La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 13 maggio 2017

RIFLESSIONE AL VANGELO DELLA V DOMENICA DI PASQUA. Don Pietro

1. "Io sono la via"

In un itinerario ordinario c'è un inizio e una meta. La via è solo la strada che conduce al traguardo. Raggiunto questa essa non serve più: è solo mezzo al fine.
Invece in un itinerario che si apre all'infinito, il traguardo non è la fine della strada, il traguardo è la stessa strada che conduce sempre più avanti, sempre più in alto. In tal caso  strada e traguardo si identificano.
Così è  Gesù : strada e traguardo insieme.
Egli non è un semplice strumento di salvezza che una volta adoperato può essere messo da parte, egli è uno strumento che si identifica con la salvezza stessa.
L'immagine della via esprime solo il senso di un'esistenza sempre protesa in avanti, fatta non di quieto possesso ma di amore ardente, non di chiusura in se stessi, ma di dono.
Paolo parla dell'amore come di una via

2. Io sono la verità

Gesù è la rivelazione del Padre. In lui la parola che è una sola cosa con il Padre, si è fatta carne, è divenuta visibile, ascoltabile, toccabile.
Attraverso la comunione con Gesù il Cristo, ogni uomo può entrare in comunione col Padre.
Il peccato aveva separato Padre e Figlio. Cristo ha eliminato il muro di divisione. Nelle parole di Gesù, nelle sue opere, possiamo intravedere il volto di Dio.

3. Io sono la vita

Gesù è la vita divina donata agli uomini. Egli è il compimento di ogni desiderio del cuore umano.
Perciò l'annuncio della sua partenza suscita turbamento nel cuore dei discepoli.
Per loro Gesù era tutto: per lui avevano abbandonato tutto; sul lui avevano puntato ogni speranza.
Il loro non è semplice dispiacere psicologico di amici. È il disorientamento del discepolo che vede sparire l'unico punto di riferimento della propria vita.
Ma Gesù non li abbandona. Al contrario, tornando al Padre, completa il percorso rendendolo praticabile anche ai discepoli.
Grazie al suo ritorno al Padre, anche gli uomini possono ritornarvi.
Come per Gesù,  anche per loro il vivere e morire può diventare un ritorno a Dio.
Chi accoglie Gesù con fede e amore è inserito in una corrente infinita di amore che porta verso il Padre. La comunità credente è la grande opera iniziata e continuata dai discepoli nello Spirito.

4. Un regno di sacerdoti

Al popolo della nuova alleanza convengono perciò i titoli che il Primo Testamento riservava a Israele: "stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo che Dio si è acquistato".
Ai privilegi corrispondono responsabilità: "offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo".
Sacrifici spirituali: non sacrifici interiori, non sentimenti, desideri, ma la vita interiore ed esteriore. Cioè tutte le azioni religiose e profane, le esperienze affettive. Insomma ogni cosa è da offrire a Dio.
Ma, come può una vita povera diventare offerta gradita a Dio?
Solo per mezzo di Gesù Cristo. Gesù è la via nella quale l'esistenza del credente diventa ritorno a Dio.
Gesù è la pietra scelta intorno a cui costruire la casa della propria vita.

5. Una comunità ricca di ministeri

A Gerusalemme difficile era la convivenza tra ebrei e ed ellenisti della diaspora a ragione delle diversità culturali, di mentalità, di abitudini.
Gli apostoli propongono, l'assemblea designa, gli apostoli impongono le mani ai diaconi.

Interessante è l’indicazione  metodologica che qui troviamo: sorge una crisi che potrebbe spaccare la comunità. La crisi viene affrontata dai capi della comunità insieme col consiglio e con l'assunzione di responsabilità da parte di tutti. Infine si invoca lo Spirito in modo che la scelta per un nuovo ministero non sia un adempimento burocratico, ma un evento spirituale.

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