La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

venerdì 15 maggio 2020

Lettura, curata da Don Pietro, del Vangelo della VI domenica di Pasqua


1. "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti"


Amare Gesù comporta l'accettarlo nella realtà sconcertante della sua venuta e della sua "ora ".
I Giudei hanno rifiutato di accoglierlo e anche i discepoli stentano ad accettarlo pienamente: vedi Pietro ad esempio che tenta di opporsi a Gesù che vuole lavargli i piedi. Non ritrova in Gesù chinato ai suoi piedi l'immagine che egli si è fatto del Messia. Non riconosce nel servo e schiavo il suo Signore.
Amare Gesù significa riconoscerlo come maestro e Signore, ma nel modo in cui il Padre e lui stesso hanno voluto che fosse: come servo umiliato e rigettato.

2. Amore come fede e obbedienza ai comandamenti

L'amore verso il Gesù, allora, non è altra cosa che la fede nella sua origine divina. E la vera fede in Gesù implica l'amore per lui.
La prova d'amore verso  Gesù consiste, poi, nell'osservanza del suo comandamento. Non in una semplice osservanza esteriore, ma nell'accordo profondo della volontà, nell'adesione convinta dello spirito e del cuore, insomma in una fedeltà amante. Tradurre l’entolé  greca con comandamento significa impoverirne la ricchezza teologica. Il comandamento che Gesù chiede di osservare implica l'idea di una rivelazione che costituisce il fondamento della vita religiosa e morale.
Più che comandamento allora, si dovrebbe tradurre con insegnamento, mandato, via. Gesù, cioè, apre ai suoi discepoli una via nuova per entrare in comunione con lui e con il Padre.
Gesù rivela un mondo nuovo, comunica una vita, indica un'opera, confida un progetto.
Il comandamento di Gesù comporta tutta la rivelazione che egli ha fatto ai discepoli della volontà divina.
E l'amore per Gesù si può esprimere solo con e nella sullecitudine a conservare il suo insegnamento e a camminare nella sua via.
E il comandamento  che ricapitola la rivelazione che Gesù è venuto a portare e la via nuova che è venuto ad aprire è il comandamento dell'amore fraterno che trova nella lavanda dei piedi, oltre al suo significato salvifico, il suo valore di esempio per i discepoli.
La legge della comunità dei suoi discepoli è il servizio fraterno.
Questo comandamento Gesù lo ha promulgato insieme all'annuncio della sua dipartita.
Quasi ad ammonire i discepoli che nel tempo della sua assenza fino al suo ritorno, essi dovranno renderlo presente amandosi e servendosi gli uni gli altri.
Questo amore fraterno deve segnare di sé l'ultima tappa della rivelazione, il tempo dello Spirito, l'anticipo della vita eterna.
Gesù chiede ai suoi discepoli non solo di amarsi reciprocamente , ma di amarsi "come" (“otì”) lui ci ha amati.
L’amore dei discepoli deve, cioè, essere la continuazione dell'amore di Gesù, il frutto dell'amore di Gesù, la risposta al suo amore.
Conseguentemente la Chiesa di Gesù dovrà essere una comunione, uno scambio reciproco di servizi, un vivere insieme, nel suo amore, uniti dall'amore per Gesù.
Ancor una volta l'amore fraterno è collegato alla fede in Gesù.

3. La promessa del Consolatore

Nella rivelazione vi sono come due tappe: Gesù ha rivelato il Padre, si è manifestato come l'Inviato, il Figlio, ma i discepoli non hanno riconosciuto realmente in lui la presenza del Padre.
Occorre il dono dello Spirito perché i discepoli credano che Gesù è nel Padre, essi in lui e lui in essi.  Allora ogni velo cadrà e la rivelazione si compirà pienamente. Il dono dello Spirito nulla aggiunge alla rivelazione, ma la compie perché la trasforma in luce e vita nel cuore di discepoli.
Ecco la novità: prima della Pentecoste lo Spirito era presso i discepoli e in Gesù. Ora è nei discepoli, nel loro cuore, per sempre.
Grazie a questo dono, la rivelazione di Gesù penetra nei loro cuori da cui sgorgheranno quei "fiumi di acqua viva" annunciati da Gesù.
E così la rivelazione di Gesù diventa sapienza di vita nei discepoli.
Senza lo Spirito alla missione del figlio manca il sigillo, alla sua parola manca l'autenticità e al suo stesso sacrificio la fecondità.
È lo Spirito che mantiene vivo l'insegnamento di Gesù, ne mette in luce il vero significato e lo fa penetrare nei cuori.
E’ lo Spirito  che introduce i discepoli alla verità tutta intera, alla conoscenza del loro Maestro svelando la sua persona nella sua sorgente:  il seno del Padre.
È lo Spirito che denuncia la perversione, la menzogna del mondo che condanna Gesù e dimostra la falsità del principe di questo mondo.
L'opera dello Spirito non si limita alla mente. Essa opera nei cuori realizzando in essi la presenza del Padre e del Figlio.
Solo l'invio dello Spirito porta a termine la missione  di Gesù.
Egli è lo Spirito di verità, lo Spirito attraverso cui si scopre la verità, che altri non è se no lo steso il Gesù nella sua verità senza veli.


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