La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 18 novembre 2017

La parabola dei talenti: riflessione al Vangelo della 33ª domenica del tempo ordinario. Don Pietro

Questa parabola di Gesù non intende minimamente legittimare il sistema economico finanziario né vuol essere una esaltazione dello spirito imprenditoriale o dell'efficientismo mercantile.
Questa parabola vuole solo proiettare una luce su Dio, sull'uomo, sui beni della terra.
I talenti di cui si parla alludono al grande dono della vita con tutti i regali che l'accompagnano. Investendo il talento della vita questo talento si moltiplica e arricchisce chi lo investe sempre di più.

Vediamo un po' i personaggi di questa parabola.  Anzitutto il padrone e poi i primi due servi donatari dei talenti
Il padrone a un certo punto è assente, se ne va, non c'è.Questa assenza  allude al silenzio in cui   Dio è entrato dopo aver pronunciato la sua  parola più alta sulla croce. Dopo quell’evento Dio  non ha più nulla da dirci. Dio ha  affidato la sua  parola nel tempo  del suo silenzio allo Spirito Santo.
Questo padrone è generosissimo nel dispensare le sue ricchezze. Dunque è buono, è munifico, vuole il nostro bene, la nostra felicità e ci da tutto ciò che ci può servire perché questa felicità non sia solo un sogno ma una realtà.

Questo padrone è buono e sorprendente perché non pretende indietro ciò che ha donato ai suoi servi e alla fine questi serbi sono resi signori perché nel suo regno Dio non vuole ricchi, ma  vuole che tutti siano signori. I ricchi non danno a nessuno ciò che hanno, invece i signori sanno condividere quello che hanno.
Questo padrone giudica buoni come Dio creando uomo e  la donna vide che erano molto buoni.
 Questo padrone giudica buoni i primi due per il loro agire. Se Dio fosse un'agenzia di Rating darebbe a questi due servi attribuirebbe un A tre. 

Vediamo invece il terzo servo, colui che rinuncia a investire il suo talento perché non ritiene suo il talento, perché non crede alla generosità e alla bontà del suo padrone, perché non sa rischiare. Egli seppellisce il dono ricevuto e seppellendo il dono seppellisce un po' se stesso. Agisce così  perché giudica cattivo il padrone  donatore Forse è  affetto un po' da paranoia perché vede il male in tutti gli altri. Infine lui si limita solo a non fare il male. lL’agenzia di rating sarebbe molto severa con lui.
È quali sono gli insegnamenti per noi in questa parabola?
Primo insegnamento: una falsa immagine di Dio, un  Dio percepito come cattivo come giustiziere  finisce fatalmente per  bloccare la nostra crescita personale.

Secondo insegnamento: La paura ci  paralizza e ci fa restare infantili e  non ci fa crescere.

Terzo insegnamento:  stiamo attenti! Dio si adira per una sua immagine negativa perché essa distorce i tratti del suo volto.

Quarto insegnamento:  produrre vita è accrescere la propria vita e quella degli altri.

Quinto insegnamento:  il fazzoletto in cui l'ignaro nasconde e seppellisce il talento che ha ricevuto e il sudario che si stendeva su un cadavere prima di seppellirlo hanno in greco lo stesso vocabolo.

Sesto insegnamento:  la vera fede libera le energie non le inibisce mai.

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