La libertà chiama in gioco la nostra responsabilità, verso le altre persone.(L. Ciotti)

domenica 20 gennaio 2019

Vangelo della seconda Domenica del T.O. in cui si narra l'episodio delle nozze di Cana. Don Pietro

Gesù inaugura il regno di Dio su questa terra. È molto sorprendente, per qualcuno addirittura scandaloso, l’evento di  che Gesù sceglie per inaugurare  il suo regno: una festa di nozze. Noi, se fossimo stati invitati a questa festa di nozze probabilmente, molto irritati, avremmo subito declinato l'invito dicendo: ma come vi permettete  di invitarmi ad una festa di nozze, non sapete che io sono venuto per morire sulla croce, per salvare gli uomini dai loro peccati, non per gozzovigliare ad un banchetto nuziale! 
Né Gesù inaugura il suo regno in un tribunale, in una caserma, in un Tempio. Lo inaugura nel corso di una festa di nozze. In Gesù, Dio accetta una sedia ad una festa umana

Ancora: Gesù non far consistere l'inaugurazione del regno di Dio in un gesto clamoroso, né  in un discorso solenne, programmatico. Nò.  Gesù accetta solo una sedia ad un banchetto di sposi.

Il regalo che Gesù fa agli sposi,il vino,  oggettivamente, almeno  secondo la nostra logica utilitaristica ed economicistica, non sembra  proprio una cosa necessaria, indispensabile per la vita. E invece no: il vino, significava che era arrivato il regno di Dio, così come avevano profetizzato molti profeti del Primo Testamento.

Il vino che Gesù regala agli sposi è poi un dono gratuito, non strettamente dovuto. E forse proprio per questo è più necessario di tutto ciò che  a noi sembra necessario. Una carezza non è proprio indispensabile, eppure serve molto  a creare  un clima di tenerezza  e a conferire  una tonalità affettiva, di amore, tra due persone.  Similmente un abito  nuovo non crea automaticamente un clima di   festa, però la rende certamente più bella, più visibile. Così  un fiore a tavola non rende migliori le pietanze  da mangiare, però conferisce un tocco di bellezza e  di festa alla tavola e contagia i commensali.

Interessante è anche  il dialogo che si svolge tra Gesù e Maria

Maria dice a Gesù: "non hanno più vino”, Ora solo una donna, non certamente un maschio, compreso anche Gesù, poteva avere questa sensibilità. Inoltre:  la nostra condizione di uomini di questo nostro tempo è molto bene espressa proprio da questa parola della madre di Gesù: anche di noi e per noi Maria può ben dire: non hanno più vino, sono capaci, questo sì, di divertimento, di godimento, ma non sono più capaci di gioia, quella vera,

Gesù risponde a Maria: " che c'è fra te e me, donna?”  Sembra la risposta di un figlio insolente, poco rispettoso di sua madre. E invece no:  Gesù vuole dire che nel suo regno non vige più solo, né come primario, il rapporto  di consanguineità ma entra in atto un'altra relazione più vera e più grande ancora: quella della sua Parola condivisa e quella della comunione interpersonale.

Gesù aggiunge: "non è giunta la mia ora”. Gesù vuol dire che è difficile anche per lui, uomo come noi,  nascere ad una vita nuova. Per  Gesù si trattava di passare dalla vita privata, là nel piccolo borgo di Nazareth, alla vita pubblica. Ma nonostante questa difficoltà Gesù  accetta l'invito di sua madre e opera il suo primo segno.

Maria dice ai servi: “fate tutto quello che vi dirà” Questa parola Maria la dice a tutti coloro che si definiscono e sono suoi devoti. Maria  non vuole corone d'oro, non vuole troni di marmo, ma vuole che i suoi devoti facciano quello che Gesù dice loro.

Qualche nota esegetica circa alcuni particolari simbolici nell’episodio:

Ø Questo segno che Gesù opera accade  nel settimo giorno della sua vita pubblica. Ed è il terzo giorno, dopo quattro giorni già trascorsi in altre attività. Ebbene: il settimo giorno nella Bibbia è il giorno della festa, il culmine della creazione. E il terzo giorno  nel Vangelo è il giorno della risurrezione.

Ø Non ci stupiamo poi troppo se c'è un silenzio sugli sposi, se non si dice il loro nome e non si parla di loro. Questo significa che il vero sposo è Gesù. E su di lui l’evangelista vuole fermare la sua e nostra attenzione.

Ø Gesù cambia l'acqua in vino. Così dovrebbe essere anche la nostra vita:farla  passare dall'acqua di una esistenza di poco valore ad una vita che, oltre ad essere piena di significato, è anche gioiosa, è anche bella, così come il vino su una tavola di commensali porta letizia, fraternità e amicizia. Anche la nostra vita deve conoscere una sua trasfigurazione: dalla sua purificazione simboleggiata dall'acqua deve passare all'alleanza con Dio, alleanza simboleggiata dal vino.

Significativo è infine il comportamento del maestro di tavola ed il servizio che egli rende a questo vicenda. Innanzitutto egli vive un momento di grande sorpresa, di rivelazione. Poi distribuisce a tutti un vino da lui riconosciuto come il vino migliore, il vino ultimo. Ebbene questo vino migliore, questo vino ultimo è naturalmente Gesù, solo lui.

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