Gesù non dice “Io sono il buon Re”, pur avendone il diritto, essendo il Figlio di Dio.
Quella del pastore era una condizione sociale molto umile.
Il pastore ricopriva una grandissima responsabilità rispetto al gregge: doveva radunare le pecore, accudire a quelle malate, curare quelle ferite, cercare le smarrite, difendere tutte da predatori e animali selvatici, condurle all’erba fresca e, a sera, all’ovile…
Il pastore viveva con, per, in mezzo al suo gregge.
I suoi requisiti dovevano esser l’umiltà, la forza, l’autorità, il coraggio e la tenerezza.
Gesù non si proclama solo pastore, ma dice di essere un pastore buono. In greco Kalòs significa non solo buone, ma anche bello, nobile, idoneo.
“Il buon pastore è pronto a dare la vita per le pecore”.
Gesù afferma qui un principio di carattere generale.
E la vita ( psyché, in greco) cui egli allude è la vita in pienezza, tutto se stesso.
2. Il mercenario
Questi fa il lavoro solo per denaro. Non difende le pecore dai pericoli e non ha amore per il gregge.
E’ nella parola di Gesù l’esatto contrario del pastore buono e bello.
Alla bontà, alla bellezza, alla dolcezza, il mercenario contrappone la viltà, la cattiveria, la malvagità.
Egli non è pastore, perciò scappa e il gregge si disperde.
Anche Platone, nel 400 circa prima di Cristo, né “La Repubblica”, in un serrato dialogo con Trasimaco descrive il buono e il cattivo pastore. Il buono è capace di sapiente guida politica per lo Stato perché, a differenza del cattivo, persegue il bene comune.
3. “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me e per esse io dò la vita”
Nessuna pecora è esclusa dall’amore del pastore buono e bello.
La sua conoscenza delle pecore non è fredda, teorica, ma è esperienza profonda, come quella cha egli ha con il Padre. Una conoscenza che equivale ad intimità e unità. Una conoscenza che arriva al dono totale di sé
4. “Ho anche altre pecore che non sono di questo ovile. Anche di queste io devo diventare pastore”
Per Gesù tutti i recinti in cui sono rinchiuse le altre pecore perdono di importanza: quello cattolico, protestante, ortodosso, islamico, buddista…
L’importante è che ascoltino la sua voce e diventino un unico gregge, pur in recinti diversi. Sotto l’unico pastore che è Gesù e nessun altro.
5. “Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita e poi la riprendo. Nessuno me la toglie: sono io che la offro di mia volontà. Io ho il potere di offrirla e di riprenderla: questo è il comando che il Padre mi ha dato”.
Dal tema del pastore Gesù passa a quell0o della morte e risurrezione.
Il pastore, al massimo, può dare la vita per le pecore. Gesù ha il potere /exousian echo) di riprendersi la vita dopo averla liberamente offerta.
Gesù non muore perché ucciso dagli uomini o sacrificato dal Padre: muore liberamente, per amore.
6. “Buon Pastore”, fede e vita cristiana
a. Il “buon pastore” è tra i simboli più amati dalla cristianità e questo fin dalle origini come testimoniano i reperti archeologici delle Catacombe.
E’ un’immagine molto presente nella Bibbia, cia nel Nuovo che nell’Antico Testamento.
E’ molto consolante e bello sapere che Gesù ci conosce,conosce la nostra storia con i suoi problemi, le sue gioie, i suoi dolori, i suoi dubbi.
b. Ma, ugualmente, l’immagine del pastore evoca non solo tranquillità e
pace, bensì anche violenza, divisione e morte.
Il pastore Gesù è presente anche in momenti di crisi.
Prima del discorso sul “buon pastore” c’è il racconto della guarigione del cieco nato e della tumultuosa discussione che ne segue.
Dopo tale discorso Giovanni nota che “la folla si divise di nuovo” e più avanti che alcuni raccolgono di nuovo pietre per scagliarle contro Gesù e cercano di nuovo di catturarlo.
Si parla dunque del buon pastore in un contesto di violenza, di attentati, di divisioni e contestazioni. Eppure in tale clima si può credere al buon pastore. Infatti al v. 42 Giovanni nota “E da quelle parti molti cedettero in Lui”.
c. Buon Pastore, morte e risurrezione
Gesù è buon pastore non solo perché acquieta ansie, infonde coraggio
e fiducia, perché solleva il cuore.
Ma lo è soprattutto per spezzare il cerchio della necessità in cui siamo stretti e intrappolati, nel peccato, la nostra condanna a morte.
d. Gregge non ovile
Gesù si interessa del gregge delle persone, non dell’ovile, cioè della struttura ecclesiastica. E Gesù cerca ogni persona perché il gregge sia completo.
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