La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 5 maggio 2017

COME DI CONSUETO ECCO UN MIO BREVE COMMENTO ALLA IV DOMENICA DI PASQUA - Don Pietro

1. Appartenenti ecclesiali abusivi

"Chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore".
Con queste parole Gesù stabilisce il criterio di legittimazione per quanto concerne il ruolo dei pastori della sua comunità e disegna alcune modalità di esercizio di tale ruolo.
In parole più semplici Gesù intende rispondere a questa domanda: "Chi è idoneo a guidare i fratelli nel cammino verso il Regno di Dio e quali rapporti  il pastore deve Intrattenere con le persone a lui affidate?".

2. Entrare per la porta

Gesù  risponde non con una teoria articolata sull'identità e i compiti dei pastori, ma con l'allegoria-similitudine della porta attraverso cui un pastore deve entrare se non vuol essere tacciato di abusivismo e descrivendo il comportamento del vero pastore in antitesi a quello di chi pastore non è, ma "ladro, brigante, estraneo".
Questa immagine della porta evocava negli ascoltatori di Gesù  immediatamente la porta della città. Al di dentro della porta c'era la città allora vissuta come grembo materno, accogliente, nutriente, protettivo.
Al di fuori della porta c'è il male, l'oscurità, il deserto, i briganti. Significativo era il simbolismo di scagliare, al sopraggiungere della notte, delle frecce fuori della porta quasi a colpire le potenze minacciose alberganti al di fuori della città.
A Gerusalemme in particolare per le pecore c’era una porta speciale, detta. "Porta delle pecore". Di particolare e significativo c'era il fatto che essa era in collegamento diretto con il Tempio.

3.  Il messaggio nascosto nell'immagine-porta

Gesù è vero pastore, l'unico vero. Egli è collegato col Tempio di Dio. E’ lui anzi il vero Tempio di Dio. In lui è vivo e operante l'amore di Dio. Questo risulta chiaramente dalle modalità con cui egli esercita questo ufficio regale e pastorale:
Egli è autorevole e credibile: infatti le pecore ascoltano la sua voce
Egli conosce una per una le sue pecore
Egli si fa guida delle pecore verso i pascoli di Dio,
in lui è vero il Salmo 23.

4. Chi può partecipare al munus regale-pastorale di Gesù

Può partecipare chi è stato chiamato, chi ha risposto all'amore di figlio, lo vive e e lo testimonia.
Chi non cerca il bene proprio, neppure quello spirituale, ma solo il bene delle anime.
Chi è attento alle singole persone, più che alle esigenze dell'istituzione e dell'organizzazione.
Chi sa essere guida alla mente e al cuore delle pecore tracciando itinerari spirituali, indicando pericoli, difendendole, spendendosi per esse.
Chi sa farsi carico del loro dolore fasciandone le ferite e sostenendole nelle angustie del cammino.

5. Gli abusivi

Abusivo è chi non è preso dall'amore di Dio, dall’amore per l'uomo e per la terra.
Chi si serve delle pecore per il suo tornaconto.
Chi sacrifica i volti alla volontà di potenza.
Chi lega a sé, non a Dio, le persone.
Chi cede alla tentazione del dominio.
Chi svende le esigenze ruvide dell’evangelo.
Chi, affetto da sclerocardia, è insensibile alla sofferenza umana.
Il discorso vale non solo per i pastori istituzionali, ma per ogni credente chiamato a partecipare, in virtù del battesimo, alla regalità-pastoralità di Cristo.

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