico e di un messianismo umano, trionfalistico e di potere.
Il rimprovero a Pietro è indirizzato, allora, anche a tutti noi, ad ogni livello ecclesiale, dal più alto al più basso…

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