La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

sabato 23 maggio 2020

Ascensione, la riflessione di don Pietro

PER CHI LA DESIDERA ECCO LA MIA MEDITAZIONE PER LA SOLENNITA’ DELL’ASCENSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. VI SALUTO FRATERNAMENTE

A. Premessa

1. L'evento non va inteso in senso spaziale, topologico: quasi si trattasse di un trasferimento materiale del corpo del Cristo dalla terra al cielo con un volo oltre le nubi e l'atmosfera, con gli angeli che pilotano il corteo. Non si tratta di una cerimonia di intronizzazione del Cristo alla destra del Padre
2. Più che il fatto, interessa il suo senso profondo e il suo messaggio.
Questo mistero è sviluppo e parte integrante del mistero di Cristo, della sua incarnazione della sua morte e risurrezione.

B. Il significato per il Cristo 

1. Cristo è innalzato perché si è umiliato. Aveva detto: "Chi si umilia, sarà esaltato".
Cristo è costituito Signore perché si è fatto servo. Aveva detto: "Chi perde la sua vita la ritrova".
Cristo ritorna al Padre, ritorna cioè Colui che dal Padre era stato inviato. Egli aveva detto: "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo, ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre" (Giovanni 16,28)
Adempiuta finalmente della sua missione, Cristo ora vive nel mondo di Dio ed è assente dalla scena della storia umana.
Ma non è abbandono il suo: manderà il suo Spirito, guida e sostegno della Chiesa sino alla  Parusia 
2. Il racconto dell'ascensione è molto semplice: niente pomposa apoteosi come nei miti pagani e nelle rappresentazioni teatrali. Solo un sobrio accenno a dove è diretto: "Vado al padre".
Gesù salì un po' più in alto, finché una nube non lo rese invisibile.
La nube significa la Presenza di Dio. Il cielo con la sua luce, con la sua immensità e trasparenza è simbolo stupendo della dimora di Dio. Ma Dio, il Padre, non è legato ad un determinato luogo.

C. Il messaggio per l'uomo credente

1. Come Gesù anche il credente è chiamato alla vita divina, a partecipare alla gloria. 
2. Ecco alcune conseguenze indicate dal teologo B. Forte:
Il futuro dell'uomo è l'origine stessa da cui è venuto.
Egli è pellegrino verso la patria e cioè il Padre verso cui andare nello Spirito santo.
Ora questa attesa della patria, cioè di Dio, deve diventare rifiuto di ogni idolatria del presente, per aprirsi alle cose nuove, allo Spirito, dono già ricevuto ma anche promessa e anticipo di un dono più grande da attendere: la gloria di Dio, nostra piena realizzazione quando saremo liberati dalla schiavitù del peccato e della morte. 
La provvisorietà della sofferenza: passerà la notte e spunterà la luce che c'illuminerà per sempre.
Non possiamo identificare le nostra speranza con le speranze di questo mondo. Le assumiamo, le verifichiamo al vaglio della risurrezione che ci indica Dio come meta ultima e definitiva. Il richiamo della patria-Dio ci riempie di gioia.
L'ultima parola della nostra esistenza, sarà parola di gioia e non di dolore, di grazia e non di peccato, di vita e non di morte.
Camminiamo come Israele ripetendo:  "Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore" (Salmo 122,1).

D. Indicazioni per la Chiesa

La figura umana di Gesù viene sostituita dalla presenza dello Spirito e ciò, dice Gesù, è bene per noi.
Lo Spirito ci mette in contatto con Gesù più intimamente che con la sua figura umana. Non più con o tra i discepoli, ora Gesù è in noi!
Non è il facile guardare con gli occhi che conduce a Gesù, ma l'attenzione del cuore: "Beati i puri  di cuore,  perché  vedranno Dio"...
Partendo Gesù ci assegna anche un compito e ci affida una missione: ora tocca a noi glorificare Dio con la nostra vita.
Il compito nostro è annunciare Gesù Cristo. La nostra missione è essere sacramento di vita nuova. La nostra forza unica è lo Spirito.
Niente di più, niente di meno.

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