1. La missione dei discepoli
È quella di continuare l'opera di Gesù e cioè annunciare la buona notizia e compiere gesti di salvezza come guarigioni ed esorcismi.
I discepoli avranno lo stesso potere e autorità di Gesù, ma incontreranno anche la stessa opposizione sperimentata da lui. Il mondo posto tutto sotto il maligno, non potrà sopportare la luce, la giustizia, l'amore disinteressato.
L'opposizione del mondo può e sa essere anche violentissima. Ma non bisogna per questo lasciarsi intimidire e alterare il messaggio o addolcirne le esigenti richieste.
Infatti l'annuncio corrisponde alla volontà di Dio. L'annunciatore deve solo obbedire, non ne può disporre né vi si può opporre.
L'annunciatore, minacciato dalle potenze ostili, può contare sulla protezione di Dio che guida il cammino della storia.
Gli uomini possono uccidere il corpo, ma non possono far fallire il senso della vita di un uomo.
Solo Dio deve essere temuto e il timore di Dio libera da qualsiasi altro timore. Allora all'annunciatore non capiterà nulla di male che Dio non sappia o non voglia. E sarà, per questo, una male limitato e provvisorio che apre la strada ad un bene completo e definitivo.
2. Il legame fra Gesù e il discepolo
In virtù del legame esistente tra il Maestro ed i suoi discepoli, questi sono suoi testimoni. In virtù ancora di questo legame Gesù è solidale con i discepoli dinanzi al Padre.
Naturalmente non siamo dinanzi ad uno scambio mercantile, ma ad una coerenza con le libere scelte dei discepoli.
3. Da chi viene la forza
Il profeta (ad esempio Geremia nella prima lettura di oggi) è fiducioso. Al suo fianco c'è Dio stesso. I nemici proveranno solo confusione e vergogna.
Il profeta, beninteso, non invoca la sua personale vendetta, ma la vittoria di Dio contro i suoi avversari.
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