A) Il dono di sé che Dio fa all’uomo è il Figlio, la sua parola sapiente che si fa pane, carne per la vita dell’uomo. Chi lo accoglie riceve in se la sapienza stessa di Dio e la sua esistenza riceve un senso nuovo, già nel tempo.
B) L’uomo vive, è una rete di relazioni: con Dio, con se stesso, con gli altri e con il mondo. La novità di chi accoglie e “mangia” il pane divino della sapienza attraversa tutte queste relazioni e le trasforma.
L’UOMO DIFRONTE A DIO
Chi accoglie il dono della sapienza comprende, stupito, l’amore di Dio e lo riama esprimendo così ad un tempo il profondo desiderio dell’uomo e la sua gratitudine nel vedersi così incredibilmente amato. Il contenuto primo e pieno di questa risposta d’amore all’iniziativa amorosa di Dio è la fede, è credervi come al fondamento della propria esistenza abbandonando, come insegna Paolo, l’illusione di fondare in proprio il senso del proprio esistere.
È Dio che discende fino all’uomo per dargli la vita in Gesù. L’uomo, con la fede, si accosta a Gesù per ricevere la Vita. Credere in Gesù, credere a Gesù, credere in ciò che Gesù è, sono formule che, sotto angolature diverse, dicono la decisione con cui l’uomo si espropria di sé, per consegnarsi alla parola fatta carne e vivere di essa. La fede è certamente, nella sua componente cognitiva, una certa visione del mondo e dell’esistenza umana in esso. Ma il centro esistenziale della fede è l’affidamento totale di sé all’amore di Dio.
La fede è anche volontà di mettersi a disposizione di Dio, è obbedienza incondizionata al suo amore.
Nella comprensione di fede Dio non è né ovvio né assente da questo mondo, ma misteriosamente nascosto. Questo Dio dice a me il suo si d’amore dentro il si che dice al mondo. La sapienza di fede mi aiuta ad abbandonarmi a lui, a sperare nella sua parola e promessa di vita (A.T.) e giustificazione (N.T.).
A questo Dio io debbo offrire un “amore indiviso” non nel senso di una esclusività affettiva (1 Cor. 7), ma nel senso di farne la ragione prima e ultima di ogni scelta umana.
L’UOMO DIFRONTE A SE STESSO
Con il dono della sapienza di Dio l’uomo, rinunciando ad ogni delirio di onnipotenza, conseguenza del suo desiderio infinito, riconosce il suo limite creaturale, ma non diventa preda dell’angoscia e del nichilismo. Egli sa, infatti, che Dio lo ama, lo fa essere, gli dà un nome, cioè un essenza più profonda del semplice esistere.
L’uomo è un essere amato e, perciò, interlocutore di Colui che lo ama. Accogliendo l’amore di Dio, l’uomo diventa capace di amare veramente l’altro in una realizzazione reciproca. L’uomo che ama è l’uomo “finito”: uomo, cioè non infinito; uomo compiuto in umanità.
L’UOMO DIFRONTE ALL’ALTRO
La ragione ci fa capire che l’esistenza è coesistenza. L’esperienza ci insegna che l’uomo è nativamente incapace di amare veramente l’altro uomo che viene visto come concorrente e/o come nemico. Solo la sapienza della fede ci fa vedere nell’altro un essere alla ricerca della sua realizzazione che mi interpella e a cui io debbo rispondere. Il dono divino (=Gesù) mi libera dalla impotenza di amare e trasforma la mia vita in dono all’altro nella figura della giustizia verso il diritto dell’altro che in me diventa dovere, e nella figura del perdono del nemico, a cui io non dico: “ti amo perché tu sei amabile”, ma “ti amo affinché tu sia amabile”. Non è chiudere gli occhi sul male passato o presente, ma aprirli sulla possibilità dell’uomo.
L’UOMO DIFRONTE AL MONDO
Il mondo, cioè le cose, è l’habitat dell’uomo. Le cose sono strumenti per la soddisfazione dei bisogni dell’uomo, es. il cibo. Ma le cose sono, per l’uomo, anche valori: rispondono cioè a un bisogno di senso (es. convivialità). La sapienza della fede ci fa cogliere e usare le cose come doni di Dio all’uomo, segni del Suo amore. Responsabilità e compito dell’uomo consistono nel non interrompere questa dimensione di dono delle cose divenendo egli pure un “donatore”.
Senza la sapienza della fede, le cose o vengono quasi divinizzate rinunciando ad usarle (naturalismo) o vengono ridotte solo a oggetti da manipolare (tecnologia). Ancora: consumismo, aristocraticismo o spiritualismo sono altre patologie nella fruizione delle cose. Con la sapienza della fede l’uomo riesce a risalire dalle cose ai beni gratuiti che in esse sono presenti. Con l’amore di Dio sa destinarle ai bisogni di tutti gli uomini.
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