1. "Io sono la via"
In un itinerario ordinario
c'è un inizio e una meta. La via è solo la strada che conduce al traguardo.
Raggiunto questa essa non serve più: è solo mezzo al fine.
Invece in un itinerario che
si apre all'infinito, il traguardo non è la fine della strada, il traguardo è
la stessa strada che conduce sempre più avanti, sempre più in alto. In tal
caso strada e traguardo si identificano.
Così è Gesù : strada e traguardo insieme.
Egli non è un semplice
strumento di salvezza che una volta adoperato può essere messo da parte, egli è
uno strumento che si identifica con la salvezza stessa.
L'immagine della via esprime
solo il senso di un'esistenza sempre protesa in avanti, fatta non di quieto
possesso ma di amore ardente, non di chiusura in se stessi, ma di dono.
Paolo parla dell'amore come
di una via
2. Io sono la verità
Gesù è la rivelazione del
Padre. In lui la parola che è una sola cosa con il Padre, si è fatta carne, è
divenuta visibile, ascoltabile, toccabile.
Attraverso la comunione con
Gesù il Cristo, ogni uomo può entrare in comunione col Padre.
Il peccato aveva separato
Padre e Figlio. Cristo ha eliminato il muro di divisione. Nelle parole di Gesù,
nelle sue opere, possiamo intravedere il volto di Dio.
3. Io sono la vita
Gesù è la vita divina donata
agli uomini. Egli è il compimento di ogni desiderio del cuore umano.
Perciò l'annuncio della sua
partenza suscita turbamento nel cuore dei discepoli.
Per loro Gesù era tutto: per
lui avevano abbandonato tutto; sul lui avevano puntato ogni speranza.
Il loro non è semplice
dispiacere psicologico di amici. È il disorientamento del discepolo che vede
sparire l'unico punto di riferimento della propria vita.
Ma Gesù non li abbandona. Al
contrario, tornando al Padre, completa il percorso rendendolo praticabile anche
ai discepoli.
Grazie al suo ritorno al
Padre, anche gli uomini possono ritornarvi.
Come per Gesù, anche per loro il vivere e morire può
diventare un ritorno a Dio.
Chi accoglie Gesù con fede e
amore è inserito in una corrente infinita di amore che porta verso il Padre. La
comunità credente è la grande opera iniziata e continuata dai discepoli nello
Spirito.
4. Un regno di sacerdoti
Al popolo della
nuova alleanza convengono perciò i titoli che il Primo Testamento riservava a
Israele: "stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo che Dio
si è acquistato".
Ai privilegi
corrispondono responsabilità: "offrire sacrifici spirituali graditi a
Dio per mezzo di Gesù Cristo".
Sacrifici
spirituali: non sacrifici interiori, non sentimenti, desideri, ma la vita
interiore ed esteriore. Cioè tutte le azioni religiose e profane, le esperienze
affettive. Insomma ogni cosa è da offrire a Dio.
Ma, come può una
vita povera diventare offerta gradita a Dio?
Solo per mezzo
di Gesù Cristo. Gesù è la via nella quale l'esistenza del credente diventa
ritorno a Dio.
Gesù è la pietra
scelta intorno a cui costruire la casa della propria vita.
5. Una comunità ricca di ministeri
A Gerusalemme difficile era la
convivenza tra ebrei e ed ellenisti della diaspora a ragione delle diversità
culturali, di mentalità, di abitudini.
Gli apostoli propongono,
l'assemblea designa, gli apostoli impongono le mani ai diaconi.
Interessante è l’indicazione metodologica che qui troviamo: sorge una
crisi che potrebbe spaccare la comunità. La crisi viene affrontata dai capi
della comunità insieme col consiglio e con l'assunzione di responsabilità da
parte di tutti. Infine si invoca lo Spirito in modo che la scelta per un nuovo
ministero non sia un adempimento burocratico, ma un evento spirituale.
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