Dal Vangelo di Giovanni, 14, 15-21
1. "Se mi amate,
osserverete i miei comandamenti"
Amare Gesù comporta
l'accettarlo nella realtà sconcertante della sua venuta e della sua "ora
".
I Giudei hanno
rifiutato di accoglierlo e anche i discepoli stentano ad accettarlo pienamente:
vedi Pietro ad esempio che tenta di opporsi a Gesù che vuole lavargli i piedi.
Non ritrova in Gesù chinato ai suoi piedi l'immagine che egli si è fatto del
Messia. Non riconosce nel servo e schiavo il suo Signore.
Amare Gesù significa
riconoscerlo come maestro e Signore, ma nel modo in cui il Padre e lui stesso
hanno voluto che fosse: come servo umiliato e rigettato.
2. Amore come fede e
obbedienza ai comandamenti
L'amore verso il Gesù, allora,
non è altra cosa che la fede nella sua origine divina. E la vera fede in Gesù
implica l'amore per lui.
La prova d'amore
verso Gesù consiste, poi,
nell'osservanza del suo comandamento. Non in una semplice osservanza esteriore,
ma nell'accordo profondo della volontà, nell'adesione convinta dello spirito e
del cuore, insomma in una fedeltà amante. Tradurre l’entolé greca con comandamento significa
impoverirne la ricchezza teologica. Il comandamento che Gesù chiede di
osservare implica l'idea di una rivelazione che costituisce il fondamento della
vita religiosa e morale.
Più che comandamento
allora, si dovrebbe tradurre con insegnamento, mandato, via.
Gesù, cioè, apre ai suoi discepoli una via nuova per entrare in
comunione con lui e con il Padre.
Gesù rivela un mondo
nuovo, comunica una vita, indica un'opera, confida un progetto.
Il comandamento di
Gesù comporta tutta la rivelazione che egli ha fatto ai discepoli della volontà
divina.
E l'amore per Gesù si
può esprimere solo con e nella sullecitudine a conservare il suo insegnamento e
a camminare nella sua via.
E il
comandamento che ricapitola la
rivelazione che Gesù è venuto a portare e la via nuova che è venuto ad aprire è
il comandamento dell'amore fraterno che trova nella lavanda dei piedi, oltre al
suo significato salvifico, il suo valore di esempio per i discepoli.
La legge della
comunità dei suoi discepoli è il servizio fraterno.
Questo comandamento
Gesù lo ha promulgato insieme all'annuncio della sua dipartita.
Quasi ad ammonire i
discepoli che nel tempo della sua assenza fino al suo ritorno, essi dovranno
renderlo presente amandosi e servendosi gli uni gli altri.
Questo amore fraterno
deve segnare di sé l'ultima tappa della rivelazione, il tempo dello Spirito,
l'anticipo della vita eterna.
Gesù chiede ai suoi
discepoli non solo di amarsi reciprocamente , ma di amarsi "come"
(“otì”) lui ci ha amati.
L’amore dei discepoli deve,
cioè, essere la continuazione dell'amore di Gesù, il frutto dell'amore di Gesù,
la risposta al suo amore.
Conseguentemente la
Chiesa di Gesù dovrà essere una comunione, uno scambio reciproco di
servizi, un vivere insieme, nel suo amore, uniti dall'amore per Gesù.
Ancor una volta
l'amore fraterno è collegato alla fede in Gesù.
3. La promessa del
Consolatore
Nella rivelazione vi
sono come due tappe: Gesù ha rivelato il Padre, si è manifestato come l'Inviato,
il Figlio, ma i discepoli non hanno riconosciuto realmente in lui la presenza
del Padre.
Occorre il dono dello
Spirito perché i discepoli credano che Gesù è nel Padre, essi in lui e lui in
essi. Allora ogni velo cadrà e la
rivelazione si compirà pienamente. Il dono dello Spirito nulla aggiunge alla
rivelazione, ma la compie perché la trasforma in luce e vita nel cuore di
discepoli.
Ecco la novità: prima
della Pentecoste lo Spirito era presso i discepoli e in Gesù. Ora
è nei discepoli, nel loro cuore, per sempre.
Grazie a questo dono, la
rivelazione di Gesù penetra nei loro cuori da cui sgorgheranno quei "fiumi
di acqua viva" annunciati da Gesù.
E così la rivelazione
di Gesù diventa sapienza di vita nei discepoli.
Senza lo Spirito alla
missione del figlio manca il sigillo, alla sua parola manca l'autenticità e al
suo stesso sacrificio la fecondità.
È lo Spirito che
mantiene vivo l'insegnamento di Gesù, ne mette in luce il vero significato e lo
fa penetrare nei cuori.
E’ lo Spirito che introduce i discepoli alla verità tutta
intera, alla conoscenza del loro Maestro svelando la sua persona nella sua
sorgente: il seno del Padre.
È lo Spirito che
denuncia la perversione, la menzogna del mondo che condanna Gesù e dimostra la
falsità del principe di questo mondo.
L'opera dello Spirito
non si limita alla mente. Essa opera nei cuori realizzando in essi la presenza
del Padre e del Figlio.
Solo l'invio dello Spirito
porta a termine la missione di Gesù.
Egli è lo Spirito di verità,
lo Spirito attraverso cui si scopre la verità, che altri non è se no lo steso
il Gesù nella sua verità senza veli.
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